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Doctor Who – The Time of the Doctor: la recensione dello speciale di natale

Di Marlen Vazzoler

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La visione di The Time of the Doctor, lo speciale di natale di Doctor Who che segna la fine dell’era di Matt Smith nei panni dell’Undicesimo Dottore, ha diviso i fans su più punti, ma sembra che su una cosa tutti sono d’accordo, me compresa, Moffat deve dare un taglio alle lunghe e complicate trame e ritornare a una narrativa più episodica.
In questo episodio sono state fornite grosso modo delle spiegazioni abbastanza accettabili sulla fessura del tempo, Trenzalore, il Silenzio, la morte del Dottore, l’esplosione del Tardis, sono inoltre comparsi gli Angeli, i Cyberman, i Dalek, i Sontarans, i Dalek umanoidi, si è parlato dei Terileptils, ma tutti questi elementi a mio parere, fantastici per qualunque fan dello show, non sono riusciti a coinvolgere emotivamente lo spettatore, tanto che lo speciale è sembrato un normalissimo episodio dello show, e non quello che molti fan si aspettavano, l’atteso canto del cigno di Matt Smith.
Normalmente la trama dello speciale di natale è abbastanza semplice perché deve essere accessibile anche a chi non guarda solitamente lo show, ma in questo caso, così non è stato, e l’eccessiva scrittura della puntata e i continui riferimenti meta hanno reso alquanto difficile poter seguire quello che si presentava davanti ai nostri occhi, senza una previa conoscenza di quanto accaduto prima. E si, sappiamo che il Dottore non potrà morire, e conosciamo già chi lo sostituirà, ma anche se sappiamo queste informazioni, è comunque possibile creare una storia ricca di tensione che possa farci dubitare di quello che già conosciamo. Un’altra pecca dello speciale è stata la gestione del ritmo, se in The Day of the Doctor questa cosa era passata in secondo piano, grazie a una storia che nonostante la sua complicanza era riuscita a tenerci sulle spine dall’inizio alla fine, qui Moffat sembra non conoscerne più il significato. Ci viene da chiederci se Moffat ha ancora in sé ancora qualche idea geniale, o se ormai è già stato spremuto come un limone.
Ma il successo di questo speciale rimane sulle spalle della fantastica interpretazione di Matt Smih, che ha brillantemente messo in mostra quegli elementi che hanno contraddistinto il suo Dottore, la sua eccentricità e il suo fascino. Nel corso dell’episodio lo abbiamo visto in tutte le salse: nudo, pelato, vecchio, ma alla fine quando è arrivato il momento della generazione, Moffat ha preferito farci salutare l’Undicesimo Dottore nella versione che tutti conosciamo, agile e giovane, e non abbiamo potuto fare a meno di apprezzare la scelta di mostrare i due momenti che hanno contraddistinto la storia del Dottore e di Amy Pond, il loro primo incontro e il loro ultimo saluto in Gli angeli prendono Manhattan, ‘Arrivederci uomo stropicciato’ diventato nello speciale ‘Buonanotte uomo stropicciato’. Non altrettanto emozionante è stato l’addio tra il Dottore e Clara. Sarà perché il Dottore ha cercato di salvarla per tutto l’episodio, abbandonala per ben due volte, o forse perché il materiale su cui ha dovuto lavorare la Coleman non era un granché, ma la scena in cui il TARDIS ricompare con lei attaccata alla serratura, è stato uno dei momenti migliori dell’episodio.
Per quanto riguarda la nuova generazione, speravamo in qualcosa di più. La richiesta di aiuto di Clara ai Signori del Tempo è stata un po’ ridicola, così come il fatto che il Dottore è riuscito a distruggere un astronave dei Dalek durante la rigenerazione. Si sappiamo che è potente, il TARDIS c’è l’ha ben dimostrato, ma la scena con l’astronave è stata un tantino fuori luogo.
Per quanto riguarda il Dottore di Capaldi, lo abbiamo visto per troppo poco tempo per fare un commento. Non ci resta che attendere la nuova stagione per avere un’idea di come sarà il nuovo Dottore.


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