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Les Misérables di Tom Hooper – la recensione in anteprima

Di Leotruman

Dopo la pioggia di Oscar arrivata con Il Discorso del ReTom Hooper sorprese tutti con la decisione di portare sul grande schermo Les Miserablesnon l’ennesimo adattamento del drammatico romanzo di Victor Hugo (arrivato sul grande e piccolo schermo almeno una dozzina di volte) ma del celebre musical di Claude-Michel Schönberg e Alain Boublil, e con la produzione di Cameron Mackintosh proprio come nell’originale.

Visto da 60 milioni di persone in oltre 30 anni di onorata carriera, più che un semplice musical Les Mis è una vera e propria opera teatrale, che racconta le vicende descritte dal corposo romanzo di Hugo tramite una quarantina di canzoni, che vanno dalla prosa cantata agli assoli, dai numeri corali ai soliloqui. Insieme allo sceneggiatore William Nicholson ha scelto la strada della fedeltà assoluta al materiale di partenza: pochissime le differenze con il musical, presente la quasi totalità delle canzoni (sono giusto invertiti nell’ordine alcuni pezzi), immutate le caratteristiche dei personaggi.

L’altra scelta fondamentale di Hooper, che differenza Les Mis da qualsiasi musical mai arrivato sul grande schermo, è stata quella di non far registrare agli interpreti i brani musicali in precedente per poi farli cantare in playback sul set, ma di prepararli con settimane e settimane di prove per poi farle eseguire direttamente sul set assorbendone le note in presa diretta. Come il primo teaser trailer fece subito intuire, gli attori recitano e interpretano cantando il libretto, non curandosi di realizzare la versione vocalmente migliore, ma quella più intensa ed emozionante. Ed ecco che la voce “rotta” di Fantine (Anne Hathaway) in I Dreamed a Dream aiuta a concentrarsi più sulle parole del brano (“Così diverso da questo inferno che sto vivendo… Ora la vita ha ucciso il sogno ho sognato”), sul suo intenso testo, rispetto alle irraggiungibili note che Patti LuPone o recentemente Susan Boyle hanno magnificamente interpretato. Lo stesso vale per il soliloquio iniziale di Jean Valjean (Hugh Jackman), che ansimando e straziato dal senso di colpa più che intonare, recita la sua “What have I done? Sweet Jesus, what have I done?“.

Les Miserables -Anne Hathaway - Foto del Film

Gli appassionati di Les Mis, anche chi lo ha visto decine di volte a teatro, si ritroveranno a vederlo con occhi nuovi, un’esperienza completamente inedita che pur essendo molto fedele si discosta da tutto quanto fatto prima e da qualsiasi produzione. Il tutto è aiutato da una tipologia di regia che sta facendo non poco discutere e ha attirato critiche. Hooper infatti ha scelto alcuni registri poco convenzionali per una pellicola di questo tipo, e mai usati interamente per due ore e mezza di proiezione in un musical: i costanti primi piani e l’uso intensivo della camera a mano permettono allo spettatore di immergersi completamente nelle vicende dei protagonisti. Pur non rompendo il quarto muro, è come se nei dialoghi si rivolgessero direttamente al pubblico, per non parlare del fatto che la quasi totalità degli assoli sono girati in piano sequenza (veri piano sequenza non montati, riprese senza stacco che hanno portato gli attori a numerose ripetizioni sul set). Una regia e un grado di coinvolgimento di questo tipo hanno l’effetto di richiedere ed assorbire molte energie allo spettatore, restituite interamente nel catartico e liberatorio finale sulle note di Do You Hear the People Sing?.

Eccellenti le interpretazioni, che arriveranno sugli schermi italiani immutate in quanto la pellicola sarà proiettata in lingua originale sottotitolata (perché è ovviamente indoppiabile). La Hathaway in circa 12 minuti di apparizione meriterebbe seriamente di vincere l’Oscar come Attrice non Protagonista. Jackman (pluripremiato ai Tony Awards) ha trovato il ruolo della sua vita con Jean Valjean, e fornisce il meglio nella prima parte e nel gran finale. Convincenti, a livello canoro e recitativo, senza apparire memorabili sono Russell Crowe e Amanda Louise Seyfried, mentre Eddie Redmayne è la vera sorpresa di Les Mis e il suo Marius è spontaneo e potente. Helena Bonham Carter e Sacha Baron Cohen sembrano nati per fare i Thénardier, e Master of the House (divertentissima) vale il prezzo del biglietto. Chi appare troppo perfetta per essere vera è Samantha Barks: la sua Eponine, ruolo che ha già rivestito nel concerto per celebrare i 25 anni del musica, è talmente brava e precisa nell’esecuzione (è sua la celebre “On my Own“) che paradossalmente stona con il realismo sopra descritto.

Due ore e mezza scorrono piacevolmente, ancor più se si conosce almeno qualche brano o cenni della storia. Un’esperienza unica da vivere rigorosamente sul grande schermo. Se il musical non fa per voi, forse meglio lasciar perdere a priori: sarebbe come sperare di trovare dialoghi tarantiniani in un film di Terrence Malick.

Voto: 8

QUI un nostro approfondimento con i sette numeri musicali più importanti

QUI le prime scene dal film, per farsi un’idea sul musical

Les Miserables farà il suo ingresso nelle sale italiane giovedì 31 gennaio 2013. Per tutte le novità sulla pellicola potete consultare le nostre News dal Blog. Vi ricordiamo inoltre che qui trovate la pagina facebook del film.

Da No Time to Die a Ghostbusters, ecco le nuove date dei film 2021 (in costante aggiornamento)

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