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Pretty Cure, dieci anni di successi

Di Redazione SW

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SW dal Giappone.

Partito dieci anni fa ed ancora sulla cresta dell’onda, il cartone animato Purycure (o Pretty Cure) prodotto dalla Tōei Animation e dalla TV Asahi, va in onda sulle emittenti private giapponesi in quello che si può facilmnete considerare una sorta di golden time per i più piccini, la domenica mattina. Giorno e orario dove trovano collocazione, prima dell’anime in questione, altri programmi di successo e di estrema longevità come il filone dei Kamen Rider, gli eroi mascherati in motocicletta e quello del Super Sentai, entrambi creati dalla fantasia di Ishinomori Shōtarō una quarantina di anni or sono. Ma mentre questi ultimi due programmi sono delle serie tokusatsu, basate cioè sugli effetti speciali, e indirizzati specialmnete ad un pubblico di giovani bambini e ragazzini, Pretty Cure è un anime che si rivolge alle bambine e che sfrutta l’interminabile tema del mahō shōjo, in questo caso delle giovani ragazze dotate di speciali poteri che lottano per salvare il mondo dalle forze del male.

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Ebbene in questi dieci anni oltre ad una serie animata all’anno, in cui lo stile del disegno, il numero delle eroine e la storia stessa sono cambiate continuamente, questo, che è diventato un vero e proprio franchise, ha prodotto anche 15 lungometraggi per il grande schermo, videogiochi, programmi radio, manga e naturalmente una serie infinita di merchandise, giocattoli, prodotti per la scuola, costumi, vestiti ed eventi di ballo e spettacoli, il tutto sfociato nel 2011 nell’apertura di un negozio specializzato a Tokyo, il Precure Pretty Store. Un giro di affari quello legato ai prodotti di questo cartone animato che quasi in ogni stagione ha superato i 100 miliardi di yen di vendite con un picco avuto nel 2010 con la stagione forse più popolare, quella intitolata Heart Catch Pretty Cure.

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L’elemento impressionante di questo fenomeno è stata la capacità di reggere nel tempo, un po’ grazie all’abitudine creatasi nei piccoli spettatori di svegliarsi la domenica mattina e, magari quando i genitori sono ancora a letto, di affrontare la ritualità della visione, in parte una fortuna dovuta al ricambio generazionale. Anche se infatti le storie si assomigliano tutte e spesso si ha l’impressione di assistere allo stesso brodo riscaldato, nell’arco di tre o quattro anni, le bambine diventano ragazzine ed incominciano ad interessarsi ad altri programmi, mentre nuovi bambini scoprono “per la prima volta” l’universo Pretty Cure. Interessante è poi notare come i film sul grande schermo rappresentino una sorta di evento e di coronamento della serie animata, la visione al cinema viene sentita come una festa, vengono regalati gadget ai bambini che assistono al lungometraggio e che naturalmente vengono accompagnati dai genitori, paganti. Il primo week end di proiezione è di solito un successo al botteghino, staremo a vedere se anche con l’ultimo film, in uscita sabato 26 ottobre, questo trend sarà confermato, consolidando Pretty Cure come uno dei fenomeni mediatici giapponesi più duraturi e rilevanti di questo ultimo decennio.

Fonte: ScreenWeek

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