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05 novembre 2013 • 19:30 • Scritto da Valentina Torlaschi

Qualcuno mi spieghi… il monolito di 2001: Odissea nello spazio

La storia del cinema è ricca di film stratificati di significati, costellati di simboli e intrisi di misteri. Con la rubrica “Qualcuno mi spieghi” cerchiamo di dare qualche rapida decifrazione alle pellicole più enigmatiche della settima arte. Prima puntata: 2001 Odissea nello spazio di Kubrick, uno dei registi più criptici di sempre
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Se c’è un regista per cui ogni film è una “partita a scacchi” con lo spettatore, un gioco di intelligenze, una sfida di interpretazioni, una ricerca-svelamento di significati, questo è Stanley Kubrick. Uno dei pochissimi autori venerato indistintamente da pubblico e critica (sebbene oggi Cronenberg si sia scagliato contro Shining, ma tant’è…) per Kubrick ogni pellicola deve essere costruita come uno spettacolare enigma. 2001: Odissea nello spazio rientra ovviamente in questa prospettiva: kolossal fantascientifico edificato come un saggio di filosofia, è un’opera in grado di affascinare ed emozionare lo spettatore e al contempo stimolarlo con quesiti e inviti alla decifrazione di simboli. Ad esempio: cosa rappresenta il fatidico monolito che per ben 4 volte, muto e maestoso, compare nella storia?

Ovviamente, trattandosi di interpretazioni, una risposta definitiva non esiste ma proviamo a scardinare il mistero. Kubrick è un “poeta dell’invisibile”: un autore che realizza film di guerra senza mostrare il nemico, e film di fantascienza senza mostrare gli alieni. L’aspetto più affascinante e rivoluzionario delle pellicole belliche del regista americano naturalizzato inglese, da Fear and Desire a Orizzonti di gloria, è che non visualizzano quasi mai scontri frontali, battaglie corpo a corpo con l’avversario. Il nemico è così nominato, insultato, evocato quanto invisibile (Full Metal Jacket è l’estremizzazione di quest’idea); paradossalmente, quelli di Kubrick sono “film di guerra senza la guerra”. E così, nella stessa prospettiva, 2001: Odissea nello spazio è un film di fantascienza senza fantascienza dove quelle presenze di vita extraterrestre sono tanto ricercate quanto invisibili, ma percepibili nella forma nel monolito. Il monolito è la materializzazione-simbolo della natura aliena ed è stato lo stesso Kubrick in una delle sue rarissime interviste (J. Gelmis, The film Director as Superstar, Doubleday, New York, 1970) a confermare questa ipotesi: «si discuteva sui mezzi per tradurre fotograficamente una creatura extraterrestre in modo che fosse sconvolgente come lo sarebbe stata realmente. Presto fu chiaro che non si può immaginare l’inimmaginabile. Il massimo che si può fare è cercare di rappresentarlo in qualche modo artistico che comunichi qualcuna delle sue qualità. Così decidemmo per il monolito nero».

Ma il monolito può rappresentare anche molto altro. In tanti vi hanno visto la presenza di Dio, il suo “primo mattone” dell’universo oppure la “porta delle stelle” (una sorta di Stargate) attraverso cui viaggiare nel tempo e raggiungere l’ “altro mondo” che si vede nel finale. O ancora l’oscurità della non-conoscenza, le domande sull’esistenza, sulla vita e sulla morte, che non possono trovare risposta ma che ciclicamente si ripropongono all’uomo.

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Un aspetto è indiscutibile su questa pellicola ispirata a The Sentinel di Arthur C. Clarke (il quale collaborò alla sceneggiatura e scrisse parallelamente un romanzo dallo stesso titolo 2001: Odissea nello spazio): il monolito è l’unico vero protagonista della non-storia del film. È l’unico a comparire nelle 4 parti di cui è composto il racconto con lo scopo di sottolinearne i passaggi più oscuri. Emblematica è in questo senso è la parte iniziale dove la presenza ingombrante, pura, così concreta-astratta di quest’enorme parallelepipedo nero innesca (o è testimone?) del salto evolutivo dalla scimmia all’uomo. Salto che avviene facendo scoprire all’animale l’utilizzo di un osso come arma. La nascita dell’intelligenza coincide con la violenza. Il progresso è ineluttabilmente collegato alla morte, e il computer dotato di intelligenza artificiale Hal 9000 che arriverà a uccidere ne è solo uno degli esempi.

