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Milano Manga Festival – Un evento senza precedenti dedicato al fumetto giapponese e alla sua storia

Di Marlen Vazzoler

Ieri a Milano è stato presentato alla stampa il Milano Manga Festival, un evento senza precedenti a livello mondiale che si terrà dal 3 maggio al 21 luglio, per il quale le più importanti case editrici giapponesi hanno deciso di collaborare insieme per presentare alla Rotonda di Via Besana, la più grande mostra antologica dedicata ai manga, che racconterà i 200 anni di storia del fumetto giapponese con quasi 500 tavole di altrettante opere, partendo dalle tavole di Hokusai del 1814, fino ai giorni nostri, in un percorso suddiviso in sei tappe: il DNA del manga, dall’adulto al bambino, il Dio del manga (Osamu Tezuka), l’età delle riviste, lo sviluppo del manga e il media mix.
Oltre alla mostra curata da Isao Shimizu, verranno affiancate cinque aree tematiche: il manga e l’alimentazione, il manga e l’educazione, il maga e la medicina, il manga e la musica, e il manga e la moda. Inoltre ci sarà una sezione speciale sul manga sportivo Captain Tsubasa, l’opera di Yoichi Takahashi (uno degli ospiti del Festival, ndr.) da cui è stato tratto l’omonimo anime conosciuto in Italia con il nome di Holly e Benji.

Contemporaneamente alla mostra, al WOW – Museo del Fumetto ci sarà un focus dedicato agli autori indipendenti, ovvero i creatori delle doujinshi, e numerosi eventi non strettamente legati ai manga, come l’animazione, il doppiaggio grazie alla presenza di alcuni doppiatori italiani, mentre con le case editrici verrà affrontato lo stato dell’editoria in Giappone e in Italia, oltre al processo di traduzione e di adattamento. Verrà presa in esame la cultura giapponese attraverso le arti tradizionali (calligrafia, origami, ikebana, ndr.) e quelle contemporanee e verrà affrontato quello che il manga e l’animazione hanno presentato in Italia e come sono visti attraverso gli occhi degli italiani. Ci saranno infine dei workshop destinati agli studenti dei licei artistici e alle università come Brera e le Belle Arti.

“È La prima volta che viene fatta un’esposizione e una presentazione del manga a questo livello. Un evento che non è stato possibile realizzare neppure in Giappone, può essere invece realizzato oggi a Milano”,

ha spiegato Luigi Bona, il direttore del Museo del Fumetto.

“Il manga è ormai da molti anni una parte importante delle pubblicazioni italiane di fumetti, ne conosciamo una minima, minimissima parte. Chi è dell’ambiente, i cultori, gli studiosi sanno benissimo che grandi capolavori manga, autori straordinari e percorsi narrativi dei manga sono ancora completamente sconosciuti da noi. In compenso l’industria del manga, quindi ciò che porta il prodotto artistico, culturale, talvolta di una sola persona, lo porta ad una diffusione che ha un moltiplicatore, rispetto alla nostra, di circa 1000, per quanto riguarda le auto-produzioni, le produzioni indipendenti. Da noi mille copie, da loro un milione di copie. Questo è il rapporto.
Vuol dire che, se la lettura, la comunicazione, la narrazione possono avere questo tipo di diffusione, allora qualcosa abbiamo da imparare non soltanto sotto l’aspetto artistico. Questo sarà un percorso eccezionale dove la mostra della Besana sarà assolutamente affascinante e spero anche gli incontri di approfondimento da noi, gli incontri con gli autori, i corsi che organizzeremo, etc. Ma sopratutto sarà importante per la nostra produzione, per pensare noi, e mi rivolgo a chi in Italia fa l’editore di professione per esempio, a considerare il fumetto, a considerare questa forma espressiva, qualcosa di più di un genere, ma un mezzo, un mezzo particolare, un mezzo difficile, un mezzo che dove è stato valorizzato, il Giappone in questo è un vero maestro in tutto il mondo, dove è stato realizzato ha dato dei risultati straordinari”.

