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Roma 2013 al via con L’ultima ruota del carro – ScreenWEEK intervista Giovanni Veronesi

Di laura.c

giovanni-veronesi-Raccontare la storia di una famiglia italiana qualsiasi e assieme a lei la Storia, quella con la S maiuscola, di un intero Paese, con i suoi lati bui ma anche con le sue piccole grandi gioie di ogni giorno.  Comincia con un’epopea in forma di commedia l’ottava edizione del Festival Internazionale del Film di Roma, aperta oggi dall’opera di Giovanni Veronesi L’Ultima Ruota del Carro. Un lavoro che, già dal titolo, vuole essere un omaggio alla vita di un uomo semplice, innamorato del proprio lavoro, del calcio e dei suoi cari, e coinvolto a vario titolo in alcune vicende chiave dell’esistenza nazionale. Dalla vittoria ai mondiali dell‘82 all’ascesa e al crollo del PSI, dalla morte di Aldo Moro al successo di Berlusconi, senza dimenticare Porta a Porta e Maurizio Costanzo. Protagonista di tutto Elio Germano, che dà volto a Ernesto, personaggio davvero esistente al di fuori della finzione cinematografica: un amico di Veronesi, cui il regista si è ispirato per portare sul grande schermo una porzione di realtà piccola e verace. Non a caso, secondo Germano, L’Ultima Ruota del Carro è “un film popolare, perché racconta uno di noi, non un boss del crimine né un eroe, ma un soldato semplice”, impegnato perciò nella battaglia della quotidianità. E sempre in bilico sulla commedia perché “è la nostra nazione che ci mette sempre davanti a paradossi di fronte ai quali non sappiamo se ridere o piangere”.

Ecco invece cosa ci ha detto Giovanni Veronesi, che abbiamo intervistato in occasione dell’apertura della kermesse capitolina.

Giovanni Veronesi, il film racconta 40 anni di storia personale e nazionale. Non ha mai pensato di organizzare tutte le vicende che si susseguono in modo diverso, magari per capitoli?

“No, basta capitoli. Basta film a episodi… non ne posso più! In questo film comunque sono stato un sarto, ho cucito le storie di Ernesto mettendole nel film proprio come lue me le raccontava. Non penso che altrimenti avrei mai inserito il ritrovamento di Moro in un mio film, né a mettere un’immagine del plastico di Porta a Porta. Sono cose a cui da solo probabilmente non sarei arrivato. Magari avrei racconto l’Italia in un altro modo e magari più banale. Nascondendomi dietro Ernesto, un semplice che ha attraversato la Storia in punta di piedi, o comunque non da protagonista, ho potuto però raccontare anche parte della mia esperienza ed emozioni che sono mie. Questo perché è bello poter raccontare la Grande Guerra attraverso un soldato semplice, un po’ come ha fatto Monicelli. Ha preso due marmittoni, uno del Nord e uno del Sud, e sullo sfondo  drammatico del conflitto ha messo in campo la miseria del popolo e della situazione del mondo in quel momento storico. Questi sono i riferimenti che indegnamente tento di scopiazzare: morirò tentando di copiare Monicelli”.

In Alessandro Haber, che nel film interpreta il ruolo dell’artista amico di Ernesto, sembra esserci ancora molto di Monicelli.

“Hanno fatto molti film insieme e penso sia uno dei suoi registi preferiti. Ma questo ruolo è diverso, interpreta uno di quei pittori un po’ folli della scuola romana anni ’80, come potrebbero essere Angeli, Festa o  Schifano. Un personaggio che aveva una visione della vita più metallica degli altri, era più avanti e aveva capito subito che Ernesto era un puro. E avendolo capito non voleva sporcarlo con la sua vita, lo teneva come una reliquia, aveva con lui un rapporto quasi infantile. Questo era il bello dei racconti che mi faceva Ernesto: lui non aveva mai avuto contatti col mondo dell’arte e all’inizio non apprezzava nemmeno troppo i suoi quadri, perché non li capiva. Ha cominciato ad affezionarcisi trasportando queste opere per decine di ore sul suo camion per i traslochi, per farli arrivare nelle case di ricche signore. Ogni tanto si fermava per guardare se questi oggetti che sapeva essere di gran valore erano ancora lì, e così ha cominciato ad affezionarsi ai quadri e a cose come quella punta di giallo, quel colore rosso o quella macchia blu. È così che lui ha conosciuto l’arte contemporanea, e ringrazio Mimmo Paladino che ci ha prestato le opere che si vedono nel corso del film. Oltre di averci aiutato nella scena in cui Haber dipinge sotto gli occhi di Ernesto, e tutto a titolo assolutamente gratuito”.

L'ultima ruota del carro Elio Germano clip

Visto che questa domanda viene posta all’artista nel corso del film: come ha scoperto di avere la vocazione della regia?

“Più che una vocazione è un modo per esprimersi. Non mi sarebbe dispiaciuto nemmeno essere una rock star o il pittore, ma questo è un modo che sentivo particolarmente mio. Non avrei mai potuto fare l’attore: quando mi è capitato non riuscivo proprio a vedermi sullo schermo. E poi in un film il ruolo del regista è quello di prendere decisioni, il che mi appartiene molto di più rispetto alla recitazione in cui gli interpreti sono chiamati a pronunciare parole scritte da altri. O almeno è il modo che più mi permette di esprimere me stesso”.

Che reazione si aspetta dal pubblico?

“Mi aspetto una reazione, perché questo è un film popolare. Al Festival è stato accolto da molte risate, e questo dimostra che nonostante il tema, non ho abbandonato la linea dell’ironia, del sarcasmo e del grottesco, che mi ha caratterizzato in precedenza e continua a caratterizzarmi ancora adesso”.

C’è una scena destinata a rimanere piuttosto impressa, quella cioè di Ernesto che tenta di imitare il sorriso di Berlusconi sui manifesti di Forza Italia.

“Elio Germano è stato di una bravura infinita perché ha fatto capire chiaramente come quel sorriso non fosse una presa in giro. In quel momento quel sorriso aveva veramente una presa particolare, non c’erano grandi strategie e grandi elucubrazioni: il messaggio era  proprio basico. Quando, dopo tangentopoli, non c’era niente da ridere, lui è arrivato sorridendo e assicurando una soluzione per tutto. Berlusconi ha fatto breccia nel popolo, ecco perché ha stravolto il Paese”.

Ci parla del suo prossimo progetto con Fandango e Warner?

“Si chiama Una donna per amico, ci sono Fabio De Luigi e Laetitia Casta  e tratta di un problema che mi pongo da una vita. Vale a dire: questa amicizia tra uomo e donna, c’è davvero, e se c’è, da che parte va presa?”

L'ULTIMA RUOTA DEL CARRO Director Giovanni Veronesi

Dopo la presentazione in apertura del Festival Internazionale del Film di Roma, L’Ultima Ruota del Carro  arriverà nei cinema il 14 novembre distribuita da Warner Bros.

Per tutti gli articoli e le recensioni dell’VIII edizione del Festival Internazionale del Film di Roma consultate la nostra Sezione Speciale o andate sui nostri social network (FacebookTwitter e Instagram) cercando l’hashtag #Roma2013SW


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