Le Démantèlement (In Concorso)
Opera seconda di Sébastien Pilote, già ospite del Torino Film Festival nel 2011 con Le Vendeur. Protagonista di questa pellicola l’anziano Gaby, padrone di una fattoria che manda avanti da moltissimo tempo e a cui è particolarmente legato, o almeno così sembra. I gravi problemi economici di una delle sue due figlie lo costringeranno a vendere il suo terreno e tutti gli animali, ma la cosa non si rivelerà una condanna, anzi…
Gabriel Arcand è il protagonista di una storia che scorre in maniera lentissima, a tal punto che in certi momenti sembra proprio che rimanga immobile. Il lavoro che ha fatto sul suo personaggio è però particolarmente apprezzabile: il suo Gaby è in grado di comunicare ogni stato d’animo semplicemente con lo sguardo. Quello che manca, e che non si può fare a meno di notare, è l’empatia.
La sedia della felicità (sezione Festa Mobile)
Un tatuatore separato (Valerio Mastandrea) e un’estetista (Isabella Ragonese) alle prese con una rocambolesca avventura: recuperare una sedia, ma non per motivi storici o artistici. La sedia in questione, infatti, contiene un inestimabile tesoro, come è stato rivelato in punto di morte dalla padrona. Anche un prete dalla dubbia fede (Giuseppe Battiston) è interessato al bottino.
Un film altalenante quello diretto da Carlo Mazzacurati. Non si riesce a bocciarlo, ma al tempo stesso non si può neanche dire che sia del tutto riuscito. A fallire è soprattutto la storia, ricca di momenti divertenti ma troppo interessata a ciò che le sta intorno. Il risultato è che, paradossalmente, la pellicola vive grazie a tutte le figure di contorno che intervengono durante la narrazione. E sono sul serio tantissime.
Blood Pressure (sezione Festa Mobile)
Difficile dire qualcosa sulla pellicola diretta da Sean Garrity, anche perché non sembra un’opera unica, ma l’unione di tre film ben distinti, nessuno dei quali riuscito. Presentato come un thriller ansiogeno, Blood Pressure è più che altro un dramma che parla di insoddisfazione, ma lo fa nel peggior modo possibile, culminando in un finale del tutto insensato. Non si capisce perché i personaggi, tra cui la protagonista Michelle Giroux (in ogni caso molto brava), assumano certi comportamenti; non si capisce perché si sia deciso di mettere così tanta carne sul fuoco da far sembrare tutto così superficiale; ma soprattutto non si capisce quale voglia essere il messaggio. Ammesso che ce ne sia uno.
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