Il manga, considerato un divertimento nazionale in Giappone, grazie all’apporto di Osamu Tezukaha subito una grande rivoluzione che ha portato alla nascita dei cartoni animati, del cinema d’animazione, dei videogiochi e del multimedia che hanno sviluppato l’arte dei manga fino a farla diventare un fenomeno a livello nazionale, ha spiegato Smimizu.

Numeri: i manga in Giappone nel 2012
-Solo nel 2012, in Giappone sono state pubblicate 510 milioni di riviste settimanali di manga e 450 milioni di fumetti.
-La rivista Shounen Jump raggiunge la pubblicazione di 2 milioni 890mila copie alla settimana.
-Il mercato dei manga vale oltre 50 miliardi di yen, con solo la vendita delle riviste e dei fumetti.
-Esistono 226 riviste di manga; 69 riviste sono specializzate sui bambini.
-I mangaka attualmente in Giappone sono 4000 e con loro lavorano 2000 assistenti.
-I produttori di arte manga sono 1670.

L’Europa è il più grande mercato di manga a livello mondiale, e l’Italia è il primo paese in cui questa forma di intrattenimento è penetrata assieme alla sua versione animata, gli anime, diffusi in oltre 120 paesi. Purtroppo ancora oggi, il fumetto giapponese è vittima in Europa e sopratutto in Italia, di alcuni miti tuttora persistenti, secondo i quali questa forma d’arte è un prodotto per adolescenti, che racconta storie intrise di sesso e violenza.

Il professor Toshio Miyake, ricercatore Marie Curie all’Università Ca’ Foscari di Venezia sulla Società e la Cultura del Giappone contemporaneo, uno dei collaboratori dell’evento, ha cercato di sfatare questi miti.

“Il manga non è solo una curiosità strana, che ci parla di un paese lontano o esotico, qui ho riportato una voce, una voce manga del dizionario italiano, il Devoto Oli del 2001 che dice: ‘manga: storia a fumetti giapponese, che ha come protagonisti adolescenti coinvolti in vicende erotiche e passionali’ [La platea è scoppiata a ridere, ndr.]. Quindi il manga non è solo intrattenimento infantile, una forma di paraletteratura, satura di sentimentalismo, di violenza o di sesso. Il manga può essere ovviamente anche questo, ma il manga è ovviamente molto, molto di più di questi stereotipi che hanno trovato però una certa cittadinanza non solo in Italia ma in tutta Europa.
Il Giappone è però riconosciuto, non a torto, come il cosiddetto paradiso dei fumetti. Infatti è in questo paese che il fumetto, come medium, cioè come mezzo espressivo a se stante, ha potuto fruire di uno sviluppo industriale, di una diversificazione stilistico-estetica e infine un evoluzione in senso trans-mediale, che globalizzato, direi senza uguali al mondo. Si tratta di un primato, uno in termini quantitativi.
Negli anni novanta del secolo scorso, il manga è arrivato a conquistare il 40% del mercato editoriale complessivo, per quanto attiene il numero di libri e riviste stampate in Giappone. Un mercato di molte volte superiore di quello statunitense ed europeo sommati insieme. Un primato, due, in termini anche espressivi, stilistici ed estetici.

