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Akira – Stasera torna al cinema, tutto sul capolavoro Katsuhiro Ôtomo!

Di Marlen Vazzoler

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Se siete degli appassionati di fantascienza e d’animazione, ci sono delle buone chance che abbiate sentito menzionare il lungometraggio animato di Akira, di Katsuiro Otomo. Il film, che quest’anno compie 25 anni, è spesso considerato una pietra miliare dell’animazione, non solo per le influenze che ha saputo esercitare nell’ambito sci-fi e cyberpunk nel settore cinematografico, fumettistico e musicale, ma anche perché ha introdotto a un pubblico più ampio: gli anime, che avevano cominciato a fare capolino nelle nostre televisioni alla fine degli anni settanta; e i manga, che avevano cominciato a diffondersi in Italia a partire dal 1990, grazie alle pubblicazioni della Granata Press e del manga di Akira pubblicato dalla Glénat. Per questo motivo possiamo definire Akira, una sorta di apripista della seconda invasione della produzione giapponese in occidente.

Otomo ha cominciato la pubblicazione di Akira sulla rivista Young Magazine 31 anni fa. Inizialmente il mangaka aveva intenzione di creare una storia ispirata al manga di Super Robot 28 (Tetsujin 28) di Mitsuteru Yokoyama che racconta di un’arma segreta creata dai militari prima della guerra del Pacifico, che viene riportata in vita ai giorni nostri. Ma man mano che Otomo andava avanti a scrivere la storia, questa si è completamente distaccata dall’idea iniziale. Solo alcuni elementi dell’opera di Yokoyama sono stati ripresi in Akira, ovvero i nomi di alcuni protagonisti: Kaneda, Shikishima, Tetsuo e Ryusaku e il numero 28 tatuato sulla mano di Akira, che deriva dal titolo Super Robot 28. Il manga venne completato in sei anni, durante i quali ricevette diversi riconoscimenti. In quegli anni, Otomo accettò di realizzare un lungometraggio animato su questa massiva opera sci-fi, ponendo una sola condizione: l’avere il completo controllo creativo della pellicola.

Venne così creato l’Akira Committee, composto dalle dieci maggiori compagnie di produzione cinematografica di quegli anni, che cercò di condensare il manga, completato da Otomo solo due anni dopo dell’uscita del film, in una pellicola di due ore, in cui doveva essere conclusa la storia dei personaggi principali. Chi ha avuto la possibilità di vedere il film, sa che il terzo atto soffre dalla mancanza di un’idea chiara di Otomo, su come finire la storia. Ma la produzione del film si è particolarmente distinta per:

-l’uso di un budget altissimo, di un miliardo di yen, contro i 100-200 milioni normalmente utilizzati per questo tipo di produzioni;
-la sincronizzazione dei movimenti delle labbra dei personaggi con i dialoghi, grazie all’utilizzo del doppiaggio registrato in fase iniziale. Una tecnica mai usata prima in una produzione animata giapponese;
-un’animazione scorrevole, possibile grazie all’utilizzo di più di 160mila cell, disegnati da 1300 animatori;
-5 dei 50 studi che lavorarono al film si occuparono esclusivamente dei fondali, mentre uno si è occupato esclusivamente della CGI, usata per lo più per la creazione degli effetti causati dai poteri esp.

Nonostante i talenti dietro quest’opera dai temi maturi, il film al cinema fu un flop. In Giappone incassò appena 700 milioni di yen e nel resto del mondo rosicò pochissimi soldi al botteghino a causa di una distribuzione quasi inesistente e della difficile marketizzazione del film. Il successo arrivò solo in seguito, grazie al mercato home video che permise la diffusione della pellicola in occidente e le diede lo stato di film cult, mentre che in Giappone gli studio sono riusciti a entrare in pareggio grazie ad un incasso di oltre 6 miliardi di yen.

Solo questa sera, il film approderà nelle nostre sale per festeggiare il venticinquennale. Vi chiederete ma perché devo andare a vederlo? Si la sua produzione è interessante, ma è un film che ho già visto. Non mi piacciono i cartoni giapponesi. Ho già il film in DVD/Blu-ray, perché devo spendere altri soldi? Tutte risposte validissime. La mia contro-risposta è semplice: Tetsuo e Kaneda. Vedere questi due personaggi in azione sul grande schermo non ha eguali.

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