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Torino 2013 – A proposito di Karaoke Girl – La Ragazza del Karaoke e Pelo Malo #TorinoSW2013

Pubblicato il 25 novembre 2013 di Filippo Magnifico

Karaoke Girl – La Ragazza del Karaoke (In Concorso)

Una pellicola che fonde verità e finzione in un connubio talmente stretto che non si riesce a capire quale sia il confine (ammesso che ci sia) che le separa. È questa la caratteristica più affascinante di Karaoke Girl, pellicola diretta dalla regista tailandese Visra Vichit Vadakan e presentata in concorso durante la 31° edizione del Torino Film Festival. La storia di una giovane ragazza, che a soli quindici anni ha lasciato il villaggio in cui è cresciuta per trasferirsi a Bangkok. Dopo tre anni passati a lavorare in fabbrica, Sa, questo il suo nome, ha capito che l’unico modo per guadagnarsi da vivere, mantenendo al tempo stesso la sua famiglia, è lavorare in un locale di karaoke, dove l’intrattenimento dei clienti non consiste solo nelle esibizioni canore. Una storia intensa, che alterna momenti di fiction ad altri più vicini allo stile documentaristico (si tratta di sequenze in cui i personaggi parlano, molto spesso raccontando la propria storia, come se fossero intervistati da qualcuno). Una scelta suggestiva, che al tempo stesso però si rivela un’arma a doppio taglio. Nella disperata ricerca di una verità, sebbene apparente, questa pellicola manca di empatia in più di un punto. La seconda parte, che ci guida verso l’inevitabile conclusione canora, è comunque particolarmente riuscita. Sconforto e speranza procedono di pari passo, come se fossero i binari di un’immaginaria ferrovia.

Pelo Malo (In Concorso)

La pellicola diretta da Mariana Rondòn arriva al Festival di Torino dopo aver vinto la Concha de Oro come miglior film al Festival di San Sebastian e aver fatto molto parlare di sé, motivo per cui era tra i titoli più attesi in concorso. Una storia che affronta il tema dell’identità sessuale, focalizzandosi sul delicato periodo dell’infanzia.
Ad un tema già forte di suo, se ne aggiunge un altro che di certo non è da meno: quello dell’amore materno. È un dovere o un sentimento che deve nascere spontaneamente? Pelo Malo riflette proprio su questo, raccontandoci la storia di Junior, un bambino di soli nove anni che vive nella periferia di Caracas. Ossessionato dal proprio aspetto, il giovane ha un sogno: essere ritratto in una foto nei panni di un cantante. Componente fondamentale per questo scatto: dei capelli perfettamente stirati, che possano far dimenticare i suoi riccioli crespi. Mariana Rondòn dipinge uno scenario non troppo distante dal nostro, dove l’affermazione personale deve combattere contro convenzioni e pregiudizi. Nel farlo mette in scena dei personaggi (Junior, la madre e la nonna) destinati a sbagliare ogni mossa. Un’opera profonda e particolarmente sentita, sebbene in alcuni punti troppo didascalica.

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