[In occasione dell’uscita nei cinema, ripubblichiamo la recensione del film scritta durante il Festival di Venezia]
E’ una piccola storia dal grande cuore e una delle più acclamate rivelazioni della 70^ Mostra del cinema di Venezia: Still Life, presentato nella sezione Orizzonti, è il nuovo film del regista italiano Uberto Pasolini che da anni vive e lavora a Londra, producendo tra gli altri Full Monty, e che ha colpito moltissimo il pubblico del Lido.
La storia è quella di un impiegato comunale il cui compito è quello di cercare parenti e amici più vicini delle persone morte in solitudine per preparare loro i funerali. Ma la crisi porta l’amministrazione a licenziarlo e così il suo ultimo caso lo costringerà a cambiare la propria vita solitaria e abitudinaria.
Scritto dallo stesso Pasolini ispirandosi alla propria vita cambiata da quando ha divorziato, Still Life è un dramma piena di sorriso e calore, nonostante la difficoltà del tema e i personaggi, che s’ispira all’umiltà e allo stile del cinema di Ozu e Kaurismaki per raccontare il rapporto dell’uomo on se stesso e gli altri.
Il film infatti dipinge un personaggio solitario e contento, all’apparenza, meticoloso e abitudinario, quasi ossessivo tanto nel lavoro quanto nel privato che cerca un distacco forzato da un lavoro e da vite che coinvolgendolo potrebbero portarlo a riflettere su se stesso. Ma gli altri sono una ricchezza e il protagonista lo comprende poco a poco, come le luci e i colori del film che si riempiono assieme a lui: Pasolini sceglie la strada della piccola parabola ironica, di un confronto tra persone e personalità e racconta la morte come fosse una cappa che soffoca la vita e la vita come lavoro da portare a compimento.
Poggiato sul talento qui misuratissimo del caratterista Eddie Marsan, Still Life è un film ricco di ironia e calore umano, equilibrato nella forma, controllata ma mai fredda, delicato nel racconto: commovente ma non triste, uno dei film più amati al Lido. E la prova che si può essere internazionali e italiani allo stesso tempo, se si sa quali corde toccare.