Dawn of the Planet of the Apes – Matt Smith parla di alcuni punti della trama, del tono e della scala del film

Dawn of the Planet of the Apes – Matt Smith parla di alcuni punti della trama, del tono e della scala del film

Di Marlen Vazzoler

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Durante il pannello della 20th Century Fox, che si terrà questo sabato al Comic-Con di San Diego nella Hall H, verrà presentato il film Dawn of the Planet of the Apes, il seguito di L’alba del pianeta delle scimmie, diretto da Matt Reeves. In una lunga intervista con Anne Thompson pubblicata su Thompson on Hollywood il regista ha spiegato come ha ottenuto l’incarico.

“Ho scoperto il film, ero ossessionato da Il pianeta delle scimmie, da ragazzino volevo disperatamente essere un gorilla, essere una scimmia. E mi piace quello che hanno fatto con ‘L’alba’, così emotivo. Non ero sicuro che mi avrebbero voluto per fare il film. Quando sono entrato, ho pensato, sicuramente quello che succederà è che diranno ‘leggi l’outline, per capire se lo farai’. Io avrei detto, ‘Questo è quello che voglio fare’, e loro avrebbero detto ‘Grazie, ma no grazie’.
Invece, Emma Watts ha detto, ‘Suona grandioso! Farai questa versione. Ci stai?’. ‘Ci sto, sarebbe incredibile’.
È stato un intero processo: le pazze location sono il risultato di quell’abbozzo della storia, realizzarlo in modo pratico nella foresta a Vancouver, su una collina con telecamere mo-cap. Siamo pazzi? Per questo motivo il girato è ancora più emozionante”.

Naturalmente il film ha richiesto una scala molto più grande di quella che Reeves aveva usato nei suoi film precedenti:

“La cosa pazzesca è la scala gigantesca di questo film, che è enorme per qualsiasi film, molto più grande. L’unico modo per farla funzionare è tramite un emotivo e intimo punto di vista. Ha tutte quelle cose che mi spingono a fare qualcosa, un nucleo emotivo, come Andy, Rupert e la Weta hanno fatto per ‘L’alba’. Come si diventa una scimmia? Quanto è emotiva, l’intimità emotiva?
È un grande cambiamento. Non solo in scala, per me è ovviamente molto più grande di tutto quello che ho fatto, ma enorme per qualsiasi film, in particolare perché questo è il primo film di questo livello a usare il 3D nativo su una tela enorme e il mo-cap per il 95% del girato in esterni. Le riprese in mo-cap del primo film sono state in realtà fatte negli studio. È una cosa immensa da fare in uno spazio naturalistico. Ed è uno stimolante processo di apprendimento”.

Dato che le riprese del film sono ancora in corso in Louisiana e a Vancouver, mancano solo poche settimane al completamento della fotografia principale, Reeves spiega che al pannello non porteranno moltissimo girato.

“Dato che stiamo girando, non mostreremo molto. Non abbiamo intenzione di venire con tonnellate di filmati. Il cast ci sarà, cercheremo di dare un assaggio di alcuni pezzi limitati. Ma non scene con le scimmie, non abbiamo intenzione di farlo, ci limitiamo a quello che possiamo mostrare. Questa è un’altra storia che richiede mesi e mesi. Il film non esce nemmeno per il Memorial Day, ci siamo scambiati con gli X-Men per il 18 luglio. Ora siamo in grado di fare quelle riprese. Tante cose ancora non esistono”.

La versione del film diretta da Reeves, è diversa da quella concepita originariamente nello script di Jaffa e Silver. Il regista spiega quali sono state le maggiori differenze:

“Ho voluto estendere quello che ho pensato fosse stato raggiunto così brillantemente, il legame emotivo con Caesar, con un maggior senso di realismo nel mondo, il suo volto e la scala. Ho voluto entrare in quella storia, dove il primo film finisce, sul precipizio di un importante cambiamento che sta per accadere nel mondo. Il mondo delle scimmia è definitivamente più grande, ma è ancora incentrato su Andy Serkis nei panni di Caesar, è il suo POV.
…Abbiamo iniziato guardando a diverse bozze della sceneggiature e a storie diverse. Silver e Jaffe hanno fatto le prime iterazioni. Rupert aveva fatto una versione con Scott Burns. Quando sono stato coinvolto, la storia inizialmente era ambientata molto più in là, le scimmie si erano evolute velocemente. Ciò che mi ha emozionato era l’idea di tornare, per trovare un modo per rimettersi in strada, non volevo solamente saltare in avanti. Ho fatto ripartire il primo film che ci ha messo nel cuore delle scimmie. Conoscendo il canone, il film del ’68 che ho visto da bambino, sai com’era quel modo. Quello è stato l’inizio. Quindi questo porta al film originale. Come funziona? Ecco dove sta andando. Non volevo andare troppo lontano e perdere come si è sviluppato”.

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Alla fine del film precedente Caesar parla, e Reeves ha voluto continuare lungo questo sentiero dell’evoluzione. La civilizzazione delle scimmie è tra gli alberi, tra Vancouver e New Orleans. Ma ci saranno anche delle scene che verranno filmate a San Francisco.
Anche in questo film la Weta si occuperà degli effetti speciali sotto la supervisione di Dan Lemmon.

“È fantastico perché Michael Seresin sta riprendendo, ho scelto lui perché volevo un illuminazione che sembrasse molto reale. Voglio che si avverta la sensazione che stiamo facendo un film epico, molto realistico, stiamo illuminando con la luce reale, così gli effetti che erano così sorprendente in L’alba e Avatar, li stiamo mettendo in questo ambiente. Rendere gli effetti emotivi nella vita reale aumenta l’illusione. Ma è una cosa complicata, prendere queste incredibili cineprese digitali in questi luoghi folli.
Quello che abbiamo sembra molto grezzo nei passaggi bloccati. Stiamo andando attraverso diversi tagli, facendo il montaggio nei fine settimana, portando le sequenze, andando alla Weta per parlare di quello che c’è dentro”.

Un membro del Cirque du Soleil, Terry Notary, sta addestrando tutti gli attori a muoversi come scimmie. Hanno cercato di realizzare il più realisticamente possibile il film, grazie alle location e alla luce, ma sopratutto grazie ai movimenti delle controfigure delle scimmie.

“Le controfigure si sono addestrate a muoversi come le scimmie. Quello che stanno eseguendo è tutto vero e quando lo vedrete traslato non sembrerà animato”.

Le vicende di Dawn of the Planet of the Apes si concentreranno su “un gruppo di scienziati che cercano di sopravvivere da soli a San Francisco” e la storia sarà ambientata 15 anni dopo le vicende del primo capitolo. Il film uscirà (in 3D) nelle sale americane il 18 luglio 2014.

Fonte Thompson on Hollywood

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