Il manga, almeno quello moderno, storicamente un ibrido di lettura, disegno e di sequenzialità, ma si è poi esonerato nel dopoguerra dalla letteratura, dalle arti figurative, dalla fotografia e dal cinema, per diventare un mezzo comunicativo del tutto autonomo e a se stante, con un suo linguaggio specifico, una sua sintassi iconico-visiva, una sua estetica con decine e decine di generi e di sottogeneri, diversi, e con target esteso a tutte le fasce di età: bambini, ragazzi, adulti e anche anziani. Tutto questo è inoltre studiato da una nuova disciplina accademica, di studi sui manga, che hanno dato luogo delle facoltà universitarie in Giappone, con rispettivi corsi di laurea, di master e di dottorato sul manga.
Dico tutto questo per farvi un po’ capire quanto insensata possa essere un’affermazione del tipo ‘il manga è infantile’ o ‘il manga è violento’. È un po’ come dire che la letteratura o il cinema sono infantili e violenti, piuttosto che dire, in questo caso legittimamente, ‘questo romanzo è infantile’ o ‘questo film è violento’.
Infine terrei un primato in termini trans-mediali e globalizzati. Il manga costituisce il paradigma originario e dominante della cultura popolare nipponica negli ultimi decenni: sono le sue narrative, i suoi stilemi, le sue estetiche manga-esche che alimentano e contraddistinguono la galassia multimediale, del nuovo made in Japan, dai cartoni animati ai videogiochi, dagli infiniti accessori, per arrivare alla grafica, al design e alla neo pop-art e ai suoi artisti contemporanei più celebrati. Concludo, il manga in prospettiva anche futura, è già tra di noi, non solo come fumetto cartaceo, ma anche in veste di Mario Bros, dei Pokemon, di Hello Kitty, di Totoro, del regista Hayao Miyazaki, in veste di estetica super flat l’artista Takashi Murakami”.

L’elenco degli ospiti ufficiali e il programma completo del Milano Manga Festival verranno presentati a ridosso dell’inizio della manifestazione, ma sono stati rivelati i nomi di alcuni dei mangaka che parteciperanno all’evento. Come avevamo accennato all’inizio, uno degli ospiti speciali sarà Yoichi Takahashi, l’autore di Captain Tsubasa. Ci saranno inoltre Tori Miki sceneggiatore del film d’animazione WXIII – Patlabor The Movie 3, character designer, autore di saggi e di manga e Mari Yamazaki, l’autrice del manga Thermae Romae da cui sono stati tratti un anime e un film live action – a breve cominceranno le riprese del secondo film.

Per quanto riguarda la sezione dedicata alle doujinshi, l’obiettivo di Bona è di far conoscere questo tipo di produzione al pubblico italiano, che si distingue non solo per l’utilizzo di alcune modalità espressive ma talvolta anche per un diverso uso delle tecniche di stampa e di pubblicazione. In Giappone, i manga indipendenti che arrivano a vendere anche un milione di copie, non sono venduti attraverso i normali canali di distribuzione, ma per corrispondenza o in specifiche convention come il Comiket e il Big Sight di Tokyo, tanto per citare le più importanti.
Già 300 circoli (gruppi di autori che si riuniscono sotto uno stesso nome, o talvolta il singolo artista, ndr.) hanno richiesto di partecipare all’evento. Gli autori terranno dei laboratori, dei mini corsi in cui mostreranno come lavorano e producono le loro opere, e delle lezioni. Ha spiegato Bona che l’organizzazione, con questo evento,

“Vuole creare un sistema di osmosi tra i paesi. Il Giappone è stato molto chiuso, per vari motivi. Uno per difendere la sua produzione, per non farla contaminare eccessivamente, e [per difendere] l’immagine del fumetto giapponese, perché alcune prime uscite che c’erano state [all’estero] negli anni settanta, avevano dato un’immagine completamente sbagliata, ed hanno fatto più male che bene, e quindi [i giapponesi] hanno cercato di chiudere tutte le frontiere. Adesso, vogliono presentarsi sul mercato internazionale”.

Per il Giappone, dunque, i tempi sono maturi per aprirsi sui mercati internazionali.

“È stato scelto di fare questa mostra a Milano, perché Milano è il secondo mercato europeo, prima la Francia, seconda l’Italia. […L’obiettivo] è di utilizzare lo scenario italiano per presentare in questo modo il manga a livello internazionale, per spiegare quantomeno all’Europa, che cos’è il manga, con 200 anni di storia dei manga”.

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