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47 Ronin con Keanu Reeves – La recensione dal Giappone

Di Redazione SW

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ScreenWeek dal Giappone. (le recensione potrebbe contenere alcuni spoiler minori sulla trama)

47 Ronin inizia con il giovanissimo Kai che scappa e perde sensi in una foresta, trovato da un gruppo di samurai e dal loro signore Asano (Tanaka Min). Successivamente il bambino viene accolto nei domini del signore, ma mai accettato nel gruppo in quanto sangue misto, figlio di un marinaio inglese e di una donna giapponese, come si scoprirà nel resto del film. Fin da subito però si instaura un rapporto molto speciale fra l’outsider e la figlia di Asano, Mika (Kō Shibasako), relazione che dura e si intensifica anche quando i due diventano adulti.

Lo shogun (Tagawa Cary-Hiroyuki ) è in visita nella zona e la strega-amante del signore rivale Kira (Asano Tadanobu), interpretata da una magnifica Kikuchi Rinko, tramite un incantesimo riesce a far sì che Asano provi ad uccidere Kira. Fermato e scoperto dallo shogun questi, visto il suo rango, gli permette di morire con onore togliendosi la vita e lasciando così la figlia Mika nelle mani del malvagio Kira, che la sposerà passato un anno di lutto. La morte del signore inoltre costringerà i samurai ormai senza padrone (rōnin) a lasciare il castello e per volere dello shōgun sarà proibito loro di vendicarsi. I guerrieri però, guidati dal loro condottiero Oishi (Sanada Hiroyuki) e con Kai (Keanu Reeves) che ormai ha guadagnato la loro fiducia, organizzano un piano per uccidere Kira e vendicare così l’onore del loro signore.

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Kai, il personaggio interpretato da Keanu Reeves, anche se compare in molte locandine del film come figura centrale, non è di certo il solo protagonista del lungometraggio. La scena gli è spesso rubata dalle prestazioni di Sanada Hiroyuki, perfetto nel suo ruolo di condottiero e guerriero portatore dei valori del bushido, e soprattutto da quella di Kikuchi Rinko, la strega amante di Kira, una prestazione che sottolinea ancora una volta la bravura dell’attrice giapponese nell’interpretare ruoli eccentrici e sempre al limite. Una bella sorpresa è stata poi scoprire che Lord Asano è interpretato dal più grande danzatore butoh vivente, quel Tanaka Min che tanto ha contribuito a diffondere l’arte del butoh fuori dai confini giapponesi.

L’inizio del film risulta un po’ raffazzonato, forse a causa della volontà di raccontare troppe cose in poco tempo, ed è inoltre penalizzato da una fotografia un po’ troppo piatta, che migliora decisamente nella seconda parte del film, specialmente nelle scene notturne o in quelle di guerra. Per i costumi e le armature, realizzati da Penny Rose (Pirati dei Caraibi) non c’è, volutamente, una ricerca storica che guida la loro scelta ma sono un mix fantasioso che sembra metta insieme stile coreano, cinese e giapponese antico. I personaggi di Kira, interpretato da Asano Tadanobu, e quello di Mika mancano purtroppo di uno sviluppo vero e proprio ed è un peccato perchè soprattutto un attore dotato come Asano avrebbe potuto dare qualcosa di più in termini di spessore e profondità al malvagio di turno. La musica, pur non essendo niente di trascendentale, accompagna bene le due ore di durata del film che, è questa una delle qualità del lungometraggio, passano davvero in fretta, merito del ritmo con cui gli accadimenti sono narrati e che portano al sorprendente finale, un bel modo di concludere il film ed una chiusura (anche poetica) che riscatta parzialmente questo 47 Ronin.

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Dopo aver chiarito che il film è un fantasy ambientato nel Giappone di tre secoli fa e non un’opera di valore storico, anche lontananente parlando, se non nella vicenda che l’ha ispirata, allora si potrà godere di questo 47 Ronin per quel che è, un prodotto d’intrattenimento, anche sorvolando sugli stereotipi giapponesi che inevitabilmente adopera nella sua narrazione. L’ambientazione fantastica di un immaginario Giappone feudale, ricreato negli studi di Shepperton a Londra, a Budapest e sull’Isola di Skye in Scozia, permette al regista di intrecciare le vicende dei samurai con mostri e animali fantastici, fra cui una sorta di cervo che molto ricorda quello visto in La Principessa Mononoke di Miyazaki, streghe, presenze fantasmatiche e super guerrieri-gladiatori. L’elemento magico si mescola, non sempre in modo ottimale per la verità, con i valori di lealtà, onore e di vendetta che sono la colonna portante delle azioni compiute dai veri 47 ronin all’inizio del diciottesimo secolo. Un fantasy epico che, per chi segue il cinema giapponese indipendente, nello stile e nell’approccio potrebbe ricordare, con le dovute differenze, Gojoe del regista cult Ishii Gakuryu (ex Sogo).

Un onesto prodotto d’intrattenimento che però, come fu per Pacific Rim, sembra non sia riuscito nel suo week end di debutto ad attirare più di tanto l’interesse degli spettatori giapponesi (ne riparleremo).

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47 Ronin uscirà a Natale negli USA e nelle sale italiane il 13 marzo 2014.

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