In questo film di oltre 2 ore in cui si contano neanche 40 minuti di dialogo, in questo film che è puro shock visivo (e sonoro), il monolito può anche essere visto come lo schermo nero su cui proiettare le nostre storie, le nostre vite esattamente come accade con il cinema, la tv, ma anche gli smartphone. In questo senso è interessante e affascinante l’interpretazione data da Marcello Walter Bruno nel libro Kubrick (ed. Greemese): «il film di Kubrick sembra essere un viaggio nella storia del cinema che comincia con il muto (la parte preistorica-africana), prosegue con il musical (le astronavi che danzano i valzer di Strauss), arriva al parlato (la parte dialogata che ha per protagonista lo scienziato Floyd), “fantascientificizza” vari generi (il duello David/Hal non è forse il brano biblico della sfida Davide/Golia?) e si conclude con un brano lisergico di puro cinema underground». 2001 è un viaggio, anzi un’odissea nel cinema e il monolito ne è il simbolo, lo schermo nero di cui il cinema non può fare a meno.

Ma le interpretazioni sono inesauribili: per voi cosa rappresenta il monolito?

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5 commenti a “Qualcuno mi spieghi… il monolito di 2001: Odissea nello spazio

  1. Si, assolutamente condivisibili. Io credo che il famoso monolito nero rappresenti la conoscenza, con tutti i pregi (l’intelligenza) e difetti (la violenza) che ne derivano.

  2. Se ti leggessi il romanzo originale di Arthur Clarke forse sapresti che in pratica il Monolito Nero altro non è che idea di “tablet” sviluppata da Clarke 60anni prima…ma Kubrick e Clarke decisero di lasciarlo “misterioso” nella versione cinematografica….

  3. Salve tutti,
    La mia interpretazione per questo splendido film e’ la seguente:
    Partendo dal Monolite, un parallelopipedo perfetto come un enorme Johanson usato in metrologia
    quindi che rappresenta il massimo della precisione e tecnologia, l’intelligenza, l’alieno DIO….
    I ricercatori difronte a questa prova tangibile di una vita extraterrestre tecnologicamente avanzata
    si pongono i problemi di come divulgare la notizia, che per il momento viene tenuta segreta, anzi viene
    travisata in un’epidemia sulla base lunare di Claus, dove appunto e’ stato scoperto il monolite.
    Si potrebbe dire la stessa cosa che e’ successa a Roswell l’impatto del disco volante sulla terra poi smentito
    da un semplice pallone aereostatico, tutto questo nel 1947.
    La scimmia lo tocca, e acquisisce l’intuizione e usa l’osso come un’arma per conquistare il laghetto
    e cacciare le prede, parte un concetto di aiuto extraterrestre per l’evoluzione che portera’ dalla scimmia
    all’uomo, concetto fatto dal celebre Zaccaria Sitchin, con la sua teoria dell’uomo creato con la fecondazione artificiale di una donna aliena e una scimmia opera degli Annunachi come scritto dalle tavole dei Sumeri.
    L’intelligenza si evolve incredibilmente… l’uomo conquista lo spazio ed i pianeti piu’ lontani, con l’aiuto di un super
    computer HAL9000 sofisticato…. a tal punto di avere e provare emozioni, da qui a difendersi anche uccidendo pur l’equipaggio del Discovery pur di non venire disattivato, dopo un suo errore al modulo antenna AE35 che dalle previsioni si doveva guastare.. ma in realta’ era perfetto. Da qui si considera che l’errore ci sara’ sempre
    anche con i super calcolatori… perche’ in dei conti i sempre costruzioni umane.
    Infine il viaggio nel tempo sempre attraverso l’aiuto alieno…. es: i buchi neri concetto messo molto bene nel film
    Interstellar , in questo caso David l’astronauta e unico superstite del discovery, viaggia attraverso lo spazio e tempo, per poi finire in una incredibile stanza dove il pavimento illumina tutto, per poi vedersi vecchio fino al punto di morte per poi ancora rivedersi all’interno del feto materno, insomma un pensiero ottimistico di vita oltre la morte, che ha modo di sfociare in milioni di interpretazioni, sta qui la genialita’ di Kubrick che ha prodotto
    un film che sembra intramontabile ed al passo con i tempi di oggi.

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