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Sorpresa: Minority Report era inizialmente concepito come il sequel di Atto di Forza!

Di Marlen Vazzoler

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Il film di Minority Report è un gioiellino del genere fantascientifico realizzato da Steven Spielberg, ma scopriamo oggi che inizialmente il progetto era stato concepito molto diversamente, come possibile sequel di Atto di Forza di Paul Verhoeven. Ma come era nata quest’idea?

Dopo il successo ottenuto a livello internazionale da Atto di Forza, lo scrittore che si era occupato di dare una sistemata alla sceneggiatura, Gary Goldman, aveva deciso di opzionare un altro racconto di Philip K. Dick, Minority Report, che avrebbe usato per il suo debutto alla regia. Goldman cercò di convincere Verhoeven a partecipare alla pellicola come produttore e il regista dei Paesi Bassi a sua volta riuscì a convincere Goldman a usare Minority Report come base per il seguito di Atto di forza.

Ma i due non sapevamo che per contratto Ronald D. Shusett doveva scrivere la prima stesura di qualsiasi sequel di Atto di Forza. Negli anni settanta Shusett aveva scritto con O’Bannon la prima stesura di Atto di Forza, un bordello di idee conflittuali in cui Shusett aveva visionato una sorta di I predatori dell’arca perduta su Marte mentre O’Bannon aveva ideato una storia colma di concetti fantascientifici, con un finale in cui l’eroe viene trasformato in una sorta di essere divino sintetico che dà alloggio a tutta la razza marziana. Lo script venne rifiutato dalla Disney, e il progetto fu successivamente comprato da Dino De Laurentiis, che fece riscrivere il terzo atto della sceneggiatura a Richard Rush e a Lewis Teague. L’intento dei produttori era quello di creare un divertente film d’avventura ma quando assunsero poco dopo David Cronenberg per riscrivere la storia, si dimenticarono di condividere le loro idee con il filmaker che, dopo un anno di lavoro trascorso sullo script, aveva privato la sceneggiatura di qualsiasi senso di leggerezza e parodistico che era stato aggiunto alla storia di Dick, creando una storia con delle tematiche molto fedeli al racconto originale, ma in netto contrasto con la visione dei produttori. Il Douglas Quaid di Cronenberg era un uomo psicologicamente distrutto che a fatica riusciva a mettere insieme i suoi ricordi, che doveva essere interpretato da William Hurt. Ma quando Richard Dreyfuss venne assunto, Cronenberg abbandonò il progetto che continuò a evolvere negli anni successivi, fino a quando non venne realizzato da Verhoeven, con Schwarzenegger come protagonista.

Shusett e Goldman decisero di scrivere insieme il sequel che si sarebbe servito del concetto dei mutanti introdotto da Cronenberg in Atto di Forza, per collegare la storia di Minority Report con quella di Atto di Forza. Nello script Quaid diventava il capo di una compagnia che usava i mutanti in grado di vedere il futuro (nel film di Verhoeven era stato stabilito che avevano un abilità precognitiva, ndr.) e di conseguenza in grado di prevedere i crimini prima che venissero compiuti. Ma, nel bel mezzo della lavorazione, la compagnia che stava lavorando al progetto, la Carolco Pictures fallì e gli scrittori portarono il loro progetto alla 20th Century Fox. Qui l’ex direttore della fotografia di Verhoeven, Jan De Bont, s’impadronì del progetto per fare un suo film. Lo script venne privato di tutti i collegamenti che lo legavano a Atto di Forza, ma il progetto non partì a causa della perdita d’interesse della Fox, dopo i due flop diretti da De Bont.
Ed è qui che è entrato in scena Spielberg che ha combinato elementi della sceneggiatura di De Bont, Goldman e Shussett, creando il film che tutti quanti amiamo. Vi sarebbe piaciuto vedere sul grande schermo la versione di Shusett e Goldman oppure preferite quella di Spielberg?

Fonte Badass Digest

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