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Japan Expo 2013 – Intervista esclusiva a Tomonori Ochikoshi, il produttore di Magi, Blood+ e Welcome to THE SPACE SHOW

Di Marlen Vazzoler

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Alla conferenza dell’Aniplex, oltre a Atsuiro Iwakami, era presente un altro produttore di serie animate giapponesi: Tomonori Ochikoshi, che ha presentato il nuovo titolo a cui ha lavorato e che è uscito proprio in questi giorni, sulle reti televisive giapponesi: l’anime Silver Spoon (Gin no Saiji), l’adattamento del manga di Hiromu Arakawa, l’autrice di Full Metal Alchemist. Ochikoshi ha ammesso di essere rimasto particolarmente colpito dal soggetto originale della storia, che racconta di un gruppo di giovani che studiano alla scuola superiore di agricoltura, ed ha ammesso di essere molto orgoglioso del risultato. Inoltre il titolo è sostenuto sia in Giappone che in Francia, dai rispettivi ministeri dell’agricoltura, una cosa che non capita certo tutti i giorni.

In Italia sarà possibile seguire in simulcast l’anime di Silver Spoon su Popcorn tv dal 15 luglio, ogni lunedì sera alle 21. Ecco di seguito la sinossi ufficiale:

Qual è il motivo per cui Yugo Hachiken ha deciso di frequentare la Oezo Agricultural High School? Semplice, perché nella scuola c’è un fantastico dormitorio!In realtà per Yugo questa scelta rappresenta il solo e unico modo per fuggire dalle soffocanti pressioni della scuola preparatoria di Sapporo. Ma, non ci vorrà molto e Yugo si renderà conto che la vita non a Oezo non è proprio così semplice, e costretto ad affrontare una serie incredibile di ostacoli nel suo nuovo ambiente circondato da tutti gli animali della fattoria e la magnifica Madre Natura!
Una storia di formazione, divertente, commovente, dolce come il latte e davvero molto, molto ricca di… fango!

Qui potete vedere il trailer subbato in inglese:

Il resto del suo intervento si è poi spostato sulla produzione complessiva dello studio A-1 Pictures, presso cui lavora, e di cui ha mostrato un reel che ha riassunto tutte le loro produzioni. Sono passati tre anni dalla precedente partecipazione dello studio al Japan Expo, e in questo periodo di tempo lo studio è cresciuto sia in termini di produzioni, produce circa dieci serie animate all’anno, e può contare su circa 300 dipendenti di talento, le cui motivazioni e la voglia di far bene traspaiono nelle loro produzioni.
Secondo Ochikoshi, il pubblico si aspetta che lo studio crei delle produzioni di alta qualità e con una bella estetica ma ha sottolineato che la A-1 Pictures vuole continuare ad usare personaggi interessanti, una delle loro principali qualità.

Come mai ha deciso di lavorare con la A-1 Pictures e di lasciare Aniplex?

Inizialmente ha lavorato a Aniplex, poi è stato deciso che dovevo andare a lavora lì.

Nella serie animata di Magi – The Labyrinth of Magic sono stati apportati diversi cambiamenti al personaggio di Ali Babà.

Non abbiamo cambiato molto, sono stati delle modifiche necessarie per lo svolgimento della trama. I personaggi evolvono nel corso della storia.

Ma tra gli episodi 24 e 25, c’è una differenza drastica tra l’anime e il manga, concernente questo personaggio. Alla fine c’è stata la stessa conclusione, ma la differenza è marcata. E questa cosa si è ripetuta anche in altri momenti della serie.

Avendo solo 25 episodi, abbiamo dovuto prendere delle scelte. Di conseguenza abbiamo apportato dei cambiamenti per rendere la serie più interessante.

L’anime Blood+ si è ispirato al lungometraggio Blood: The Last Vampire. Perché avete deciso di usare solo certi elementi del film?

Il film dura solo 48 minuti, mentre l’anime è composto da 50 episodi. Il film non è bastato per la creazione di tutti questi episodi.

E perché avete usato una caratterizzazione occidentale?

È stata una scelta che ho trovato interessante.

Per Blood+ ha assunto Hans Zimmer e Mark Mancina (l’arrangiatore di Zimmer, ndr.) per la composizione della colonna sonora, come mai?

Li ho scelti perché volevo che tutto il mondo vedesse questa serie, perché sono dei musicisti conosciuti.
Volevo che la serie fosse conosciuta dal mondo intero, e per questo motivo volevo il miglior musicista.

Quindi l’assunzione di Susan Boyle per Welcome to THE SPACE SHOW, è derivata dal medesimo ragionamento?
Nel caso di questo film, volevamo che fosse conosciuto in tutto il mondo, quindi abbiamo discusso quale potesse essere la persona ideale da assumere per la musica. Prima abbiamo deciso la musica e poi abbiamo deciso quale cantante l’avrebbe cantata, e questa persona era Susan Boyle. (La Boyle ha cantato il tema principale, Who I Was Born to Be, ndr.).

Tomonori-Ochikoshi-japan-expo-2013

Il segmento sullo ‘show spaziale’ che si trova all’interno di Welcome to THE SPACE SHOW, è stato diretto da un altro regista, Massaki Yuasa. Perché non è stato utilizzato il regista che ha diretto il resto del film?

Non abbiamo usato Masunari Koji, perché volevamo che questa scena fosse molto speciale, per questo motivo ho pensato di usare una persona che avesse un carattere speciale, per realizzare questo spezzone.
Gli ho lasciato fare qualsiasi cosa volesse fare, non gli ho dato ordini, ha avuto carta bianca.

La produzione per questo film è durata cinque anni, inoltre è stata la sua prima esperienza come produttore di un lungometraggio.

Questa produzione ha richiesto molto, molto tempo. Non ho mai voluto impiegare tutto questo tempo per fare un film.

C’è stata una differenza a livello tecnico, tra questa produzione e quella di una serie animata?

Abbiamo disegnato tantissimo, abbiamo realizzato troppi disegni.

Come mai avete scelto di assumere dei bambini sconosciuti, tra gli 11 e i 14 anni, e non dei doppiatori famosi?

Ho deciso di usare dei bambini sconosciuti per questi ruoli, perché volevo che fossero interpretati da dei bambini, e non da adulti professionisti che pretendevano di essere dei bambini. Questi ruoli sono molto importanti per il film, e non ho voluto usare dei doppiatori celebri, volevo che le voci corrispondessero ai personaggi e usare le voci vere dei bambini. Inoltre non volevo che la loro interpretazione offuscasse i personaggi.

Il film è stato presentato in anteprima di Berlino. Come mai avete deciso di mostrare il film in questo Festival?

È stata una mia scelta personale andare a Berlino, perché lo considero un grande luogo in cui questo film può essere conosciuto nel resto del mondo. Ho voluto andare assolutamente a Berlino, in nessun altra città e mi considero fortunato di essere riuscito a proiettare lì il film.

Nel 31° episodio di Uchu Kyodai, è stata utilizzata una registrazione dell’astronauta Akihiko Hoshide, dalla stazione spaziale internazionale.

L’abbiamo scelto perché è un vero astronauta. Abbiamo collaborato con la JAXA (Japan Aerospace Exploration Agency) e la NASA per realizzare Uchu Kyodai, e ogni volta che abbiamo la possibilità, cerchiamo di usare la voce di veri astronauti.

Da No Time to Die a Ghostbusters, ecco le nuove date dei film 2021 (in costante aggiornamento)

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