Torino 2013 – ScreenWEEK intervista Jon Turteltaub, regista di Last Vegas e de Il Mistero dei Templari #Torino2013SW

Torino 2013 – ScreenWEEK intervista Jon Turteltaub, regista di Last Vegas e de Il Mistero dei Templari #Torino2013SW

Di Filippo Magnifico

Jon Turteltaub Torino 2013

È stato Last Vegas ad aprire la 31° edizione del Torino Film Festival (qui trovate la nostra recensione). Una commedia con un cast di altissimo livello, composto da nomi come Robert De Niro, Kevin Kline, Michael Douglas e Morgan Freeman, che ha molto divertito il pubblico in sala.

A presentare il film il regista Jon Turteltaub, lo stesso che ha diretto Il Mistero dei Templari e il suo sequel, Il Mistero delle Pagine Perdute. Una persona dotata di un forte senso dell’umorismo, che si è subito dimostrata a suo agio con la stampa e ha deciso di rompere il ghiaccio con una battuta:

“Ho sempre sognato di portare un mio film in un festival europeo. Ho sempre sognato anche di avere una Maserati, quindi grazie Maserati!”

Last Vegas racconta la storia di quattro amici d’infanzia un po’ avanti con l’età, che decidono di organizzare una festa di addio al celibato a Las Vegas per l’ultimo di loro che, finalmente, ha deciso di sposarsi con una ragazza molto più giovane. Da molti è stato già definito una versione di Una Notte da Leoni per la terza età, cosa che Turteltaub non sembra accettare molto volentieri:

“No. Quello che voglio è che la gente ami questo film, se per amarlo deve fare il confronto con qualche altro titolo va bene ma se fa il confronto e non lo ama non mi sta bene.”

E sembra proprio che abbia ragione nel rivendicare l’originalità di questa pellicola, dato che l’idea risale a molto tempo fa, prima del film Todd Phillips:

“Lo script è stato scritto e venduto alla CBS Film che poi lo ha mandato a me. Ma girava già da 5 anni ed era stato scritto 8 anni fa. Quando la CBS mi ha mandato il copione mi ha detto che non c’erano soldi e che sarebbe stato un film a bassissimo budget. La cosa mi ha portato a non leggerlo e a metterlo da parte, ma quando l’ho preso tra le mani me ne sono subito innamorato e ho detto che non mi importava dei soldi: volevo farlo a tutti i costi.”

Per quanto riguarda il cast, il coinvolgimento di ogni singolo attore è stato graduale:

“Gli attori sono stati coinvolti uno alla volta. Il primo è stato Michael Douglas. Aveva già letto la sceneggiatura prima che venisse proposta a me. Quando sono entrato a far parte del progetto l’ho contattato e mi ha dato il suo ok definitivo. Quando poi siamo riusciti ad avere anche Robert De Niro abbiamo cominciato a entusiasmarci, perché a quel punto avevamo già due grossi nomi che ci avrebbero aiutato ad ingaggiare altre star. Per quanto riguarda Morgan Freeman è stato lui a contattare noi, il suo agente aveva letto la sceneggiatura e voleva per lui il ruolo di Archie. Kevin Kline è famoso per non accettare mai nessun ruolo, è questo il motivo per cui lo vediamo raramente sul grande schermo. Nel suo caso ho preso l’aereo e dopo una chiacchierata di cinque ore si è convinto. Mary Steenburgen voleva assolutamente il ruolo di Diana, ci siamo incontrati più di una volta, abbiamo pranzato insieme, ma nel frattempo abbiamo continuato a vedere altre candidate. Abbiamo scelto lei pensando che fosse la migliore ed è stato sicuramente così.”

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Gestire un cast di all star non è stato per niente complicato:

“Quando una persona sa fare così bene il proprio mestiere non c’è nessuna difficoltà, la difficoltà subentra nel momento in cui chiedi a qualcuno di fare qualcosa che non vuole fare o quando c’è un’atmosfera tesa sul set, che induce a liti e discussioni. Non è stato questo il caso.”

Dal canto suo Turteltaub non si è fatto certo intimorire da tutti questi grandi nomi e, ovviamente, si è dimostrato molto orgoglioso di aver radunato un simile cast:

“Se non hai timore referenziale nei confronti di un grande attore non sei in grado di fare il tuo lavoro di regista, se ce l’hai in modo eccessivo le cose non cambiano. Il trucco è riuscire a stare sempre su quel confine che ti consente di avere entusiasmo per quello che stai facendo, ma di contenerlo allo stesso tempo. Non penso di aver mai visto un film in cui la personalità di un attore e la sua immagine pubblica si riflettono così tanto sul personaggio. La scena in cui Michael Douglas alla fine si commuove è stata scritta così nella sceneggiatura, ma acquista un valore aggiunto proprio perché è lui a interpretarla. Lo stesso vale per le scene in cui Morgan Freeman ride o balla. È questo il contributo fondamentale che ognuno di loro ha dato alle riprese. Questa cosa non l’ho mai detta finora, ma sono convinto che se non stessimo parlando di un film ma di una commedia teatrale probabilmente potremmo invertire i ruoli ogni sera. Sono tutti così bravi che sarebbero sicuramente in grado di scambiarsi le parti e di risultare perfetti.”

Immancabile una domanda riguardante il sequel de Il Mistero delle Pagine Perdute. Da tempo si parla della realizzazione di questo film. Lo sperano i fan e lo spera anche lo stesso regista, che si è dimostrato particolarmente affezionato a questa saga:

“Spero veramente di poter realizzare un terzo capitolo di National Treasure. C’è un copione ma non è ancora quello definitivo. Quello che è sicuro è che ci sposteremo dagli Stati Uniti per andare in Italia o in Russia e l’idea è quella di allargare la famiglia Gates introducendo altri componenti. È un film che è piaciuto molto, sia ai grandi che ai più piccoli, che vorrebbero vedere un terzo capitolo. Io stesso vorrei vederlo, perché mi pagherebbero molto di più [Ride]. Per quanto riguarda una possibile release per il 2015, si tratta solo di voci, ma è vero anche che se questo film riuscirà a vedere la luce, la sua data d’uscita sarà nel 2015.”

Per tutti gli articoli e le recensioni della 31° edizione del Torino Film Festival potete consultare questo link o seguire i nostri social network (Facebook, Twitter e Instagram) cercando l’hashtag #Torino2013SW.

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