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#Venezia70, Tom Hardy e Steven Knight parlano di Locke

Di Valentina Torlaschi

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È stato presentato oggi al Festival di Venezia – relegato ingiustamente nella sezione del Fuori Concorso quando il film invece aveva tutte le carte in regola per concorrere alla vittoria del Leone d’oro – il thriller Locke. Applauditissimo dalla stampa (qui potete trovare anche la nostra, positiva, recensione), il film in questione è un sorprendete action di Buried-memoria dove un uomo, solo nella propria auto, guida nella notte e prova, a colpi di telefonate, a sistemare quella sua vita perfetta che sta andando a pezzi per un unico, stupido, errore. Un film che ti tiene incollato alla schermo, scritto e diretto alla perfezione. Per non parlare di Tom Hardy, unico attore sullo schermo per gli 85 minuti filati della storia: la star è grandissima nel rendere l’ambiguità e la determinazione del suo personaggio.

Il regista Steven Knight (lo sceneggiatore de La Promessa dell’Assassino di David Cronenberg; qui al suo secondo film dietro la macchina da presa dopo Redemption – Identità nascoste) e l’attore Tom Hardy (Il Cavaliere Oscuro – Il Ritorno) insieme produttori Guy Heeley e Paul Webster, sono sbarcati oggi al Lido e hanno incontrato la stampa parlando del loro sorprendente film.

Locke è un film con una produzione molto particolare in quanto è stato girato in continuità e in tempo reale. Racconta il regista: «abbiamo girato il film in tempo reale, filmando tutta la storia per intero per almeno due o tre volte a notte durante l’unica settimana di lavorazione. Durante le riprese in tempo reale potevamo filmare però per 28 minuti consecutivi perché quella è la massima durata di memoria che consentivano le macchine da prese che usavamo». Una delle sfide è stato poi girare dentro uno spazio così ristretto come quello di un’automobile: «Locke è un film che racconta la tragedia di un uomo comune che vede il suo mondo cadere a pezzi. Un’emozione enorme e il bello è stato raccontare questo grande all’interno di uno spazio minuscolo come l’auto. Alla fine, sbbiamo usato tre cineprese, dentro e fuori il veicolo».

La pellicola è girata di notte e questo perché, come ha dichiarato Steven Knight «mentre ero sul set di un altro film mi sono trovato a girare una scena notturna ambientata in una macchina. E sono rimasto molto affascinato da questa situazione tanto che ho pensato che spunto potesse diventare un film vero e proprio».

Tom Hardy, che nella sua carriera ci ha abituati a ruoli d’azione e decisamente movimentati, qui si ritrova per 85 minuti fermo, seduto a bordo di un’automobile. Come è riuscito a interpretare un ruolo così diverso dal solito? Così statico? «Be’, ci sono riuscito perché questo è il mio lavoro, sono attore» dice ridendo, e poi aggiunge: «mi è piaciuto molto interpretare questo ruolo in cui l’azione più movimentata era proprio contenere l’azione, le emozioni che scaturivano dal dramma che il mio personaggio stava vivendo. Mi piace cambiare e avere dei ruoli non violenti e aggressivi: in queste parti posso sperimentare, cambiare e andare oltre».

Per preparasi al personaggio, Hardy ha avuto in realtà poco tempo: «ero nel panico perché ho ricevuto la sceneggiatura vera e propria solo qualche giorno prima delle riprese! Certo nei mesi primi avevo avuto una breve sinossi su cui avevo ragionato e pensato molto, anche insieme ad alcuni amici, per prepararmi; poi avevamo fatto anche delle letture al tavolo del copione per una settimana come si fa per la preparazione degli spettacoli teatrali. Ma quando sono arrivato sul set, visto il poco tempo per memorizzare il nuovo script, per la prima volta nella mia carriera, stavo c’erano comunque delle battute che dovevo leggere e imparare direttamente sul set».

Sempre sul personaggio del protagonista Ivan Locke è infine intervenuto anche il regista Steven Knight: «per creare empatia col personaggio di Locke ho voluto che lui rendesse interessanti e importanti delle cose della sua vita quotidiana che sulla carta potevano sembrano non troppo interessanti come la colata di calcestruzzo. In questo senso, ho cercato di costruire la narrazione su un livello molto basilare, popolare. Una cosa è certa: se Tom non fosse stato così bravo il mio film non sarebbe mai venuto così bene. Gran parte del merito è suo e della sua performance pazzesca». E non si tratta solo di interpretazione sul set, perché Hardy ha anche lavorato molto nella costruzione del personaggio prima del film e fornendo diverse idee: «ho voluto che Locke avesse un accento gallese ispirandomi a quello di un amico. Ma soprattutto ho voluto che Locke avesse la barba e indossasse un maglione di lana in modo da ricordare vagamente il capitano di una nave. E questo perché lui è un condottiero, un capo-squadra. Uno di quelli che traghetta gli altri»

Anche quest’anno ScreenWEEK è al Lido per seguire la 70. Mostra del Cinema di Venezia. Continuate a seguirci per tutti gli aggiornamenti dal Festival.


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