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Re della terra selvaggia – La recensione del film di Benh Zeitlin

Di laura.c

Una bambina ai confini del mondo civilizzato, che vive in un microcosmo quasi primordiale, nel totale degrado economico e pedagogico. Una comunità che celebra ancora i rituali dall’aurea magica di una socialità tribale, che sopravvive tenacemente all’avanzata del moderno, intesa anche come avanzata dalla crisi globale. Definire nostalgico e (distortamente) arcadico il quadro dipinto dal regista esordiente Benh Zeitlin, è quasi limitativo per descrivere l’idea al cuore di Re della terra selvaggia: un viaggio tra le paludi del bayou, che in pratica traduce in immagini una dichiarazione d’amore  spassionata a quei luoghi indomiti e dal fascino selvatico ancora nascosti nel profondo degli Stati Uniti,  tra gli antri del Mississipi nella Lousiana meridionale. Un amore che il regista affida alla storia di una bambina di pochi anni, figlia autentica di questo “southern wild” (come recita il titolo originale) e vera forza della natura lei stessa, capace di attingere al potere magico delle proprie origini per affrontare una serie di prove difficilissime, come la disgregazione della sua disastrata famiglia e di tutto l’ambiente a lei circostante.

La piccola Hushpuppy (questo il nome della protagonista interpretata dalla giovanissima candidata all’Oscar Quvenzhané Wallis) è l’espediente brillantemente scelto da Zeitlin per introdurci, senza lasciarci opporre troppe resistenze, a una realtà da lui descritta in modo poetico, ma quanto mai cruda e ostica. Abbandonata piccolissima dalla madre, cresciuta con disattenzione e grande durezza da un padre per lo più assente, la bimba è infatti il volto positivo – quello più testardo, ma anche coraggioso e puro – di un mondo che non conosce molte delle regole che definiremmo civili, ma dove il senso di comunità e l’apprezzamento per il lato più misterioso della natura, consentono ancora di resistere a condizioni di vita spesso avverse e ostili. Così, quando l’ennesimo uragano arriva a sconvolgere l’ecosistema di quella che gli abitanti del luogo chiamano “La Grande Vasca”, e quando il padre viene colpito da un male misterioso, Hushpuppy riesce a non perdersi d’animo e ad affrontare tutte le sfide che il destino le ha posto sul suo giovane cammino, arrivando a comprendere quanto il suo ruolo, per quanto piccolo, faccia parte di un meccanismo delicato e complesso che va sempre apprezzato e rispettato, vale a dire quello della vita.

 

 

Il messaggio, sulla carta, non può che apparire retorico e carico di phatos, ma ciò che distingue Re della terra selvaggia da altri film di questo genere, incentrati su infanzie disagiate in contesti a dir poco precari, sono proprio la sincerità e l’incanto autentico di cui è intrisa l’intera messa in scena. Sposando totalmente il punto di vista immaginifico e ingenuo della piccola protagonista, la regia non cede praticamente mai al pietismo, guarda in faccia personaggi e situazioni senza aggiungervi un giudizio di valore che esuli dalla logica stessa del mondo che si sta raccontando. Da una parte, non sembra esserci l’intenzione di imbellettare una realtà che è palesemente accostata a un mondo primitivo, barbaro e per certi versi tutt’altro che attraente. Dall’altra, c’è un trasporto irresistibile verso i valori positivi di un tale universo, in particolare verso la grande dignità della sua lotta per la sopravvivenza, che solo un personaggio come quello di Hushpuppy poteva effettivamente veicolare in tutta la sua pienezza. Nonostante il fastidio che si può provare, soprattutto all’inizio, verso l’insistenza con cui Benh Zeitlin ci vuole immergere in questo contesto chiuso e spinoso come un riccio, lo spessore e la spontaneità degli interpreti  finisce alla lunga col vincere gran parte degli scetticismi e immergere lo spettatore nello stesso uragano di resistenza e stenti in cui girano le esistenze dei protagonisti. Enfatiche, ma non del tutto immeritate, appaiono perciò le quattro candidature all’Oscar: come miglior film, miglior regia, sceneggiatura e attrice protagonista.

Re della terra selvaggia è nelle sale italiane dal 7 febbraio, distribuito da Bolero Film.

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