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Roma 2013, Il paradiso degli orchi – La recensione in anteprima del film tratto dal libro di Pennac

Pubblicato il 13 novembre 2013 di emanuele.r

Presentato fuori concorso a un giorno dall’uscita nelle sale, Il paradiso degli orchi era una pellicola molto attesa dagli appassionati di Daniel Pennac e della serie di Benjamin Malaussène: e il film di Nicolas Bary non delude le attese.
La storia è quella di Benjamin, uomo che cura una famiglia folle e confusionaria e che lavora in un grande magazzino come capro espiatorio, si prende le colpe e fa ritirare i reclami. Ma quando una serie di bombe esplode in negozio, lui diventerà il principale responsabile. Scritto da Bary con Jerome Fansten e Serge Frydman, Il paradiso degli orchi è una commedia surreale e un thriller buffo che adatta il romanzo del 1985, primo della serie, e lo trasforma in un prodotto popolare delizioso.

Se il romanzo era la versione sorridente di un romanzo politico, un racconto per ragazzi riempito però di note polemiche verso la Francia gaullista, la versione di Bary (scelto con il beneplacito dell’autore dei romanzi) riporta la storia e il suo spirito verso una dimensione più media e per tutti gusti, smussandone gli angoli e i lati più oscuri, ma senza tradire lo spirito cartoonesco e inventivo dei romanzi, che si adattano perfettamente al gusto del pubblico senza essere corrivi. Ne viene fuori una commedia briosa, vivace, divertente, frizzante, molto ben confezionata soprattutto nel ritmo del montaggio e nella recitazione, la parte più difficile per una serie che sulla bellezza dei personaggi ha basato il suo successo: Raphael Personnaz è perfetto e aveva il compito più difficile, ma anche la zia Julie di Berènice Bèjo e il resto della composita famiglia trova degne rappresentazioni. Per non parlare di Isabelle Huppert, la regina Zabo della casa editrice omonima, che annuncia l’auspicabile seguito.

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