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House at the End of the Street, la recensione del thriller con Jennifer Lawrence

Pubblicato il 09 giugno 2013 di Filippo Magnifico

House at the end of the street Foto dal Film

House At the End of the Street. Un titolo che riporta subito alla mente una serie di controversi classici del brivido, come ad esempio L’ultima casa a sinistra di Wes Craven. L’operazione nostalgia (o perlomeno il suo tentativo) è più evidente che mai, quindi, e ed è impossibile negare che ci sia stato un certo impegno nel rendere fede a questa promessa. Ma il rischio del teen horror, vera grande piaga del cinema di genere moderno, è sempre lì dietro l’angolo e questa pellicola non riesce proprio ad evitarlo.

Peccato perché ci troviamo di fronte ad un’opera che comincia con delle premesse veramente ottime, proponendoci un incipit oscuro e inquietante, che si sviluppa in un colpo di scena finale efficace e molto difficile da intuire. Quello che non funziona è la parte centrale della storia, impegnata a delineare un amore impossibile che possiede tutti i cliché tipici dei telefilm adolescenziali dove una brava ragazza, spinta da chissà quale istinto materno, si innamora del tipo oscuro e misterioso, dando vita ad una relazione malvista e ostacolata da tutti.

House At The End Of The Street Foto da Film 02

Il risultato è un evidente calo di ritmo, aggravato dal fatto che ad un certo punto i personaggi presenti sulla scena sono troppi e non sempre delineati a dovere. Se da un lato c’è l’oscuro Ryan, interpretato da Max Thieriot, che ci viene presentato attraverso la “voce del popolo”, ricordi e quello che lui stesso ci racconta, dall’altro abbiamo figure come lo sceriffo Gil Bellows, che occupa un ruolo rilevante all’interno della storia ma sembra muoversi senza una precisa ragione. A questo si uniscono situazioni decisamente forzate, come quelle che conducono al climax della storia, scatenato da una macchina distrutta senza un apparente motivo da parte di quelli che dovrebbe essere i bravi ragazzi della cittadina all’interno del quale è ambientata la vicenda.

In tutto questo Jennifer Lawrence ci mette molto impegno, è impossibile negarlo, ma non può certo fare miracoli. C’è di buono che una volta superati i tre quarti del film, noiosissimi, la storia prende vita e regala qualche momento di tensione ben assestato, aiutati da un twist che, come accennato in precedenza, non è decisamente scontato e riesce a fare il suo effetto. Ma la promessa di un horror old school insita in quel titolo non è stata assolutamente mantenuta.