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Lincoln di Steven Spielberg, la recensione in anteprima

Di Leotruman

Lincoln Daniel Day-Lewis Foto Dal Film 01

La schiavitù o altra forma di costrizione personale non potranno essere ammesse negli Stati Uniti, o in luogo alcuno soggetto alla loro giurisdizione, se non come punizione di un reato per il quale l’imputato sia stato dichiarato colpevole con la dovuta procedura.

Lincoln, la nuova pellicola diretta da Steven Spielberg, non è un biopic sull’intera vita di Abramo Lincoln, il 16esimo Presidente degli Stati Uniti d’America e il più amato dalla nazione. In 150 minuti il regista di Schindler’s List ci propone un frammento essenziale della sua vita e carriera: la vera e propria battaglia che Lincoln affrontò per far approvare alla Camera il XIII emendamento alla Costituzione, quello che abolì ufficialmente la schiavitù nel paese.

Il premio Pulitzer Tony Kushner (Angels in America, Munich) ha adattato il libro Team of Rivals: The Political Genius of Abraham Lincoln, e ripercorso dettagliatamente la storia di quel mese cruciale, il gennaio del 1865. Lincoln era stato appena rieletto e mai un Presidente era stato così amato dalla sua nazione. La guerra di secessione tra Unione e Confederati infuriava ormai da quattro anni, e Lincoln doveva prestare molto attenzione per evitare di far crollare rovinosamente i due processi che proseguivano paralleli ed erano inevitabilmente legati: la pace con i sudisti e il tentativo di far approvare l’emendamento.

Una lotta piena di compromessi, tra compravendite di voti (tramite nuove posizioni, non soldi) e dilemmi morali, ben rappresentati dal personaggio di Tommy Lee Jones (Thaddeus Stevens), che pur di far approvare l’emendamento si morde la lingua spingendo sulla parificazione di neri e bianchi unicamente sul piano legislativo e non su quello universale. Un sacrificio ritenuto indispensabile per ottenere i due terzi dei voti necessari, e che portò però ad un altro secolo di pesanti discriminazione perché gli afroamericani continuarono ad essere discriminati almeno fino alla stagione delle lotte civili (anni ’50/’60). In ogni caso nella pellicola gli schiavi vengono solo nominati e non mostrati, mentre alcuni neri liberi (soldati, governanti) hanno un ruolo importante: rimane il film sul tema della schiavitù più bianco di sempre!

La figura del Presidente è delineata in un modo particolare ed interessante. Un uomo rispettato e saggio, che riusciva ad azzittire infervorati collaboratori iniziando a raccontare un aneddoto sottovoce. Una figura allo stesso tempo messa in discussione, che viene parzialmente smitizzata e limata della sua aura di sacralità a cui noi italiani siamo comunque immuni. Ne esce il Lincoln uomo, marito, padre di due figli (ne ha avuti 4) ma anche della nazione stessa. Un leader ideale, che è risoluto ma spesso non guarda l’interlocutore negli occhi, perfettamente caratterizzato da Daniel Day-Lewis (si avvia verso il terzo meritato Oscar, ma il doppiaggio di Favino stona completamente).

Il tono è solenne e Spielberg dirige per la prima volta da anni un film girato principalmente in interni, eliminando completamente scene spettacolari e concentrandosi sui personaggi e sulle loro interpretazioni. Una regia e un tipo di montaggio molto pacati, senza guizzi, che permettono allo spettatore di concentrarsi sui sottili dialoghi e sui magnifici attori. La lista è infinita, da Sally Field (moglie di Lincoln), a Joseph Gordon LevittHal HolbrookJohn HawkesDavid Strathairn (bravissimo), ma anche Jackie Earle Haley e Jared Harris nei panni del fidato Generale Grant. Janusz Kaminski ha scelto di utilizzare una fotografia dai toni naturali, giocata molto sul contrasto luci e ombre anche per far risaltare alcune caratteristiche fisiche come il celebre profilo del volto del Presidente. La colonna sonora di John Williams viene tenuta su volumi minimi e non ruba mai la scena ai suoi protagonisti, e malgrado un tema ricorrente ed emozionante, per questo non rimane impressa come altri lavori del compositore.

Il popolo americano, che ha appena rieletto il suo primo presidente di colore, è corso in massa per vedere magnificamente rappresentata una pagina della loro storia: pioggia di Oscar in arrivo. Per noi spettatori italiani Lincoln ha ancor più funzione didattica, e difficilmente riusciremo a comprendere pienamente la grandezza e la completezza di quest’opera. A livello di emozioni e tematiche che suscita, probabilmente l’imminente film di Tarantino può avere più di un valore aggiunto: Lincoln è infatti un film che parla di schiavitù, mentre Django Unchained è un film sulla schiavitù, con tutto quello che ne consegue. (Non dimentichiamoci che Spielberg ha però in curriculum Amistad).

Voto: 8

Lincoln uscirà nelle sale italiane il 24 gennaio. Cliccate sul riquadro sottostante per recuperare tutte le news ed il trailer della pellicola.


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