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The Rolling Stones Crossfire Hurricane – La recensione del doc sugli Stones

Di laura.c

he rolling stones crossfire hurricane

Si può rimanere 50 anni sempre sulla cresta dell’onda? Inventare il proprio mito e impersonarlo in modo così convincente da fondersi con esso, senza però finirne schiacciati come avvenuto a molte celebrità del rock e dello spettacolo? Se c’è una trama da ricercare nel documentario The Rolling Stones Crossfire Hurricane, diretto da Brett Morgen in occasione dei 50 anni della band inglese, è proprio il racconto della nascita e dell’evoluzione dell’immagine pubblica degli Stones, della loro fama di cattiva ragazzi alimentata prima per ragioni di marketing, quale elemento distintivo rispetto ai più “presentabili” Beatles, e poi sempre di più dalle biografie personali di un gruppo di ragazzi lanciati nell’occhio di un ciclone. O di un “crossfire hurricane” come recita appunto il titolo del film, preso in prestito dalle battute iniziali di Jumpin’ Jack Flash e destinato a campeggiare in alcuni selezionati cinema italiani solo per due giorni,  oggi e domani, grazie alla distribuzione di Microcinema.

he rolling stones crossfire hurricane mick jagger

Come ci si può attendere da un’opera che nasce in occasione di un anniversario, c’è ben poco nel lavoro di Morgen che non riconduca tutto alla suddetta traccia. Nessuna inchiesta o dietrologia: solo due ore di materiali di archivio per lo più abbastanza noti, e riassembleati col tentativo di dipingere un ritratto abbastanza completo della band, così come del contesto culturale e mediatico che portò alla sua progressiva affermazione, o del variegato insieme di fattori che ne determinarono l’iconografia allo stesso tempo pop e borderline.  Un forte accento, in particolare, è posto sugli anni di esordio, sul successo sopraggiunto in modo improvviso e dirompente, con orde di ragazzine pronte a svenire davanti al fascino acerbo e malizioso di Mick Jagger, da una parte, e un seguito sempre più ampio di giovani che, dall’altra, cominciavano a cercare nella musica della band un veicolo di espressione e di sfogo per la loro ansia di rivolta. Quella stessa ansia che avrebbe ispirato tutta la vita sociale e culturale tra gli anni ’60 e ‘70, e a cui il film fa ampio riferimento, legandola a doppio filo con la crescita anagrafica e musicale del gruppo.

he rolling stones crossfire hurricane 3

Altro leitmotiv poi, è l’aurea di dannazione da sempre circolata intorno agli Stones, che però il documentario sembra ricondurre soprattutto a un look di facciata, fomentato dai media  e diventato solo in un secondo momento il marchio distintivo anche dei singoli membri della band, con i problemi di droga di Mick Jagger e soprattutto di Keith Richards, nonché con la precoce scomparsa del chitarrista Brian Jones nel ‘69. Un pezzo della storia degli Stones che riesce comunque a risultare commovente nonostante il tempo trascorso e nonostante una certa freddezza tipica dei materiali d’archivio.  Poco spazio, paradossalmente, è concesso invece alle canzoni e alla musica: ci si deve accontentare di qualche accenno al processo creativo dietro ad alcuni celebri brani, o di qualche testimonianza su come gli Stones di oggi vedono il proprio lavoro. Se la parte visiva del documentario è frutto di un’operazione di montaggio, il compito di raccontare la storia spetta agli stessi membri del gruppo: l’irrefrenabile Mick, il pirata Keith, il placido Charlie Watts e l’ultima entry Ron Wood, più due storici ex-componenti come Bill Wyman e Mick Taylor, tutti chiamati ad affidare le proprie memorie a un’intervista, di cui è stato rigorosamente registrare solo l’audio. Il che la dice lunga sul documentario, che propone una sequenza ininterrotta di immagini in qualche modo celebrative della band delle origini, interrompendosi quasi bruscamente prima dei meno entusiasmanti anni ’80 e tagliando fuori i volti segnati dal tempo dei Rolling Stones di oggi. Un’operazione perciò palesemente nostalgica, in cui non si vuole solo raccontare un mito ma cercare di reiterarlo nel presente attraverso quei tratti ritenuti più popolari e affascinanti, epurati di tutte le note più problematiche cui, invece, si deve parte dell’unicità del gruppo.

he rolling stones crossfire hurricane 4

Per quanto si sforzi di apparire come un tripudio di giovinezza, sensualità e trasgressione,  The Rolling Stones Crossfire Hurricane in sostanza non sembra molto di più di una storia del passato, un po’ abbellita e stemperata, raccontata intorno a un fuoco da una fin troppo assennata voce anziana. Certo è, che quando questa voce è quella ancora non proprio sobria di Keith Richards, in un modo o nell’altro la storia (e soprattutto la musica) trova sempre il modo di suonare interessante.


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