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Lucca 2013 – Miki Yoshikawa racconta dei suoi inizi come mangaka e parla di Yankee-kun & Megane-chan e Yamada-kun e le 7 streghe

Di Marlen Vazzoler

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La carriera di Miki Yoshikawa inizia nel 2003 con il debutto sulla rivista Magazine Special, con la storia breve Glory Days. Successivamente la maestra inizia a lavorare come assistente del mangaka Hiro Mashima (Rave, Fairy Tail), e dopo tre anni e mezzo, comincia la pubblicazione del suo primo manga, lo shonen Yankee-kun & Megane-chan (edito da Star Comics, ndr.), che ottiene la serializzazione su Shonen Magazine Wonder, ma poco dopo viene trasferito su Weekly Shonen Magazine. Il manga, concluso al 23 volumetto, nel 2010 viene adattato per il piccolo schermo giapponese nel drama omonimo interpretato da Narimiya Hiroki (Daichi Shinagawa) e Naka Riisa (Hana Adachi).
Dopo una pausa di circa nove mesi, dalla fine di Yankee-kun & Megane-chan, nel febbraio del 2012 la Yoshikawa comincia la serializzazione della sua seconda opera Yamada-kun e le 7 streghe (la cui pubblicazione è stata annunciata dalla Star Comics, a Lucca, per il marzo del 2014, ndr.), ancora in corso di pubblicazione e sempre su Weekly Shonen Magazine. Anche da questo manga è stato tratto un drama, andato in onda tra questo agosto e questo settembre, con Yusuke Yamamoto nei panni del protagonista Ryu Yamada e Mariya Nishiuchi in quelli di Urara Shiraishi.
La Yoshikawa ha incontrato alcuni membri della stampa presso il Press Caffè di Lucca Comics and Games, di seguito vi riportiamo quanto detto durante l’incontro.

Come si trova, come donna, a realizzare manga pensati prevalentemente per un pubblico maschile?

In realtà ci sono diverse mangaka che lavorano nel genere shonen, ovvero per ragazzi giovani, spesso e volentieri assumono nomi maschili per nascondere la loro identità. Per quanto riguarda la mia scelta di lavorare nel genere shonen, come ben sapete in Giappone c’è il genere shojo per ragazze e lo shonen per i ragazzi. Normalmente le ragazze crescono leggendo shojo e i ragazzi gli shonen, io invece, avendo molti amici maschi, non ho letto manga per ragazze.
Quindi per me è stato molto naturale, spontaneo, quando ho cominciato a disegnare manga, disegnare shonen.

Il fumetto giapponese spesso si occupa dell’ambiente scolastico, parte della sua popolarità è legata anche a questo. Questa scelta è legata al fatto che gran parte del pubblico frequenta le scuole? Oppure, una cosa che magari non esclude la prima, è perché il mondo scolastico, l’esperienza scolastica è formativa, è veramente importante e segna molto la vita di tutti i lettori giapponesi?

Dovunque ci troviamo, si va a scuola. Quindi l’esperienza scolastica è una cosa che hanno in comune tutti, in questo modo è più facile immedesimarsi. Ad esempio, in Yankee-kun & Megane-chan, non tutti gli episodi sono basati sulla realtà, su delle mie esperienze, ma sono derivati dai miei ricordi, una volta entrata alle superiori, dove mi sono chiesta come è stata quell’esperienza. Ricordando e parlando con il mio editor, abbiamo prodotto insieme questa storia.
Naturalmente tutto quello che fanno i personaggi, non è nato né derivato da delle mie esperienze personali, ma ricordando quanto è accaduto a scuola. Così ho pensato, se fossi questo personaggio, in quell’evento, che cosa avrei fatto? Da questa base abbiamo creato la storia.

Dal 26 ottobre Yamada-kun farà parte dei titoli che la Kodansha distribuirà digitalmente in 170 paesi, con il servizio Crunchyroll Manga. Quando ti hanno comunicato questa notizia, qual’è stata la tua reazione? Pensi che possa essere un buon metodo per combattere la pirateria online?

