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Kusturica ed il suo pazzo Festival serbo

Di Leotruman

Kustendorf - il festival di Emir Kusturica - Foto 2

Articolo a cura di Andrea D’Addio.

Kustendorf è una città che in realtà non esiste. Non ci sono residenti e non c’è un sindaco, anche se un grande boss esiste e si chiama Emir Kusturica. Qui, tra le montagne serbe, al confine con la Bosnia, il regista slavo ha deciso di costruire una cittadina fatta solo di legno che potesse ogni anno, per 8 giorni, accogliere giovani cineasti da tutto il mondo e far così del Kustendorf Film Festival una vera e propria festa della settima arte. Perché se è vero che di festival di cinema, sia per corto che per lungometraggi, ce ne sono in tutto il mondo, è altrettanto vero che sono pochi quelli che possono vantare un intero resort a disposizione per i propri ospiti e permettersi di invitare star del calibro di Johnny Depp, Isabelle Huppert, Jim Jarmusch, i fratelli Dardenne, Marjane Satrapi, Kim Ki Duk non per fargli fare il red carpet, qui non c’è nessuna passerella, ma per farli vivere giorno e notte accanto ai ragazzi, condividendo pranzo e cena.

Quest’anno (16-23 Gennaio) tra gli ospiti c’erano Audrey Tatou, Matteo Garrone, Monica Bellucci, Thierry Fremont (direttore generale del festival di Cannes) e Benh Zeitlin (30, anni, regista di Beasts of the Southern Wind, candidato per migliore film, regia e sceneggiatura ai prossimi Oscar). Averli così vicini, potergli chiedere di scansarsi dal davanti le zuppe perché con il loro vassoio ti impediscono di servirti o trovarsi a ballare accanto a loro la sera durante uno dei giornalieri concerti di musica balcanica che chiudono la serata è una bella occasione per raccogliere un bel po’ di aneddoti.

Kustendorf - il festival di Emir Kusturica - Foto 3

Matteo Garrone aspetta di entrare in sala mentre scorrono i titoli di coda di Gomorra. Il moderatore che lo accompagnerà in questa masterclass cerca di fare un po’ di small talking per scaldarsi. L’inglese di entrambi è sufficiente affinché si capiscano l’un l’atro senza grossi problemi

-Allora, come si vive a Napoli?
-Non vivo a Napoli, non ci sono neanche nato, ci ho solo girato i miei due ultimi film
– Ah, pensavo che fossi nato a Lazio, ma che vivessi a Napoli
-No, sono nato e vivo a Roma
-E come è la vita a Lazio
-Lazio è una regione, non si vive a Lazio
-Ah, ma su imdb c’è scritto che tu sei nato a Lazio virgola Roma...

Monica Bellucci ha 48 anni ed è bellissima anche di primo mattino, quando (sembra) senza un filo di trucco si reca al buffet sempre aperto del ristorante per fare colazione. Il suo vassoio si riempie di marmellata, cornetti e burro. È una bella colazione da persona che non si fa nessun problema. La raggiunge una signora serba, forse una sua amica, e parlano francese. Arriva un’altra donna e si comincia a parlare inglese. In Italia la vorremmo sempre doppiata quando recita, ma quanto a qualità linguistiche almeno non è l’ultima arrivata.

Sono le due di notte. Al bar al primo piano dell’unico edificio in cui si svolge il festival (all’interno della stessa costruzione c’è il ristorante citato prima ed il cinema) si balla musica balcanica. Fino ad un’ora prima c’era un concerto. Dietro di me, con un bicchierino di rakia, la locale vodka, scorgo un un uomo dal classico aspetto mediterraneo, riccio, moro, sorridente con uno di quei sorrisi un po’ alticci, con le spalle è appoggiato al muro, ma con i piedi batte il tempo. È sereno, sembra felice. Davanti a lui c’è un gruppo di giovani registe coreane che per cinque giorni non hanno mai fatto festa fino a tardi balla felice e forma un circolo danzante tenendosi l’un l’altro i gomiti. Chiamano l’uomo mediterraneo ad unirsi e lui entra nel circolo, le coreane applaudono, lui balla girando su sé stesso e così ho finalmente modo di vedere chi è. È Matteo Garrone.

Sabato sera. Ristorante. Monica Bellucci chiacchiera fitto con Matteo Garrone mentre Audrey Tatou alza un calice di vino rosso chiedendogli di smetterla e di brindare. Si unisce subito Thierry Fremont che stava parlando con un giovane regista israeliano che ha qui un cortometraggio ed al tintinnio dei bicchieri, Kusturica, che era in piedi dietro di loro, si gira di scatto e brinda anche lui dicendo in francese: “Sembra il mio compleanno, è bello avervi tutti qui“….

Kustendorf - il festival di Emir Kusturica - Foto 1

Behn Zietlin è il nome nuovo del cinema americano. Ha fatto un film con due lire ed è arrivato agli Oscar in tutte le categorie più importanti, film, regia, sceneggiatura, attrice protagonista. Da noi la sua pellicola, Re della terra selvaggia, esce il 7 febbraio. È un film molto interessante, da vedere. Comunque sia Behn, come già anticipato prima, ha solo 30 anni. E quindi invece di passare il tempo con i vari Kusturica and Co., lo passa con i suoi coetanei registi qui invitati per i loro cortometraggi. E così eccolo ballare, mangiare e flirtare un po’ in giro. È sempre disponibile e pronto allo scherzo, ma ti si gela il sangue quando a cena viene a sedersi al tuo tavolo portandosi sul proprio vassoio un piatto pieno spaghetti al pesto e, lateralmente, patatine fritte e un po’ ketchup che arriva a toccare anche gli spaghetti.

Kusturica qui è il boss (“un re, ma un bravo re” mi dice uno della reception). Ha fondato la cittadina e il festival. La foto ufficiale del concorso quindi ha senso solo se c’è anche lui assieme ai giovani registi e così mentre loro lo aspettano chiedo ad alcuni di loro, quelli che nel frattempo sono diventati miei amici, se possiamo fare una foto assieme. Li raduno uno ad uno. Poi do la mia macchinetta ad un tizio che sta lì nei paraggi. Mentre ci mettiamo in posa vedo Emir Kusturica. Gli chiedo di unirsi. A quel punto nella foto entrano anche un bambino, due sorelline ed un altro paio di registi che, non conoscendoli, non avevo invitato. Le tv si assiepano così come i fotografi che stavano lì nelle vicinanze Tutti ci scattano delle foto. Penso “Ho fatto il solito casino“, ma la sorpresa vera arriva poco dopo. Ci separiamo, il ragazzo con la mia macchina fotografica ha dato l’apparecchio ad una mia amica. Lui si allontana. Vado a vedere come sono le foto. Ce ne sono 3. La prima è un video. Si era sbagliato ed invece di una foto aveva fatto un video. La seconda è il cielo e basta. E la terza è quella che vedete qui, lui (è quello con gli occhiali da solo) che si fa la foto da solo allungando il braccio consapevole che questa foto a lui non arriverà mai. Un mito vero.

Kustendorf - il festival di Emir Kusturica - Foto 4

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