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Wolverine – L’Immortale: la recensione in anteprima

Di Leotruman

Wolverine-immortale-film clip video

LA RECENSIONE NON CONTIENE SPOILER.

Wolverine è stanco, distrutto da una vita di solitudine e sofferenza. È invincibile, guarisce le sue ferite in pochi istanti, ma quelle del cuore rimangono lacere e aperte in modo permanente: per questo soffre in modo costante ed intenso. Il suo amore mai dimenticato, Jean Grey (Fenice) continua a tormentare i suoi sogni, e Logan è sempre più terrorizzato di ferire le persone che conosce e ama.

Quando la giovane Yukio (Rila Fukushima) riesce finalmente a trovarlo, gli chiede di seguirlo nel lontano Giappone per porgere l’estremo saluto maestro Yashida, un uomo che ha salvato molti anni prima durante il bombardamento di Nagasaki. Gli deve la vita e può ricompensarlo con l’unica cosa che Wolverine desidera realmente: diventare un essere mortale. Nulla è però come sembra, e dopo la morte improvvisa dell’uomo Logan si ritrova invischiato negli affari della potente famiglia Yashida, alle prese con mafia, guerra intestina e misteriosi esperimenti scientifici. Sarà Mariko (Tao Okamoto), la nipote prediletta del maestro, ad aiutarlo a ritrovare sé stesso, la fiducia nel prossimo e la capacità di amare senza timore.

Un po’ sfortunato il cammino del mutante con gli artigli al di fuori della saga cinematografica degli X-Men. Wolverine – Le Origini è tra i più blandi ed innocui cinecomic degli ultimi 15 anni (nonché dimenticabili). Il compito di Wolverine – L’Immortale era proporre qualcosa di nuovo, dal taglio inedito, che potesse mantenere elevato l’interesse del pubblico nei confronti dei mutanti Marvel prima dell’epico X-Men: Day of Future Past in arrivo il prossimo anno.

Più che un sequel (e in effetti via il numero 2 dal titolo), l’idea era di proporre un film standalone che approfondisse ulteriormente il mondo e la figura del mutante più amato al mondo. L’idea iniziale, folle e bellissima, era di affidare la regia al candidato all’Oscar Darren Aronofsky (Il Cigno Nero): doveva essere un film al limite dell’R-Rated, cupo e violento, ma Aronofsky lasciò il progetto dopo quasi un anno di sviluppo per una serie di problemi, tra cui il maremoto e il disastro nucleare in Giappone, che rallentò la produzione facendo slittare il tutto di un anno.

Wolverine l'immortale Tao Okamoto Svetlana Khodchenkova foto dal film 2

Si fa ancora fatica a capire come mai si sia scelto James Mangold per sostituirlo, un regista dall’animo e dalla sensibilità molto diversa come la sua filmografia dimostra, e purtroppo i dubbi vengono solo confermati e ampliati dopo la visione della pellicola. Wolverine – L’Immortale è purtroppo il film poco riuscito che si temeva alla vigilia, e non è il cinecomic di cui abbiamo bisogno. Nonostante una prima parte decisamente promettente, con un paio di scene d’azioni convincenti e ben dirette, la pellicola si trasforma in un lentissimo melodramma troppo poco entusiasmante per mantenere alta tensione e attenzione. Con un cast praticamente di sconosciuti e un gran numero di scene dialogate in giapponese (anche senza sottotitoli), la storia e il suo sviluppo dovevano necessariamente essere curati con più attenzione.

Invece tantissime le banalità, le situazioni inspiegabili, i momenti WTF, per non parlare dei toni altalenanti in particolare nella seconda parte. Quando si passa all’uso della parolaccia, non per evidenziare il carattere rude di Logan ma come basso espediente di sceneggiatura per suscitare la reazione della sala (ogni volta strappa un inevitabile sorriso, che rimane fine a sé stesso), viene confermato il ridotto spessore dello script. Viper (Svetlana Khodchenkova) è bellissima, ma il personaggio è nel complesso inutile e la pellicola manca di un vero e proprio villain, pecca che si sente in particolare nel debole finale (non parlo di Silver Samurai per evitare spoiler, ma… delusione totale). Non basta la tematica dell’uomo che ha perso la propria identità, gli affetti e il senso della vita, e il suo desiderio di mortalità e normalità per reggere interamente la pellicola, ma c’è un elemento che rende il film in ogni caso non disprezzabile: si chiama Hugh Jackman.

Jackman come Wolverine è uno dei casting migliori di sempre, ed è perfetto nella parte e regge completamente sulle sue enormi spalle il film. Non basta a salvare il tutto, ma è sempre un piacere vederlo sul grande schermo sfoderare gli artigli e auguriamo lunga vita all’attore nei panni del mutante Marvel.

Voto: 5

DOPO L’IMMAGINE  POTETE LEGGERE LA DESCRIZIONE DELLA SCENA DOPO I TITOLI DI CODA, CHE FA DA PONTE A…

X-Men: Days of Future Past - Il logo ufficiale

Wolverine è in aeroporto. Sta per passare i controlli della dogana, e chiede che sia spento il metal detector per ricevere la perquisizione manuale avendo lo scheletro di metallo. Davanti a lui alcune monetine iniziano a fluttuare: si gira c’è Magneto, la versione anziana interpretata dal fantastico Ian McKellen (nella fila accanto credo di aver riconosciuto anche Bishop, interpretato da Omar Sy). Magneto gli dice che ha bisogno di lui, perché c’è qualcuno che sta costruendo qualcosa per distruggere l’intera razza dei mutanti. Non a caso sullo sfondo si legge un cartello industrie Trask (QUI la news dal Comic-Con), responsabili della costruzione delle Sentinelle, le macchine nate in risposta ad un’ipotetica minaccia da parte dei mutanti. Wolverine gli dice che non si fiderà mai di lui, ma le persone attorno a loro rallentano fino a fermarsi del tutto. Si intravede la ruota di una carrozzella, ed ecco arrivare il Professor X (Patrick Stewart): gli conferma quello che Magneto gli ha detto, e chiede l’aiuto del suo mutante più prezioso.

X-Men: Days of Future Past uscirà a luglio 2014, e vista questa incredibile scena vorremmo solo teletrasportarci nel futuro per gustarci il film di Bryan Singer sul grande schermo insieme al cast pazzesco che ha radunato tra “giovani” e “vecchi” X-Men appartenenti a due linee temporali diverse (QUI la descrizione del panel del Comic-Con).

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