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Il mondo del cinema giapponese contro la proposta di legge sul “Segreto di Stato”

Il mondo del cinema giapponese contro la proposta di legge sul “Segreto di Stato”

Di Redazione SW

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(Takahata Isao)

Il 3 dicembre si è formato in Giappone il “Tokutei Himitsu Hogo Hoan ni Hantaisuru Eigajin no Kai”, ovvero il “gruppo di persone del mondo del cinema che si oppone alla proposta di legge sul segreto di stato” una proposta di legge che sta per essere approvata dal parlamento giapponese. Si tratta di una legge che, se approvata, promette di rendere la vita molto difficile alla libertà d’espressione e al diritto di conoscere e che quindi andrà a colpire direttamente anche il mondo del cinema nei suoi fondamenti.
Già nelle scorse settimane varie voci di dissenso e molte proteste si sono levate da più parti, associazioni di avvocati, giornalisti ma anche da aree politiche molto vicine al partito del primo ministro Abe Shinzo, promotore di questa legge. Il mondo del cinema non poteva tardare a farsi sentire ed esprimere la sua contrarietà, si è così mobilitato attraverso grandi nomi, ad oggi continuano ad aumentare le adesioni di personaggi molto famosi, fra i firmatari ricordiamo almeno registi del calibro di Miyazaki Hayao, Takahata Isao, Kore’eda Hirokazu, Yamada Yōji e Obayashi Nobuhiko, ma anche direttori della fotografia, sceneggiatori, proprietari di cinema e critici cinematografici.

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(Kore’eda Hirokazu)

Un gruppo che nelle sue dichiarazioni ufficiali ha già fatto sapere come la legge ripiomberebbe di fatto il Giappone in una situazione simile a quella verificatasi nel periodo prebellico, quello colonialista e della mobilitazione totale che avrebbe portato il paese alla catastrofe ed al collasso economico ben prima della immane tragedia delle due bombe sganciate a Hiroshima e Nagasaki. Il comunicato del gruppo recita inoltre che “non possiamo assolutamente sostenere questa proposta di legge perchè ci priverebbe del diritto di sapere e metterebbe in serio pericolo la libertà d’espressione.”

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Le parole più dure e significative, perchè indirizzate non tanto alla parte politica in questione ma al popolo giapponese, sono state quelle di Takahata, attualmente nei teatri col suo Kaguya-hime no monogatari, che già nel 1968 era stato fra i promotori più attivi del sindacato degli animatori e che lottò contro i vertici aziendali della Tōei. Takahata nelle sue dichiarazioni rilasciate tramite il gruppo fa ricadere la responsabilità di questa proposta di legge sul popolo giapponese, reo di aver fatto sì che il governo guidato da Abe prenda il potere. Il regista settantottenne si riconferma in questo modo ancora una volta una voce importantissima e molto fine, non solo nella cinematografia giapponese ma anche come rappresentante della società civile del suo paese.

Fonte: ScreenWeek dal Giappone

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