Non lo sapevo. Non solo io, ma anche gli altri mangaka e le case editrici stiamo combattendo la diffusione della pirateria. Forse il digitale riuscirà a far capire al pubblico che questo è un prodotto ufficiale, che finalmente porterà alla fine dei prodotti non autorizzati. Questo forse è un primo passo.

A questo punto è intervenuto il responsabile della Kodansha.

170 paesi riceveranno la versione inglese. Naturalmente uno dei motivi che ci hanno spinto a fare questa pubblicazione digitale è stata la lotta contro la pirateria. Ma sopratutto perché ci sono molti fan in tutto il mondo, che ci hanno chiesto di leggere [i manga] il più presto possibile. Quindi per dare questa possibilità, abbiamo deciso di pubblicare in digitale.
Come Kodansha e con l’autorizzazione degli autori, come aveva detto la maestra Yoshikawa, facciamo questo per far comprendere la pirateria al pubblico, non solo dicendo ‘non fate delle copie, non fate delle copie’ ma anche distribuendo ufficialmente il materiale e mettendolo a disposizione il più presto possibile.

(Yoshikawa). Quando ho iniziato a fare manga, io disegnavo per Weekly Shonen Magazine, quindi per il pubblico giapponese nel territorio giapponese. Non ho mai pensato di venire accettata da tutto il mondo, oppure di avere dei miei fan al di fuori del Giappone. Quindi sapere queste cose mi da molta energia. Quindi vi prego di sostenermi, leggendo i miei manga, con la pubblicazione digitale.

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Yankee-Kun pare inizialmente una storia focalizzata sui due personaggi principali, Daichi e Hana. Successivamente vengono introdotti numerosi nuovi personaggi, a breve distanza l’uno dall’altro. Era una cosa programmata fin dall’inizio?

Avevo intenzione di inserire questi personaggi. Di solito si pensa che l’autore sia come dio, che può fare tutto quello che vuole, invece nel mio caso mi sono trovata con Hana-chan e Shinagawa-kun, due personaggi molto forti che inizialmente hanno creato un loro mondo. Così non riuscivo a far entrare altri personaggi, ogni volta che disegnavo pensavo ‘voglio far entrare almeno questo o quello’, invece il tempo passava, arrivava il giorno della scadenza e pensavo ‘Ok, neanche questa volta non ci sono riuscita’. Alla fine ho creato il consiglio studentesco e grazie a questo, ho cominciato a far entrare pian piano, questi personaggi.
Quindi i personaggi li avevo in mente, ma non riuscivano a entrare a causa di quei due personaggi.

Ci può parlare della sua esperienza con Mashima? In particolar modo cosa credi di aver imparato lavorando con lui e a che punto di Fairy Tail hai deciso di diventare una professionista?

Naturalmente dall’inizio io volevo diventare una professionista. A differenza di molti altri ragazzi che vogliono diventare professionisti, che frequentano le scuole specializzate per diventare mangaka, oppure gli universitari che frequentano i club sul manga, che creano per conto loro, io invece frequentavano solamente le superiori e non avevo nessun tipo di esperienza. Nonostante tutto ho realizzato un’opera, ed ho partecipato ad un concorso di manga organizzato dalla Kodansha, nel quale ho vinto.
Ero consapevole che non conoscevo niente della tecnica del manga, ed ho sentito il bisogno di imparare, così ho comprato una rivista dove ho letto degli annunci dei maestri in cerca di assistenti, tra cui quello di Mashima. Tramite la rivista mi sono candidata e il maestro mi ha assunto. Ho lavorato come assistente per imparare la tecnica del manga, dopodiché ho fatto vedere le mie opere alla redazione, e loro finalmente mi hanno preso come disegnatrice professionista.
Quindi diciamo che ci sono stati dei passi che dovevo fare, ed ho fatto l’assistente per imparare le tecniche dei manga.

Cosa hai imparato principalmente? Cosa credi di aver appreso dal maestro?

