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Gravity – Per realizzare il rendering degli effetti speciali la Framestore ha dovuto mettere il turbo al suo acceleratore hardware

Di Marlen Vazzoler
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Sempre più spesso, quando viene realizzato un film, gli studio si servono di case di produzione per creare gli effetti speciali, che già una dozzina di anni fa sarebbe stati considerati irrealizzabili. Cameron con il suo Avatar ha alzato ulteriormente la barra, e la ILM e la Weta hanno conquistato posizione leader in questo settore. Ma esistono delle case di produzione degli effetti speciali che fanno dei lavori incredibili, di cui molto spesso ignoriamo l’esistenza, come lo studio inglese Framestore che ha lavorato ad Avatar, Skyfall, Harry Potter e i doni della morte e negli ultimi due anni e mezzo a Gravity di Alfonso Cuaron, per il quale ha creato la distruzione di una Stazione Spaziale Internazionale, in 3D.
Per realizzare questa difficilissima scena, la Framestore si è servita del BlueArc (HDS filer), un acceleratore hardware che ha richiesto a sua volta di essere accelerato per poter processare gli effetti speciali richiesti. Il capo tecnico della compagnia, Steve MacPherson ha spiegato che il film ha richiesto:

“Alla Framestore la più impegnativa computazione che hanno mai realizzato… La Framestore ha dovuto creare un livello senza precedenti di immagini in CG e un enorme numero di persone hanno dovuto lavorare su questo materiale simultaneamente”.

Se pensiamo alla scena della distruzione della stazione spaziale, diversi artisti degli effetti speciali hanno dovuto creare ogni fotogramma e poi i fotogrammi sono stati renderizzati nel film, un processo intricato che ha richiesto la creazione di un immagine partendo da dei componenti base che vengono ottimizzati, rigirati e attorcigliati per ottenere un risultato altamente realistico.
The Register ha spiegato quali modifiche la compagnia ha dovuto apportare per poter andare avanti con il loro lavoro di rendering per Gravity. La spiegazione è un po’ tecnica:

Il lavoro per Gravity è cominciato più di due anni fa, ed ha richiesto l’utilizzo di più di 15.000 processori che hanno lavorato al picco di carico del rendering. L’IT di Framestore può contare su una memoria di archiviazione centrale che fornisce l’accesso ai file, sia per i nodi di rendering e per postazioni di lavoro degli artisti. Poiché il carico di lavoro di rendering si accumula può succhiare tutta la larghezza della banda di memoria del sistema senza lasciare nulla agli artisti. Questo non era accettabile, perché stavano lavorando anche su Sherlock Holmes: Gioco di Ombre e Lincoln, e non potevano semplicemente fermarsi. E non era nemmeno possibile comprare un nuovo archivio solo per il rendering.
La memoria necessitava un partizionamento in modo che gli artisti potessero continuare a lavorare mentre continuava il rendering, idealmente senza essere trattenuto dalla memoria. La Framestore ha progettato un gruppo centrale di file basati su un 1.2PB di un cluster a 6 nodi del sistema filer HDS (BlueArc) utilizzando driver SAS e SATA, con dei front-end con 6 Mercury 110 teste con una rete da 10GbitE e un interruttore centrale Arista a bassa latenza. Ma i processori per il rendering avevamo bisogno di ancora più dinamismo di stoccaggio e per farlo era necessario aggiungere un altro strato di risorse di memoria tra il filer HDS ed i nuclei di rendering.

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MacPherson ha guardato per delle memorie a stato solido, dei flash array e all’utilizzo di software CacheFS per la memoria dei processori di rendering. Alla fine ha creato un Avere Edge Filer a tre livelli, con un cluster con 114GB di DRAM e 3TB di memoria flash per nodo. Questi si trovano nel percorso dei dati tra i processori di rendering e il cluster dei grandi HDS filer. Con questa impostazione sono in grado di fornire una capacità di tipo metrica, l’analisi e l’identificazione dei file più importanti ed essenziali per l’efficienza di produzione.

Alla fin fine MacPherson è riuscito a risparmiare migliaia di dollari mettendo il turbo al suo turbo. Da quello che abbiamo visto nel trailer, hanno fatto un lavoro spettacolare.
La pellicola racconta le avventure spaziali di un ingegnere medico, Ryan Stone (Bullock), e di un astronauta veterano, Matt Kowalsky (Clooney) che durante una camminata di routine nello spazio rimangono vittime di un incidente. Lo shuttle viene distrutto e i due rimangono completamente soli, nell’oscurità dello spazio. Gravity uscirà nelle sale americane il 4 ottobre.

Fonte The Register

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