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Roma 2013, La santa – La recensione in anteprima del film di Cosimo Alemà

Pubblicato il 11 novembre 2013 di emanuele.r

Ecco cosa succede a scherzare con i santi, si finisce braccati in un paesino spettrale. E’ un po’ l’assunto di La santa, secondo lungometraggio di Cosimo Alemà, esperto regista pubblicitario e di videoclip, che torna a praticare la strada del cinema di genere, del noir sui generis in questo caso: protagonisti sono 4 sventurati che decidono di rubare la statua della santa protettrice di un paesino del sud. Quello che non avevano messo in conto è che gli abitanti sono disposti a tutto pur di proteggere la propria patrona. Scritto da Alemà, La santa è un noir sui generis che va alle radici della cultura meridionale attraverso le radici del cinema popolare italiano.

Grottesco e drammatico allo stesso tempo, La santa crea un pot-pourri di generi e suggestioni, dal noir classico al dramma rurale, dal thriller alla vena surreale nel descrivere l’ancestrale cultura del Sud e lo fa ambientando il paesino immaginario di Nebula a Specchia, in provincia di Lecce, tra ulivi, rocce e terre bruciate che ricordano Non si sevizia un paperino di Fulci, uno dei non pochi riferimenti visivi di Alemà che mescola tutto con un impatto da cinema indipendente e un nervoso stile contemporaneo, utilizzando facce dure e convincenti perfette per il genere: dalla folgorante Marianna di Martino, presto assieme a Pieraccioni, alla seducente Lidia Vitale, da Michael Schermi a Gianluca di Gennaro fino a Francesco Siciliano, anche produttore di un film nato come web movie e che sta per fare il grande salto sul grande schermo, almeno per il tempo del festival di Roma.
Peccato solamente che l’originale versione di una caccia all’uomo tra La lingua del santo e Un tranquillo weekend di paura inciampi in uno script dispersivo e in uno stile troppo legato al videoclip, che renderò anche moderna la visione ma non dà respiro all’approccio di genere, specie in un film di luoghi come quello di Alemà.

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