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Educazione Siberiana – La nostra intervista esclusiva al regista Gabriele Salvatores

Di laura.c

Uscito con successo da poco più di una settimana nelle sale italiane, Educazione Siberiana è il nuovo film del regista premio Oscar Gabriele Salvatores: particolarissima storia di formazione di due ragazzi che si trovano ad affrontare un mondo e un sistema di valori  in declino, come quello della Russia al momento della caduta dell’URSS. Tratto dall’omonimo romanzo di Nicolai Lilin, il film vede nel cast sia i bravi esordienti Arnas Fedaravicius e Vilius Tumalavicius, sia nomi di spicco quali  John Malkovich e la giovane promessa Eleanor Tomlinson. Ma passiamo subito all’intervista a  Gabriele Salvatores, che come vi abbiamo preannunciato ieri, ha risposto a tutte le nostre curiosità e alle domande che ci avete proposto sul film.

Gabriele Salvatores, Educazione Siberiana ha avuto una buona accoglienza da parte del pubblico italiano. È soddisfatto?

Sì, siamo molto soddisfatti anche perché il risultato è oltre le aspettative. Nel senso che il film ha avuto buoni riscontri anche da spettatori che potevano essere più difficili da raggiungere. Ho sentito ad esempio diverse donne a cui Educazione siberiana è piaciuto molto, e in ogni caso ha dimostrato di avere un pubblico trasversale, quindi sono molto contento.

Questo ci porta a un’altra domanda, suggerita dai nostri lettori: a chi consiglierebbe il film e il romanzo da cui è tratto?

In realtà un regista tende a consigliare il suo film sempre a tutti. Credo comunque che il film sia piuttosto adatto a un pubblico giovane, in quanto i protagonisti sono due ragazzi che seguiamo dai 10 ai 20 anni, così come a un pubblico più vasto, perché tocca temi che ci riguardano direttamente. Certo, parla di un mondo molto lontano da quello a cui siamo abituati, ma forse anche per questo è in grado di mostrarci riflessi nuovi sulla nostra quotidianità e la nostra vita.

Il mondo di Educazione Siberiana ci appare effettivamente molto lontano, anche se in realtà non lo è poi così tanto né dal punto di vista geografico, né da quello cronologico. È stato difficile ricostruire quell’epoca e quel tipo particolare di atmosfera che c’è stata dopo la caduta del Muro di Berlino?

Direi che si tratta più di un racconto immaginato. Naturalmente ci siamo basati sul romanzo di Nicolai Lilin, che però è molto particolare perché non c’è una vera e propria storia, ma una serie di personaggi e di aneddoti. Noi li abbiamo usati per riempire il racconto inventato per il film, sempre in collaborazione con Lilin che ha lavorato con noi sin dall’inizio, sia per la sceneggiatura, sia per i tatuaggi e anche le armi, di cui personalmente non sono molto esperto. Lilin ci ha perciò aiutato a ricostruire le ambientazioni descritte dal romanzo, ma per il resto lo abbiamo un po’ sognato, questo luogo lontano. Specialmente nella prima parte del film, quando i protagonisti sono ancora bambini e il racconto ha la dimensione di una favola.

Quanti tatuaggi ha? E cos’ha imparato sui tatuaggi da questo film?

Ne ho cinque, uno per ciascuno dei primi film che ho fatto. Per cui risalgono a tanto tempo fa, poi non ne ho più fatti. Però da questo film ho imparato una differenza fondamentale. In Occidente facciamo tatuaggi per ragioni estetiche o per ricordarci qualcosa, ma l’intento principale è comunque quello di metterci una decorazione sulla pelle. Nella tradizione russa, e in particolare siberiana, il tatuaggio racconta la tua vita e si fa con uno spirito diverso. Non vai dal tatuatore per chiedergli di farti, che so, un delfino sul braccio, ma gli racconti la tua storia come a un confessore e poi lui decide cosa tatuarti addosso. Lilin mi ha spiegato proprio che se due siberiani si incontrano e vogliono conoscere qualcosa l’uno dell’altro, vanno a farsi una sauna e si leggono i corpi, che raccontano le rispettive esistenze.

Come mai questa educazione siberiana è così affascinante pur trattandosi di un’educazione, in teoria, criminale?

Intanto bisognerebbe definire il concetto di criminale, però questo è di sicuro uno dei temi del film. L’arrivo della globalizzazione, del consumismo, il mito del denaro facile e del successo a ogni costo non ha influito solo sulla società civile normale, ma anche sugli ambienti della malavita. Lo abbiamo visto anche qui in Italia, in quei gruppi di malviventi che in qualche modo avevano un loro codice etico e morale, poi completamente stravolto. L’ambientazione di Educazione Siberiana è interessante proprio per questo: la storia potrebbe essere trasferita in qualsiasi contesto “normale”, ma il fatto che alcuni principi, anche molto apprezzabili, vengano enunciati da una comunità di criminali, suona piuttosto insolito. Prendiamo ad esempio la frase “Un uomo non può possedere più di quello che il suo cuore può amare”: non mi sembra di aver mai sentito un nostro politico dire qualcosa del genere.

Uno dei temi centrali nel film è anche il rapporto tra i due ragazzi, che ricorda illustri precedenti cinematografici come C’era una volta in America. Si è ispirato a qualcosa di preciso?

In realtà qualcosa di simile c’era anche in uno dei miei primi film, Turné, dove Diego Abatantuono e Fabrizio Bentivoglio interpretano due amici con due impostazioni molto diverse. È un tema a me particolarmente caro, cioè quello del doppio: dentro ognuno di noi c’è una parte buona e una cattiva, a volte riconoscerle è difficile, delle altre una prende il comando. I due ragazzi del film potrebbero perciò essere due aspetti della stessa persona.  Mi interessa molto questo lato oscuro, che poi è un tema decisamente conradiano, trattato in modo ampio anche dal cinema.  Ricorderei a proposito anche Jules e Jim di Truffaut, che parla proprio di due uomini, di due amici, e di una donna che arriva tra di loro.

Educazione Siberiana è un film con un chiaro respiro internazionale. Intende continuare su questa strada o tornare a storie, per così dire, più locali?

Trovo molto importante il tentativo, cui stiamo assistendo di recente, di realizzare film che partano dall’Italia, concepiti in Italia e raccontati con la nostra sensibilità, ma con storie di respiro universale, che possano accedere a coproduzioni internazionali o comunque a un mercato più ampio rispetto a quello del nostro Paese.  Questo film è stato girato in inglese, così come hanno fatto anche Tornatore e in qualche modo Sorrentino. Evidentemente si sta provando a creare una piccola crepa in questo muro che ci divide dai mercati internazionali, anzi, meglio dire dal pubblico internazioanle. Penso perciò che potrei continuare su questa strada.

 

Educazione Siberiana è nelle nostre sale distribuito da 01 Distribution. Qui trovate la pagina Facebook ufficiale e qui l’account Twitter. Segnaliamo inoltre:

• La nostra recensione
• Un approfondimento sul libro
• Il resoconto della conferenza stampa alla quale erano presenti anche Nicolai Lilin e John Malkovich
• Tre motivi per vedere Educazione Siberiana

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