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Comic-Con 2013: Il regista José Padilha parla del suo RoboCop

Di Filippo Magnifico

RoboCop Foto Dal Set (2)

Tra le pellicole presentate durante l’edizione 2013 del Comic-Con di San Diego c’era anche il remake/reboot di RoboCop diretto da José Padilha (qui trovate il resoconto del panel). Il regista è stato intervistato dal sito Shock Till You Drop e ha rilasciato ulteriori dichiarazioni a proposito di questa nuova storia e del suo protagonista, interpretato da Joel Kinnaman. Qui sotto trovate la traduzione.

In che modo la campagna virale che è stata organizzata riflette l’essenza del film?

Onestamente non l’ho vista, ma posso parlarti del film [Ride]. Prima di tutto io sono un fan del film originale. Non voglio riprovare a fare quello che hanno fatto loro. Quando sono stato coinvolto in questo progetto la prima cosa che mi sono chiesto è stata “Che tipo di ispirazione può darmi?”. È un film molto più sofisticato di quello che si potrebbe pensare, soprattutto da un punto di vista filosofico. Io guardo RoboCop e vedo – potete vederlo anche voi con i droni oggi – che il concetto di guerra sta diventando sempre più meccanizzato. Questo avrà delle conseguenze. Ci saranno guerre con robot, che implicheranno una minor perdita umana. Ogni singolo atto di guerra può essere ricondotto ad un atto umano. È una questione di libero arbitrio. Quando si rimpiazzano gli umani con dei robot in grado di prendere decisioni, ogni responsabilità viene messa da parte. Si mette un robot nel centro di una foresta e lo si spedisce a caccia di un trafficante di droga, ma durante il suo percorso uccide accidentalmente un bambino. Di chi è la colpa? Questo è un problema filosofico veramente enorme. E RoboCop parla appunto di questo.

RoboCop è globale o è solo concentrato sulle strade di Detroit?

Il nostro film ha due dimensioni. Siamo nel 2026. Le guerre nel mondo si combattono con i robot. In America non si possono utilizzare i robot per l’applicazione della legge perché non sono responsabili. In questo scenario molte aziende stanno perdendo soldi e sono alla ricerca di un modo per aggirare la legge. La soluzione è fondere un uomo con una macchina, perché l’uomo ha una coscienza. Il motivo per cui viene creato RoboCop è perché solleva questioni filosofiche. Parla dell’essere un uomo e al tempo stesso un robot. […] Se guardate l’originale, Alex Murphy viene fatto a pezzi e quando ritorna non è più lui. Quello che non ci è stato mostrato è un uomo che si risveglia e scopre di essere un robot. Abbiamo voluto mostrare un essere umano che si risveglia e si chiede “Chi sono? Cosa sono diventato?”. Questo rende il film incredibilmente intimo.

In percentuale quanto tempo del film viene dedicato alla creazione di RoboCop?

Forse il 30%. Vedrete e capirete come RoboCop è fatto dall’interno. L’idea è quella di conservare l’uomo, in modo tale da creare una macchina responsabile. Il suo cervello ha ancora memorie, può provare emozioni, presenta tutte le componenti umane. Il corpo è quello di un robot.

Abbiamo visto foto di RoboCop e ha una mano umana…

Questo perché in un certo senso la società deve vendere l’idea che questo robot è ancora un uomo e può essere responsabile. Come si salutano gli uomini? Stringendosi la mano. C’è una ragione di marketing dietro tutto questo. Nel momento in cui stanno costruendo RoboCop, per loro è come se stessero vendendo un computer Apple o cose simili. Hanno fatto delle vere e proprie ricerche per decidere il suo loook.

Nel cast del film ci saranno anche Gary Oldman, che interpreterà il ruolo di Norton, lo scienziato che darà vita al super poliziotto robot, e di Samuel L. Jackson, che interpreterà il ruolo di Pat Novak, un potente magnate televisivo. È stata anche confermata la presenza dell’ex Batman Michael Keaton, che è stato scelto per sostituire Hugh Laurie – che ha deciso di non prendere più parte al progetto – e interpretare il crudele CEO della Omnicorp Raymond Sellars.

RoboCop farà il suo ingresso nelle sale americane nel 2014. Per maggiori informazioni potete consultare le nostre News dal Blog.

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