Lo Hobbit: La Desolazione di Smaug – La recensione del secondo capitolo della saga (in HFR 3D)

Lo Hobbit: La Desolazione di Smaug – La recensione del secondo capitolo della saga (in HFR 3D)

Di Leotruman

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La recensione contiene alcuni spoiler minori sulla trama del film.

Un Viaggio Inaspettato si era concluso con la compagnia dei nani di Erebor e Bilbo salvati dalle aquile. Li ritroviamo all’inizio del secondo capitolo braccati da Azog il profanatore, orchi e mannari mentre proseguono il loro viaggio verso la Montagna Solitaria. Sul loro cammino incontrano, oltre a mostruose creature come i ragni gigantesci di bosco Atro, incontrano personaggi come Beorn, gli Elfi Silvani, Bard l’arciere: di chi ci si può fidare realmente e chi potrebbe invece far fallire la loro missione?

L’essenziale è arrivare il prima possibile alla Montagna: se non useranno la chiave in un determinato momento, non potranno entrare ad Erebor, cercare l’Arkengemma, e riprendere il controllo del loro regno. La domanda è però una: Smaug, il temibile drago sputafuoco che molti anni prima li aveva costretti all’esilio, è ancora vivo e sta proteggendo il ricco tesoro? Lo scopriranno presto a loro spese.

Il pubblico si dividerà in due fazioni dopo la visione de La Desolazione di Smaugchi pensa che J.R.R.Tolkien si stia rivoltando nella tomba per l’eccessiva libertà presa da Jackson, e chi invece crede che il regista neozelandese, insieme alla moglie Fran e a Philippa Boyens, siano meritevoli della massima fiducia dopo il lavoro svolto con Il Signore degli Anelli. Personalmente appartengo al secondo gruppo di persone, e nonostante i difetti del primo capitolo e alcune riserve sul secondo, ritengo che il team sia l’unica che poteva trasporre Lo Hobbit di Tolkien per il grande schermo, adattandolo in una nuova saga cinematografica di ampio respiro.

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Questo secondo episodio è meno fedele ai rispettivi capitoli del romanzo rispetto al primo, ma la sensazione di “brodo allungato” (350 pagine in 3 film?) che si poteva avere in Un Viaggio Inaspettato è svanita e si inizia a comprendere quello che Jackson aveva realmente in mente: inserendo molti aspetti contenuti nelle appendici del Signore degli Anelli, in particolari relativi alla fortezza di Dol Guldur e alla volontà di Sauron di tornare a dominare sulla Terra di Mezzo, sta preparando il terreno per la Battaglia dei 5 Eserciti che vedremo nel terzo ed ultimo episodio (Racconto di un Ritorno) e sta creando un vero e ponte con la trilogia dell’Anello permettendo a tutti di scoprire realmente cosa è avvenuto prima che l’Occhio si installasse a Mordor. Le vicende di Bilbo e dei Nani sono quindi alternate al percorso alternativo di Gandalf e del suo piano (realizzato insieme al Bianco Consiglio) per non far alleare Smaug con Sauron, agendo quindi su entrambi i fronti: lo si capisce sin dal prologo con Thorin ambientato a Brea, si cita il suo incontro con Thrain (il padre di Thorin, che gli diede la chiave) e molto altro. Ogni pezzo del puzzle inizia ad essere messo al suo posto, e non si può che alzare alle stelle le aspettative sull’epilogo, che si preannuncia epico e pieno di sorprese. Jackson si prende molta libertà invece per quanto riguarda gli Elfi Silvani, inserendo il principe Legolas (Orlando Bloom) e l’immaginaria Tauriel (Evangeline Lilly), insieme ad un improbabile quanto evitabile triangolo amoroso interrazziale con il nano Kili (Aidan Turner).

La Desolazione di Smaug procede con ritmo incalzante e sono diverse le sequenze pronte a diventare cult. Quella con i ragni di Bosco Atro è terrificante (in particolare per chi soffre di aracnofobia come me), mentre quella della fuga con le botti è incredibile per la sua realizzazione tecnica e per la perfetta coreografia dei combattimenti con gli orchi nelle rapide. Semplicemente magnifiche come sono state ricreate Pontelagolungo ed Erebor, la montagna dei Nani, dove risiede il drago Smaug.

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Ed ecco arrivare l’apice di questo secondo capitolo: l’incontro di Bilbo con Smaug, che da solo vale il prezzo del biglietto. Non è difficile affermare che il drago sia il migliore mai realizzato sul grande schermo, perfetto nel suo look e nei suoi dettagli. Sono inoltre riusciti nella missione impossibile di farlo parlare senza sembrare qualcosa di assurdo o poco credibile. La Weta si è concentrata proprio su questo aspetto, aiutandosi con l’espressività e la suadente voce di Benedict Cumberbatch (bravissimo Luca Ward nel doppiaggio italiano, che gli rende giustizia), realizzando non solo un incredibile villain ma anche personaggio che rimarrà nella storia del cinema.

Il resto è come sempre di altissimo livello qualitativo. Martin Freeman sempre più convincente come Bilbo, così come Richard Armitage (Thorin). Felice ingresso per Luke Evans nei panni di Bard l’Arciere, mentre va purtroppo sprecata la presenza di Stephen Fry nei panni dell’eccentrico governatore di Pontelagolungo. Scenografie ed effetti visivi incredibili, e questa volta l’HFR a 48 fotogrammi al secondo è stato probabilmente gestito in modo diverso: rimane l’incredibile fluidità del 3D e il grado di profondità, ma l’effetto è meno straniante e “scattoso” rispetto al primo capitolo e non c’è nemmeno bisogno di abituarsi nei primi minuti.

Ci sono invece due elementi che appaiono inediti tra le pellicole di Jackson ambientate nella Terra di Mezzo: Howard Shore nella sua intensa colonna sonora non propone alcun tema portante che rimanga impresso durante la visione o in successivi ascolti (a differenza del primo episodio), e per la prima volta in assoluto si finisce con un cliffhanger secco, roba da far impallidire il finale di Hunger Games: La Ragazza di Fuoco.

La fiducia in Peter Jackson viene nuovamente ripagata, ma la sensazione è che si potrà realmente esprimere un giudizio sulla corposa e articolata opera cinematografica solo dopo l’uscita del capitolo finale nel dicembre 2014. Il fatto è che ancora oggi dopo una decade, ad ogni visione della Trilogia dell’Anello, il voto e il gradimento si continuano ad innalzare perché aumenta costantemente la consapevolezza dell’incredibile e irripetibile capolavoro realizzato. Avverrà lo stesso anche con Lo Hobbit in futuro?

Voto: 8

Lo Hobbit: La desolazione di Smaug esce oggi, 12 dicembre 2013, nelle sale italiane. Per rimanere aggiornati sulla produzione seguite le news dal blog. Vi ricordiamo che qui trovate la pagina facebook italiana del film.

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