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The Carrie Diaries, il commento al prequel di Sex & the City

Di emanuele.r

Forse non tutte le fan di Sex & the City attendevano un prequel, ma The CW ha pensato di allargare la base dei suoi spettatori anche a chi le vicende di Carrie Bradshaw le ha seguite su HBO per 6 anni. E così nasce The Carrie Diaries, racconto dell’adolescenza della protagonista della serie al femminile più amata di sempre partito la scorsa settimana sul network americano.

Carrie è una collegiale di provincia orfana di madre che il padre decide di far crescere mandandola a fare uno stage a Manhattan. Qui, l’incontro col mondo della moda, dell’arte e del giornalismo, la porta a riconsiderare la propria vita e i propri amori locali.

Sviluppato da Amy Harris (che ne scrive il pilot diretto da Miguel Arteta) dai romanzi di Candace Bushnell, The Carrie Diaries è un teen drama che oltre a cambiare l’età di riferimento rispetto alla serie originaria, ne muta toni – le frivole inquietudini dell’adolescenza – e formato – un’ora, anziché la mezz’ora HBO) con risultati altalenanti.

Già il pilot infatti evidenzia come la serie cerchi di riproporre le dinamiche principali dell’originale, come la voce fuori campo, il rapporto con le amiche, il grande amore incontrato subito e che dovrà subire parecchi alti e bassi, le riflessioni su ciò che accade, il diario (qui della mamma) come forma comunicativa di Carrie, con i cliché della serie per ragazzi, soprattutto nei rapporti familiari. A ravvivare il tutto ci pensano gli anni ’80, i riferimenti a John Hughes (i titoli di testa) e i vestiti coloratissimi, le canzoni (dai Depeche Mode a Cindy Lauper, passando per Madonna in versione cover, ché l’originale costava troppo) e persino il soggetto in cui confrontare la provincia sfigata e la città scintillante.

Rispetto alle aspettative e all’allure del network, The Carrie Diaries se la cava meglio del previsto, soprattutto AnnaSophia Robb è praticamente perfetta; resta il fatto che degli stimoli di Sex & the City non resti nulla, annacquato da un finale consolatorio. Sarà forse per l’astuzia nell’uso delle musiche per la finta malinconia del finale che la critica l’ha ritenuto superiore a ciò che è, ossia un dignitoso prodotto per teenager, al di sopra della media The CW ma anche piuttosto banalotto? Alla 1^ stagione la sentenza.

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