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Su MUBI, un film in streaming al giorno: Carcasses di Denis Côté

Di Valentina Torlaschi

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Per gli appassionati di cinema d’autore, dei film indipendenti, dei grandi classici del passato ma anche di quei titoli spesso al confine tra documentario e video-arte passati solo dai circuiti dei festival e poi irrecuperabili, MUBI è una piccola scatola magica da cui pescare ogni giorno. Se a livello internazionale, questo portale di streaming è un punto di rifermento importante per i cinefili ed è riuscito a costruire una vera e propria community online, in Italia la piattaforma è stata rilanciata lo scorso settembre con una nuova struttura di fruizione: al costo di 4,99 euro al mese (ma ci sono anche formule di abbonamento più convenienti per periodi più prolungati) l’utente ha accesso a 30 film al mese, con un nuovo titolo che ogni giorno va a sostituire quello più datato.

In questo periodo, inoltre, se invitati da un amico già iscritto a MUBI, è possibili provare il servizio gratuitamente per 1 mese. Bene, noi è qualche giorno ci siamo buttati e, se settimana scorsa abbiamo visto due classici come Quell’incerto sentimento di Lubitsch e Il monello di Chaplin, oggi è la volta di un autore contemporaneo: per l’esattezza Denis Côté con il suo Carcasses.

Per chi frequenta i Festival europei, soprattutto Locarno dove si è fatto conoscere, Denis Côté è un nome noto e apprezzato; per gli altri sarà un perfetto sconosciuto in quanto nessuno dei suoi film è mai stato distribuito in Italia. Classe 1973, proveniente dal Quebec, è un regista a cui va riconosciuta subito una forte sperimentazione e ricerca stilistica. Ha realizzato in tutto 8 lungometraggi: personalmente ne ho intercettati e visti la metà e, al di là di qualche forzatura autoriale-festivaliera da silenzi dilatati e personaggi marginali, il suo cinema è in grado sempre di suscitare un bell’interesse. Siamo davanti a un’autore che costruisce immagini sofisticate e che spesso riesce a costruire metafore visive belle ed azzeccate per raccontare la sua terra. In Elle veut le chaos (2008) – che personalmente trovo il suo film più bello – ha messo in scena un western moderno, in bianco e nero, ambientato in un angolo remoto che il mondo ha come dimenticato, così come dimenticati da tutti si sentono i protagonisti: un’essenza periferica e un’identità sfuggente che sembra rimandare a quella dello stesso Quebec.

Su Mubi abbiamo visto, in versione originale francese con sottotitoli in inglese, Carcasses: pellicola a cavallo tra documentario e fiction del 2009 che era stata presentata anche al Festival di Cannes, nella sezione collaterale della Quinzaine des Réalisateurs. Il film, quarto della sua carriera, immortala la vita quotidiana, banale e assurda insieme, di un anziano signore che gestisce una sorta di “cimitero di automobili” a St-Amable, cittadina a una quarantina di chilometri da Montreal. Ci troviamo di fronte a un personaggio stravagante, non allineato con le regole società del consumo e del benessere, la cui massima gioia è comprare e vendere vecchi pezzi d’automobili per soddisfare i propri clienti. Un uomo che vive in un’enorme casa-discarica ma che paradossalmente mantiene un’eleganza dei modi e del comportamento unici. Così come molto “pulito” e rigoroso è lo stile di regia che non usa camera a mano o inquadrature sporche ma cerca sempre un’immagine fissa e ricercata nelle simmetrie, luci e colori.

C’è da dire tuttavia che, esaurita la novità dopo una prima incursione in questo microcosmo così particolare e in questo personaggio così marginale, la storia procede annaspando, il ritmo dilatato si fa pesante e l’arrivo di altri personaggi “marginali” come un gruppo di ragazzi down è pretestuosa e fastidiosa. Insomma, da Denis Côté ci si aspettava di più.

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