Quello che ho imparato di più, è lavorare divertendomi. Il lavoro del mangaka professionista, è un lavoro molto duro. Non c’è tanto tempo per dormire, per riposare, si lavora sempre seduti… È un lavoro molto faticoso. Nonostante tutto il maestro Mashima mi ha insegnato a lavorare divertendomi. Questo è molto importante per poter lavorare più a lungo.

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Prima hai parlato dell’introduzione dei personaggi secondari in Yankee-kun. In Yamada-kun invece, abbiamo forse un’introduzione più facile dei personaggi secondari, per via dell’inserimento delle sette streghe e della presenza, ancora una volta, del consiglio studentesco. Possiamo dunque dire che tra questi due manga, nonostante la presenza anche nel secondo di altri due protagonisti forti, è stato più facile inserire dei personaggi secondari grazie a questi escamotage?

Si è stato così. Yankee-kun to Megane-chan è stata la mia prima esperienza con una pubblicazione a puntate. Quindi io non avevo il know-how di come inserire altre persone, altri personaggi, e l’ho imparato grazie a Yankee-kun to Megane-chan. Così quando ho iniziato Yamada-kun, ho impostato dall’inizio come inserire più facilmente altri personaggi.

In Yankee-kun abbiamo entrambi i protagonisti che hanno un passato da teppista, però le estrazioni sociali sono comunque diverse, Hana proviene da un ambiente umile e Daichi da uno benestante. Possiamo dire che lei lo sprona perché è più abituata al sacrificio?

Si anche, ma Hana aveva soltanto Daichi a cui poteva rivelare la sua identità, quindi lei doveva fare quello che aveva in mente.

Hai raccontato che quando dovevi realizzare Yamada-kun, hai sempre avuto l’idea di raccontare una storia sullo scambio dei corpi, una cosa che ti interessava molto per la quale hai letto dei libri di medicina, che poi non hai più preso in considerazione per la storia. Come è nata l’idea del bacio per l’utilizzo dei poteri? E quanto è stato difficile creare delle situazioni e delle inquadrature sempre diverse, per i baci?

Per le inquadrature ne immagino il maggior numero possibile. Prima di andare avanti, voi sapete che in Giappone dare un bacio non è come fare un saluto in Italia? [La stampa annuisce e ride]. Non è una cosa normale dare un bacio per strada. Dato che noi giapponesi non abbiamo questa abitudine di scambiarci dei baci, quando hanno fatto il drama, il regista ha collezionato scene di baci da tutto il mondo, iniziando ad esempio da Vacanze Romane. Quindi ha creato questa collezione e l’ha fatta vedere agli attori. ‘Guarda questo bacio, guarda quello. Imparateli!’. [Tutti ridono].

C’erano teppisti nella tua scuola, da cui forse hai preso spunto?

Alle superiori no, invece alle medie, la maggior parte degli studenti erano teppisti. Ma dall’interno, a quell’epoca non mi ero accorta della situazione della scuola. Ma col senno di poi, pensandoci adesso, metà degli studenti erano teppisti.
Anche se non ero una teppista, la maggior parte lo erano, ed ho sentito molte storie. ‘In quell’altra scuola, hanno fatto questo e quello’. Non è che cerco di ricordarmi cosa è accaduto, ma forse inconsciamente mi ispiro a queste conoscenze.

I manga shonen comunemente devono comunicare ai loro lettori, delle tematiche dirette ad un pubblico adolescenziale, come non arrendersi mai, mantenere la perseveranza in molte situazioni, e dare sempre sfogo alle proprie possibilità e al proprio impegno. Come autrice, secondo lei quali sono i messaggi morali che gli autori devono passare ai propri lettori? Cosa vorrebbe che i suoi lettori imparassero dalle sue storie?

Il mio messaggio probabilmente è di divertirsi durante la vita scolastica, perché non solo in Giappone e forse in tutto il mondo, ci sono dei ragazzi che non vogliono andare più a scuola per diversi motivi. Quindi mi piacerebbe che chi ha letto il mio manga, abbia la forza di ricominciare ad andare a scuola. La vita scolastica non è così male e ci si può anche divertire. Quindi questo sarebbe il mio messaggio.

Cinema chiusi fino al 15 gennaio, QUI gli ultimi aggiornamenti.

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