Recensioni

Banshee, il commento alla serie prodotta di Alan Ball

Pubblicato il 29 marzo 2013 di emanuele.r

Brutto ma divertente. Potrebbe essere la stringata definizione per Banshee, nuova serie Cinemax (rete via cavo costola dell’HBO, che trasmetteva porno, soft-core e la serie B che HBO rifiutava) passata da qualche tempo a produrre anche serie tv, tra cui la rozza Strike Back. Banshee è anche la serie per cui Alan Ball – qui produttore esecutivo – ha lasciato True Blood ed è il principale motivo d’interesse.

Un uomo, dopo aver scontato quindici anni di prigione a seguito di un tentativo di rapina finito male, ritorna in libertà. Immediatamente si mette sulle tracce della sua ex amante e complice, Ana, mentre si ritrova braccato dagli uomini del boss criminale che aveva tentato di rapinare, Mr. Rabbit. Le sue ricerche lo conducono quindi a Banshee, una piccola città della Pennsylvania. Qui scopre che Ana ha cambiato identità ed è nota come Carrie Hopewell, moglie del procuratore distrettuale. Dopo essersi ritrovato casualmente in uno scontro a fuoco tra il nuovo sceriffo della città appena arrivato in città, Lucas Hood, e alcuni criminali del posto, i quali finiscono tutti uccisi, decide di rubare l’identità dello sceriffo e rimanere in città, soggiogata da un potente uomo d’affari e criminale, Proctor.

Creata da David Schickler e Jonathan Tropper, Banshee è una serie action testosteronica, dura e pura, che sembra la versione estrema di un prodotto FX, e che mescola le trame di un noir complicato, con mafie una contro l’altra, miriadi di cattivi e di segreti, all’insegna della violenza più greve.

Fin dallo strabiliante prologo nel pilot, Banshee è Cinemax allo stato brado: sesso subito dopo l’uscita dal carcere e poi un autobus che si ribalta contro il nostro eroe, senza praticamente parole. Detto questo, la serie prosegue su un più calibrato gioco di trama – sempre più fitta e meno comprensibile – ed eccessi visivi e narrativi che la pongono in pole position tra le serie violente tra mani bucate da proiettili, bocce sfasciate da bottiglie di ketchup, stupri in carcere e decine di incontri di MMA travestiti da risse.

Il resto lo fanno le decine di personaggi più o meno tratteggiate e l’atmosfera da cinema maschio per maschio che se ne frega di qualunque educazione e qualunque senso di bellezza, ma sa anche tenerseli alla larga dall’ipocrisia formale di una serie come Spartacus. A contorno un cast di bellimbusti e belle pupe che hanno permesso a Banshee di registrare il maggior ascolto di Cinemax e di essere immediatamente rinnovato per una seconda stagione. Non male, no?

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