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Cartoonist 2013: Intervista al direttore Olivier Gilbert

Di Marlen Vazzoler

Domani comincia il Cartoonist, il Festival internazionale del film d’animazione ideato da Olivier Gilbert, che si terrà per la prima volta a Nizza, per festeggiare il ventennale dalla sua fondazione. Per l’occasione siamo riusciti ad intervistare il direttore, ancora una volta il signor Gilbert, prima dell’inizio della manifestazione.

Può spiegarci le circostanze che hanno portato alla chiusura del Cartoonist?

Abbiamo lavorato per dieci anni e penso che tutti noi avevamo bisogno di cambiare il nostro modo di pensare, in questo momento.

Negli anni, il Cartoonist si è tenuto a Toulon, a Brest e a Parigi, può spiegare perché quest’anno avete deciso di spostarvi a Nizza, al Palais Expositions Acropolis?
Sono nato a Nizza, quindi per il ventesimo anniversario, questo posto era il posto migliore.

La lista degli ospiti è davvero impressionante, grazie alla presenza di alcuni dei più importanti artisti dell’animazione giapponese e francese. È stato difficile assemblare un gruppo di artisti così importante?
Non così tanto, molti sono amici, o vecchi ospiti delle vecchie edizioni del Cartoonist.

Quale ospiti è stato più difficile da convincere? Come avete fatto? Qual’è stato il più facile?
Gli ospiti non sono stati difficili, ma qualche volta lo sono stati gli editori; penso che i più facili sono stati il signor Habara e il signor Suda.

Quest’anno ci sarà un grande tributo a Shingo Araki, con una grande mostra dedicata ai suoi lavori grazie alla collaborazione della sua famiglia. Può spiegarci perché il rapporto con il maestro Araki è stato così importante per il Cartoonist?
È stato il primo ospite giapponese nel nostro evento, eravamo anche amici.

In passato, artisti francesi come Bruno Bianchi, Bernard Deyries e Jean Chalopin hanno lavorato con gli studio giapponesi per la creazione di famose serie animate come L’ispettore Gadget, Ulisse 31, Heatcliff e M.A.S.K. Negli ultimi anni questo tipo di collaborazioni sono quasi state rimpiazzate del tutto da serie animate europee e americane che cercano di imitare l’animazione giapponese. Perché questo tipo di collaborazioni è moto? Secondo lei che cosa ha cambiato questo cambiamento nella produzione?
Non so perché, penso che dipenda dal mercato e dai rapporti tra gli studio e i produttori.

La produzione dei sentai è ben rappresentata al Cartoonist, con la presenza di Yuichi Abe, Kazuya Hatazawa e Kenji Oba. Secondo lei perché questo tipo di produzioni ha avuto così tanto successo in Giappone e nel resto del mondo, mentre i telefilm giapponesi faticano ad essere distribuiti al di fuori del Giappone, in Europa e in America?
Bella domanda, è difficile dare una risposta. Perché amiamo una serie animata o un’altra?

Negli ultimi dieci anni l’animazione ha attraversato dei profondi cambiamenti. A livello internazionale, l’animazione in CGI e quella in stop-motion hanno rimpiazzato quella a mano, pensiamo alla Disney, alla DreamWorks, alla Pixar, allaAardman Animations e alla Laika. Mentre in Giappone gli studio preferiscono l’animazione a mano, anche se talvolta possiamo trovare degli inserti in CGI. Cosa pensa del futuro dell’animazione da un punto di vista globale? L’animazione giapponese come si inserirà in quel scenario?
Preferisco l’animazione a mano ma penso che gli effetti realizzati con il computer siano un grande sviluppo anche per il settore. Oggi, la maggior parte degli anime è fatta con il computer perché costa di meno, ma a volte non è altrettanto bella.

In quest’ultima foto vediamo Alexander Pilot direttore e co-proprietario di Nolife, vestito da Captain Harlock, al fianco del designer Kazuo Komatsubara, che si è pentito dell’adattamento animato del personaggio di Captain Harlock, ideato da Leiji Matsumoto.

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