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Dredd, la recensione del film con Karl Urban

Di Filippo Magnifico

Dredd - Foto da Film

Nessuno era pronto a scommettere su di un progetto come Dredd. L’idea di una nuova versione cinematografica delle avventure del giudice futuristico creato negli anni ’70 da John Wagner, protagonista di una saga a fumetti che nel corso degli anni è riuscita a guadagnarsi una buona fetta di pubblico, girava dal lontano 2009. Una volta radunato il cast sono cominciati i lavori, che sono stati avvolti da un alone di mistero che tutto faceva pensare tranne qualcosa di buono. Quasi due anni di lavorazione che si sono risolti nella diffusione di una manciata di immagini centellinate con il contagocce.

Una produzione segreta? Forse, ma fino ad un certo punto. Perché quando un film rimane nell’ombra per così tanto tempo quasi sempre le motivazioni sono attribuibili a problemi di post-produzione e ripensamenti da parte dei produttori, poco convinti del risultato finale. Oltretutto il film diretto da Alex Garland doveva competere con un’altra pellicola, quella diretta nel 1995 da Danny Cannon e con protagonista Sylvester Stallone, che, sebbene non del tutto riuscita, era riuscita a farsi voler bene (tranne che dallo stesso autore del fumetto, che invece ha sempre difeso questa nuova versione).

Poi, un bel giorno, è stato diffuso il primo trailer, che ha lasciato spiazzati un po’ tutti, preannunciando una pellicola solida e decisamente non campata in aria. Il film è poi arrivato nelle sale americane, convincendo pubblico e critica ma rivelandosi un flop al botteghino. Del resto stiamo parlando di una produzione indipendente, incentrata su di un personaggio che, sebbene molto conosciuto, non possiede l’appeal dei vari kolossal a fumetti che sono stati prodotti lo stesso periodo. In Italia il film non è mai arrivato e visto l’insuccesso chissà se mai lo farà, quindi per riuscire a vederlo abbiamo dovuto attendere che il film venisse diffuso per il mercato home video estero, constatando che i giudizi positivi espressi oltreoceano corrispondevano al vero.

Dredd - Foto d film

La prima cosa che si nota guardando Dredd, infatti, è quanto tutte le persone coinvolte ci abbiano creduto, lavorando con una dedizione tale che è riuscita a donare a questo progetto, che in fin dei conti non poteva vantare un budget altissimo, una dignità unica. Ci ha creduto il regista Alex Garland, che ha confezionato un film grezzo, essenziale, che ricorda il vecchio cinema d’azione riportando alla mente nomi come Walter Hill e John Carpenter; ma soprattutto ci ha creduto il protagonista Karl Urban, che mantiene la stessa smorfia per l’intera durata del film e ci regala una versione di Dredd che è l’esatto opposto di quella offertaci da Sly qualche anno fa. Prima di tutto perché non si toglie mai l’elmetto per l’intera durata della storia (come molti di voi ricorderanno nella pellicola del ’95 Stallone mostrava il viso dopo pochissimi minuti, vanità personale ma anche una furba decisione dei produttori, che non potevano lasciare a volto coperto la principale star coinvolta).

Dredd mette da parte l’aria scanzonata presente nell’altra trasposizione cinematografica a favore di una messa in scena votata al degrado, alla corruzione e decisamente più in linea con titoli come Fuga da New York e affini, proponendoci una storia di assedio che dura un’intera giornata e procede inesorabile lungo il suo cammino, seminando una serie incredibile di morti violente (sul serio non si riescono a contare i cadaveri all’interno di questa storia) e mettendo sul ring una villain, interpreta da Lena Headey, che in più di un’occasione riesce a rubare la scena al protagonista. Il volto sfregiato, il tono della voce sinistramente calmo e la decisione di azzerare del tutto la teatralità, rendono la sua Ma-Ma una figura più inquietante che mai.

Insomma, il film funziona e anche parecchio, nonostante alcune pecche riguardanti l’uso della CGI, in ogni caso mai troppo invasiva, nelle scene più violente. Anche in questo caso il fumetto, o per meglio dire il personaggio, non è stato del tutto rispettato. Il Dredd interpretato da Karl Urban non possiede un briciolo del sarcasmo presente nella serie a fumetti, presentandosi come il cavaliere solitario di una storia di frontiera futuristica, ma va bene così.

La convinzione personale, mista ad una forte speranza, è che con gli anni questa pellicola riesca a diventare un piccolo cult. Le carte in regola ci sono tutte, sarà il tempo a decidere.

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