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Bates Motel, il commento al prequel seriale di Psycho

Bates Motel, il commento al prequel seriale di Psycho

Di emanuele.r

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Tra le serie via cavo del 2013, Bates Motel è sicuramente una delle più attese e anticipate: prequel del grande Psycho di Hitchcock, sviluppato da Carlton Cuse e Kerry Ehrin (il quale ha scritto il primo episodio assieme a Anthony Cipriano) e interpretato da due protagonisti d’eccezione come Freddie Highmore e soprattutto Vera Farmiga. Ma la resa della serie è tutt’altro che la somma dei suoi elementi.

L’adolescenza del giovane Norman Bates, il suo morboso rapporto con la madre che ovviamente nasconde un segreto, le improbabili figure paterne che si susseguono e gli eventi che hanno modellato la mente del giovane Norman trasformandolo in un serial killer.

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Sviluppato a partire dal romanzo di Robert Bloch che ispirò il celebre film, Bates Motel sembra una sorta di “nascita di un Dexter“, non solo per il racconto che accomuna le esperienze giovanile dei due serial killer, ma anche per le atmosfere che Cuse e soci decidono di trasportare nel presente dagli anni ’50.

Aperto dalla morte del padre di Norman, che aleggia sulla serie come un pesante non detto, la serie non mette in scena la formazione deviante del protagonista ma la crescita, o meglio la sua involuzione psicologica e psicoanalitica scatenata dal rapporto di dipendenza con Norma (già la sostanziale uguaglianza dei nomi è un preciso segnale), lasciando il suo futuro sullo sfondo, come un inevitabile tragedia. Il thriller alla base fa capolino di quando in quando, come sotto-testo, ma in primo piano c’è un dramma familiare da manuale, con tipica madre castratrice, passivo-aggressiva e figlio remissivo e sottomesso.

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Ma è proprio questa tipicità il vero punto debole di Bates Motel, il suo ripercorrere una storia già conosciuta in modi conosciuti senza il talento nella narrazione che possa sorprendere lo spettatore: i meccanismi narrativi e le descrizioni dei personaggi sono un po’ stantii, la confezione è piacevole senza particolari guizzi, non c’è la tensione prevista né la profondità (escluso qualche colpo a effetto, come lo stupro nella prima puntata) e tutto si base sul fascino e il carisma d’attrice di Farmiga, madre che sa scatenare quelle sottili pulsioni di cui il figlio e le sue vittime pagheranno le conseguenze. Forse però un po’ poco per essere soddisfatti.

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