Condividi su

29 marzo 2013 • 16:30 • Scritto da Filippo Magnifico

Cose Cattive, la recensione del film horror prodotto da Luca Argentero

Cose Cattive, l’esordio alla regia di Simone Gandolfo prodotto da Luca Argentero con la sua Inside Production, è stato presentato a Torino. Un horror indipendente, il cui cast comprende i nomi di Pietro Ragusa e Marta Gastini Ecco la nostra recensione...
Post Image
6

Cose Cattive Marta Gastini Jennifer Mischiati Nicola Sorrenti foto dal film 4

Quattro ragazzi vengono invitati in un piccolo paese sperduto tra le montagne. Sono i finalisti di Evil Thing, concorso nato su un blog omonimo che invitava i partecipanti a dare sfoggio della loro malvagità. I quattro, che si incontrano per la prima volta, sono convinti di essere lì per partecipare ad una sorta di reality show con un premio finale. La verità non è poi così distante, ma è decisamente più terrificante.

Partiamo da un presupposto ben preciso: in Italia, ormai, sono così poche le produzioni di genere che ogni volta che ne viene realizzata una è sempre un bene parlarne. Sembra infatti che il nostro paese si sia dimenticato di quella lunga tradizione horror che ha contraddistinto il suo glorioso passato.

Cose Cattive si inserisce perfettamente in questo discorso: si tratta dell’esordio alla regia di Simone Gandolfo, attore famoso per la sua partecipazione a diverse fiction televisive come La baronessa di Carini, Zodiaco e Distretto di Polizia. Produce Luca Argentero con la sua Inside Production. I due hanno presentato il film lo scorso mercoledì a Torino, presenti in sala alcuni membri del cast e una serie di persone che hanno reso possibile, in modo concreto o con il semplice sostegno, la nascita di questo lungometraggio.

È vero che oggi è difficili fare film, ma è ancora più difficile farli vedere alle persone” ha detto il produttore Luca Argentero, che compare nel film in alcuni brevi flash. “Quello che vedrete è stato realizzato veramente con pochissimo. È un qualcosa che si avvicina molto all’artigianato, una cosa molto importante per chi fa questo mestiere. Artigianato non vuol dire scarsità di mezzi o scarsità di qualità, vuol dire grande attenzione al particolare, grande cura del dettaglio e, soprattutto, grande amore nei confronti di quello che si fa. Questo mestiere, fare film, non può prescindere da un totale affetto verso quello che si fa. Una cosa che Simone ha dimostrato di avere nei confronti di questo film”.

Parole che risultano ancora più chiare una volta vista la pellicola, che riprende i temi cari al genere Torture Porn (la saga di Saw su tutti) e l’atmosfera di altri titoli famosi come Non Aprite Quella Porta e Frontiers, con l’aggiunta di una componente attuale e indispensabile nel mondo in cui viviamo: l’assuefazione da social network, mista alla crisi d’identità che sta colpendo il mondo dei più giovani, spinti a condividere ogni minimo gesto con il resto della comunità virtuale per ottenere una sorta di affermazione personale.

Nobili intenti, che purtroppo si risolvono in un’opera che non tiene fede alle premesse fatte. Da questo punto di vista l’essenza artigianale non può essere considerata una giustificazione, perché il cinema di genere è pieno di opere realizzate con le cosiddette “due lire” che sono state in grado di rivelarsi delle vere e proprie sorprese, raggiungendo con il tempo lo status di cult. Cose Cattive sbaglia tutte quelle cose che in un horror dovrebbero essere fondamentali: il ritmo, la tensione e i personaggi, soprattutto per quanto riguarda il villain supremo alla Jigsaw.

Il protagonista malvagio di questa storia, interpretato da Pietro Ragusa, non ha spessore, tantomeno una motivazione reale. Si muove spinto de un delirio mistico che non riesce a risultare credibile, risultando forzato all’inverosimile. Per quanto riguarda ritmo e tensione le cose non vanno decisamente meglio. Le scene di tortura (anche) psicologica sono fredde e distaccate e alcune scelte registiche (come l’uso del campo lungo per le fughe) non fanno altro che smorzare la tensione che dovrebbe essere peculiare all’interno di quei momenti.

Non si tratta di scarsità di mezzi, ma di idee, che rendono quest’opera un semplice ibrido all’insegna del già visto. Realizzare un prodotto che cerca di allontanarsi dalla miriade di pellicole che ogni anno vengono realizzate nel nostro territorio è una cosa lodevole, è vero, ma farlo nel modo sbagliato non serve poi a molto.

Condividi su

6 commenti a “Cose Cattive, la recensione del film horror prodotto da Luca Argentero

  1. Per me l’horror consiste nel vedere Luca Argentero recitare o meglio “provare” a recitare.
    Battleship è nella top 3 dei film peggiori del 2012.

  2. Non solo Argentero è u bravo attore, ma gli va il merito di produrre e mettersi in gioco come produttore in un momento difficile del nostro paese! Complimenti e in bocca al lupo per le tue produzioni!

  3. Ma non capisco perchè tutti odiano Battleship… Boh, è un film carino, classica americanata stile anni 80… é un film ideale per svagarsi un attimo e dire qualche battuta con amici durante la visione… Poi se uno lo va a vedere sperando di ammirare un’opera magna, credo che abbia sbagliato sala e in quel caso la colpa è dello spettatore mica del film…
    P.S. In bocca al lupo per questo genere di produzioni perché in Italia voglia di rischiare e sperimentare dire che latita è un’esagerazione…. I nostri grandi produttori preferiscono l’usato garantito tipo il cinepanettone:(

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *