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La Mia Classe – La recensione del film con Valerio Mastandrea

Di laura.c

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Esiste davvero un cinema utile, uno capace di incidere in modo effettivo  sulla realtà che vuole raccontare? La finzione deve elevarsi sempre al di sopra della vita concreta, o  è possibile immaginare che a un certo punto decida di alzare le mani e lasciar parlare il dietro le quinte, dove non è tutto ordinato e composto come nella messinscena, e dove spesso si annida la vera complessità? Costruito in precario equilibrio tra più livelli narrativi, procedendo quasi per tentativi ed errori, La mia classe di Daniele Gaglianone è tutt’altro che un film perfetto. Ma proprio in questa sua ricercata imperfezione sta il valore aggiunto dell’opera, nata per affrontare un tema di grande attualità come l’immigrazione in Italia, che invece di appiattirsi su una retorica scontata ha preferito mettere a nudo e riflettere sui  propri inevitabili limiti, sia fattivi che artistici.

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La storia del film corrisponde alla sua storia produttiva: una piccola classe di stranieri si riunisce davanti alla macchina da presa per seguire delle lezioni di italiano. La situazione è in parte reale e in parte ricostruita, gli allievi sono stati scelti tramite regolare casting, e il professore cui è affidato il compito di insegnar loro la nostra lingua non è esattamente un insegnante di mestiere, trattandosi dell’attore Valerio Mastandrea. Il lavoro, già basato su una certa dose di improvvisazione, si complica ulteriormente nel momento in cui uno degli studenti rimane davvero senza permesso di soggiorno, e si rivolge alla produzione per cercare aiuto. Di fronte alla difficoltà di dare un supporto concreto alla situazione, lo stesso film non può che cambiare rotta, e cominciare a riflettere anche su se stesso, sull’utilità di trasformare in finzione qualcosa che accade già con abbastanza drammaticità ogni giorno, a chissà quante persone. Qui arriva il punto in cui il cinema si arrende: non diventa documentario, ma decide di rivelare tutti i suoi trucchi, facendo entrare in scena anche regista, operatori, assistenti di produzione e tutta la vita del set. Gaglianone decide di interpretare il suo stesso sconcerto nel non poter far nulla per impedire a uno dei suoi interpreti di essere potenzialmente espulso dall’Italia, con tutta l’amarezza che ciò può significare per un regista.

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Se c’è qualcosa di davvero originale e inedito in questo film, è proprio il senso di inconcludenza e  impotenza, che non sarebbe mai potuto emergere, ad esempio, con un documentario sul tema. C’è molta differenza tra riprendere una realtà spiacevole dall’esterno e trovarsi nel bel mezzo della bufera, senza poter accusare nessuno se non un generico sistema, in cui però anche il film si trova a vivere e di cui deve perciò in qualche modo rendere conto. Certo, bisogna ammettere che non tutto funziona benissimo dopo il momento di cesura, in cui si capisce come e perché La mia classe decide di mescolare verità e finzione. Il processo di svelamento è affrettato, si percepisce la sua natura “traumatica” più che artistica, mentre le parti palesemente inventate risultano deboli, a tratti patetiche e fastidiose. Ma anche questo fa parte di quella specie di “resa” davanti alla realtà, che costituisce il cuore del film e che viene difficile non definire coraggiosa. Sicuramente molto più coraggiosa che mettere il pubblico davanti a un dramma e poi lavarsene le mani.  Più coraggiosa che confezionare un’opera perfettina, con tutti i crismi, con cui lavare la coscienza dello spettatore, o del cinema stesso. Senza esagerazioni, dopo aver visto il film di Gaglianone viene quasi da pensare che questo sia, se non l’unico, uno dei pochissimi modi in cui abbia senso parlare oggi di immigrazione, specialmente in Italia. Bravo anche Mastandrea, che si è fatto carico di un ruolo tutt’altro che comodo, e splendidi tutti i componenti della classe, con le loro storie, i loro sorrisi, le loro lacrime, la loro ironia e anche la loro rabbia.

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Presentato  all’ultima Mostra del Cinema di Venezia, La mia classe ha ora raggiunto anche le sale italiane, distribuito da  Pablo.

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