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L’addio di Hayao Miyazaki, le ragioni del ritiro del grande maestro dell’animazione

Di Redazione SW

miya

Articolo a cura di Matteo Boscarol.

Questa volta sono serio” comincia così la conferenza stampa organizzata dallo Studio Ghibli e da Miyazaki Hayao per annunciare le motivazioni che hanno spinto il settantaduenne regista giapponese a dire addio al mondo dell’animazione, almeno in qualità di regista e disegnatore, mondo che ha contribuito a costruire e ad innalzare a livelli artistici e di poesia che hanno pochi eguali nel mondo dell’arte, non solo cinematografica. Miyazaki fa sul serio questa volta quindi, non come nei decenni passati quando, nel 2008 dopo Ponyo e specialmente nel 1996 dopo l’enorme fatica nervosa spesa nella realizzazione di La Principessa Mononoke e anche a causa della prematura scomparsa del regista e amico Yoshifumi Kondō, aveva lasciato intuire un prematuro ritiro dal mondo dell’animazione. Anche dall’ufficialità con cui è stata annunciata la notizia, prima al festival di Venezia per bocca del presidente dello Studio Ghibli Kōjo Hoshino ed oggi in una sala gremita fino all’inverosimile da circa 600 giornalisti provenienti da ogni parte del globo per una conferenza stampa che è stata trasmessa in diretta in giapponese e in inglese dal più noto portale video giapponese Nico Nico.

A sancire l’importanza del momento era presente accanto a Miyazaki, oltre a Hoshino anche il fedele collaboratore e amico Toshio Suzuki con cui spesso ha incriciato mitti d’assenso e sorrisi durante la conferenza. Suzuki che è stato sempre presente e decisivo nella carriera di Miyazaki, fin dal 1984 data della fondazione dello Studio Ghibli (Miyazaki e Isao Takahata) e produttore di tutti i film del regista giapponese da Kiki’s Delivery Service in poi. Non bisogna dimenticare poi che con The Wind Rises, Miyazaki ha realizzato un film molto personale, un summa dello stile e delle problematiche care all’autore giapponese, un’opera che voleva già realizzare da tempo fin da quando aveva disegnato il manga ominomo nel 2009 (QUI la nostra recensione). Chi lo ha visto e conosce l’opus di Miyazaki sa benissimo che si tratta del lungometraggio ideale per concludere la sua avventura nel mondo dell’animazione.

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In un giorno posso spendere solo circa sette ore per disegnare” (...)

Il mio lavoro è disegnare ed è una questione di tempo, alla mia età si raggiunge un limite quando sei costretto ad ammettere che è meglio mettere giù la matita ed andare a casa” Il tono di Miyazaki è molto deciso ma non per questo triste o malinconico, accetta la necessità e l’inevitabile passare del tempo “Non importa quanto la tua salute ti sostenga, con il passare del tempo, anno dopo anno diventa sempre più difficile tenere alta la concentrazione.

Dopo Ponyo sulla scogliera ci sono voluti cinque anni per realizzare The Wind Rises, in questo momento per finire un altro lungometraggio ci vorrebbe ben più tempo, fra quattro mesi avrò 73 anni, il che significa che un eventuale film uscirebbe nelle sale quando io sarei vicino agli ottanta, sarei uno stupido se volessi continuare

Ma non è solo questo il nocciolo della questione, è il suo modo di lavorare che su tutto vuole avere controllo il motivo principale di questa sua scelta:

Ci si potrebbe domandare perchè non mi sia appoggiato a qualcun altro (nel disegno, ndr) ma non è il modo in cui lavoro, lo avrei già fatto da tempo. Non penso di poter andare avanti in questo modo. Come animatore ogni volta che riesci a catturare e creare il vento e la luce giusti è una gioia, ma come regista devi sempre aspettare il giudizio altrui. Non è salutare.

È questa forse una delle differenze fondamentali con l’amico Takahata che ricordiamo, è più vecchio di Miyazaki di 5 anni ma che è forse meno ossessivo ma nondimeno altrettanto geniale e che sembra voglia continuare anche dopo l’uscita questo autunno di Kaguya-hime no Monogatari (The Story of Princess Kaguya), che davvero speriamo di vedere a Roma o a Torino per completare l’annata Ghibli.

E il futuro cosa riserva a Miyazaki?

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Ci sono altre cose che voglio fare oltre all’animazione, ma non voglio parlarne altrimenti se fallisco mi vergognerei da morire, ho per esempio sempre sognato di andare a piedi da Tokyo a Kyoto, ma temo che questo mio desiderio non si realizzerà mai.” Oppure nel Museo Ghibli “mi piacerebbe aiutare, magari come volontario” scherza il maestro “forse adirittura mi esporranno, quindi venite a visitare il museo!

Quale sia il futuro dello Studio Ghibli ora non si sa, Miyazaki, per sua stessa ammissione, è stato gloria e guida ma anche un forte peso e quasi un blocco insormontabile per i nuovi talenti che volevano provare la strada dell’animazione nello studio, chi ha avuto successo come regista lo ha fatto perchè si è staccato dallo studio ed ha proseguito sulla sua strada. “Adesso che un grosso peso è sparito, spero che le giovani leve dello staff possano trovare varie idee per ciò che intendono fare, il futuro dipende dall’ambizione, dalla speranza e dall’abilità di molte persone

Come tutte le grandi personalità artistiche Miyazaki ha vissuto la sua passione in modo totale, croce e delizia quindi, gioia totale ma anche disperazione per il non saper venir fuori da periodi di crisi artistica buia. Ricordiamo almeno il periodo successivo a Howl’s Moving Castle dove un uso eccessivo (a suo avviso) della CG lo aveva gettato in un periodo di crisi e da cui cercò di uscire isolandosi in una vecchia casa sul mare, come gli artigiani laccatori di un tempo, cercando di andare alle radici del disegno. Realizzazione di corti quasi sperimentali come Yado sagashi (House Hunting, 2006)lo avrebbero portato poi a quel grado zero dell’animazione, a quel partire dai fondamentali che Ponyo rappresenta. Una totale ossessione quindi che nel momento in cui verrà meno, porterà si molta tristezza e noia immaginiamo, ma anche molta serenità e pace. Un riposo totalmente meritato.

Questa sera la tv giapponese trasmetterà Porco Rosso, uno dei tanti capolavori del maestro: i palinsesti sono stati completamente stravolti da quando è stato annunciato il ritiro!

Ci sentiamo quindi di unirci ai ringraziamenti dei molti che qui in Giappone già scrivono e dicono, in rete ma anche in TV, “Miyazaki sensei ozukaresamadeshita!” Grazie di tutto maestro.

Fonte: ScreenWeek

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