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Dieci cose da sapere sulla Berlinale (che inizia oggi)

Di Andrea D'Addio

10Date e sezioni. Ventuno film si contenderanno l’Orso d’Oro che sarà assegnato sabato 16 febbraio. Oltre al concorso principale, le altre sezioni sono Panorama (documentari, film indipendenti e art house), Berlinale Shorts (cortometraggi), Forum (una sezione più di frontiera, tra lo sperimentale e l’avanguardia), Generation (film per bambini e ragazzi), Berlinale Special (eventi speciali, film già presentati altrove, ma con qualcosa di glamourous), Culinary CInema (film a tema culinario) e Perspektive Deutsches Kino (una sezione per i film tedeschi).

9 – La Giuria. Presidente è Wong Kar Wai (presidente). Accanto a lui solo registi: la danese Susanne Bier, il tedesco Andreas Dresen, l’americana Ellen Kuras, l’iraniana Shirin Neshat, il grande Tim Robbins (che è stato anche regista in passato) e la greca Athina Rachel Tsangari.

8 – Le Star in arrivo. Per una volta (è raro) sarà un festival pieno di nomi e volti conosciuti. Con la crisi che c’è in giro (che passa anche per i botteghini delle sale cinematografiche) ogni star ormai è quasi obbligata a promuovere più che può la pellicola in cui è impegnata. Ecco allora che sul red carpet di Marlene Dietrich Platz sfileranno: Jude Law, Anita Ekberg, Shia Laboeuf, Evan Rachel Wood, Mad Mikkelsen, Rupert Grint, Ethan Hawke, Isabella Rossellini, Julie Delpy, Joseph Gordon Levitt, Imogen Poots, Catherine Deneuve, Amanda Seyfried, Sam Rockwell, Juliette Binoche, Matt Damon, Jeremy Irons, Nicolas Cage, Emma Stone e Emile Hirsch.

7 – I registi. La Berlinale è celebre nel panorama dei maggiori festival europei per l’originalità della selezione (purtroppo non sempre vincente in termini di qualità, anche se c’è da dire qui è passato uno dei migliori film degli ultimi dieci anni, Una Separazione dell’iraniano Asghar Farhadi). Tra i nomi noti di quest’anno, in cabina di regia, ecco Wong Kar Wai (The Grand Master, film d’apertura), Steven Soderbergh (Side Effects), Jane Campion (Top of the Lake), Gus Van Sant (Promised Land), Hong Sangsoo (Nobody’s Daughter Haewan), David Gordon Green (Prince Avalanche con Emile Hirsch e Paul Rudd), Richard Linklater (Before Midnight, terzo capitolo ormai degli incontri tra Ethan Hawke e Julie Delpy in giro per il mondo), Ulrich Siedl (Paradise: Hope), Bruno Dumont (Camille Claudel 1915) e Jafar Panahi (che, nonostante l’arresto a Teheran, è riuscito a co-firmare un film con Kamboziya Partovi) .

6 – Gli italiani. Nessun film nella competizione principale (l’anno scorso vincemmo con il Cesare non deve morire dei fratelli Taviani), ma come evento speciale ci sarà La migliore offerta di Giuseppe Tornatore. Nella sezione Forum c’è il già discusso (e lo è perché è bellio, noi lo abbiamo già visto) documentario Materia Oscura  (sul poligono Salto di Quirra in Sardegna e sui tragici effetti delle esplosioni sul territorio circostante). Nella sezione Culinary Cinema ben due film, Cous Cous Island di Francesco Amato e Stefano Scarafia e Slow Food Story di Stefano Sardo. Nella sezione riservata ai cortometraggi ci sono Al Intithar di Mario Rizzi e Matilde di Vito Palmieri.

Il Cavaliere Oscuro - Il Ritorno Joseph Gordon Levitt foto dal film 1

5 – Joseph Gordon Levitt. Uno dei film già tutto esaurito nelle proiezioni per il pubblico è Don Jon’s Addiction, esordio alla regia di Joseph Gordon Levitt. Se ne parla come di una commedia davvero originale (oltre a Levitt c’è Scarlett Johansson: certo che però si parla di un ragazzo ossessionato dal porno che cerca di uscire dalla sua dipendenza). Levitt è il golden boy del cinema americano degli ultimi anni. Chissà che non abbia anche il talento da regista.

4 – Il ritorno di River Phoenix. Dark Blood è stato incompleto finché il regista George Sluizier non ha deciso di rimetterci le mani e chiedere a Joaquim Phoenix, sfratello di River, morto nel ‘93 durante le riprese del film, di prestare almeno la voce a tutte le scene che mancavano. Chissà che cosa ne è uscito fuori

3 – Il mercato. Si chiama European Film Market, è sicuramente più forte e intenso di quello veneziano e ci manca poco che raggiunga quello di Cannes. Più di 7mila gli accreditati. Dentro al bel palazzo del Martin Gropius Bau per dieci giorni si vedono, comprano e vendono film e progetti senza troppe distrazioni: fuori fa freddo, siamo a Berlino.

2 – La copertina che non ti aspetti. Il quindicinale Zitty è una delle riviste berlinesi più seguite dai giovani della capitale tedesca, una vera e propria bibbia per sapere tutti gli eventi della città. Sul suo ultimo numero, per lanciare l’inizio della Berlinale ha scelto un testimonial italiano: Luca Marinelli. Una bella soddisfazione per l’attore di Tutti i santi giorni che a Berlino è presente come uno del gruppo delle Shooting Star europee.

1 – Le Feste. Ovunque e di ogni tipo. Ogni film in competizione ha la propria, ma le migliori, almeno per i comuni mortali, sono quelle organizzate dalle varie cinematografie nazionali: la celebre festa scandinava di metà festival è da sempre un appuntamento ricorrente per chi vuole saltare continuamente il giorno dopo a causa dell’hangover, ma non è solo la quantità di alcol che scorre  a determinare la risucita di un party. A Berlino, quanto a location, ci si può davvero sbizzarire. Tantissimi i club, spesso sconosciuti anche agli stessi berlinesi. Per fortuna perdere la proiezione del film turco-kazako del giorno dopo alle nove del mattino non è mai un dramma per nessuno.

ScreenWEEK è a Berlino per partecipare alla 63esima edizione del Festival. Seguiteci per tutte le novità e le recensioni dalla capitale tedesca.

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