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Django Unchained, la recensione del nuovo film di Quentin Tarantino

Di Filippo Magnifico

Django Unchained Jamie Foxx Foto dal Film

Nel corso degli anni Quentin Tarantino ha dato vita ad opere che hanno fatto dell’eccesso cinefilo un vero e proprio leitmotiv. Attraverso film come Pulp Fiction, Jackie Brown, Kill Bill e il più recente Bastardi Senza Gloria questo regista è riuscito a regalarci delle sublimi interpretazioni personali di tutto ciò che ruota attorno alla parola cinema, che hanno toccato i più diversi generi, molto spesso contaminandoli. Il western è sempre stata una componente fondamentale delle sue pellicole (si pensi per esempio allo splendido incipit di Bastardi senza Gloria) ma finora non aveva mai trovato la giusta e sacrosanta esaltazione.

Django Unchained rappresenta, dunque, l’estrema incursione di questo regista all’interno di un certo tipo di cinema che ha sempre avuto un posto speciale nel suo cuore e come tale si può benissimo inserire tra le sue opere più sentite. Animato da un rispetto e da un amore che sono riscontrabili in ogni singola inquadratura, Tarantino ha confezionato la sua pellicola più classica, centellinando gli eccessi ma non i momenti di grande regia e favorendo, questa volta come non mai, la storia e i suoi personaggi, che si distaccano da quelle figure affascinanti e al tempo stesso unidimensionali che hanno animato gran parte delle sue storie.

Risulta difficile, quasi impossibile, riuscire a parlare di questo film senza cadere nel cosiddetto “già detto”. Da più parti, infatti, si sono sprecate le migliori parole per esaltare la regia e la perfezione riservata ad singola scena. Ma è pur sempre vero che stiamo parlando di un film diretto da Quentin Tarantino e sarebbe molto strano dire il contrario. Cerchiamo dunque di mettere da parte questo discorso che, sebbene importantissimo, rappresenta solo l’ennesima conferma della bravura di questo cineasta e cerchiamo di soffermarci su di un aspetto che rappresenta il vero salto di qualità, in grado di innalzare questa produzione, portandola ad un livello che prima d’ora era stato solo sfiorato: i protagonisti, nello specifico Django e il Dr. King Schultz.

Django Unchained - Foto Ufficiali - Jamie Foxx, Leonardo DiCaprio

Come detto in precedenza, il vero punto di forza di quest’opera è proprio la sua storia, che vede muoversi al suo interno due figure, magistralmente interpretate da Jamie Foxx e Christoph Waltz (che si è guadagnato l’immancabile nomination agli Oscar), impegnate a compiere un percorso interiore, con conseguente sviluppo, del tutto in linea con i temi classici del cinema western. Insomma, sarà forse perché è il genere stesso ad imporlo, ma questa volta Tarantino è riuscito a dar vita a dei personaggi nei confronti dei quali si riesce a provare una sincera e totale empatia. La sposa di Kill Bill si era avvicinata molto, ma non era riuscita lo stesso a raggiungere un tale livello.

In conclusione è come se ci trovassimo di fronte ad un perfezionamento di quella che, a conti fatti, era già di per sé la perfezione. Un più che gradito surplus che, nella sua semplicità, sarà sul serio in grado di accontentare tutti, anche coloro che avevano criticato questo regista per il suo modo di realizzare “splendide scatole vuote”.

Django Unchained è la splendida confezione di una grande storia, scandita attraverso momenti altissimi e personaggi in grado di suscitare le più svariate sensazioni. Si pensi ad esempio a Calvin Candie, il villain interpretato da Leonardo DiCaprio, che in realtà si rivela essere solo una povera vittima del suo stesso ego, ma soprattutto al diabolico Stephen, interpretato in maniera superlativa (a tal punto da riuscire sul serio a divorarsi tutto il resto del cast) da Samuel L. Jackson. In realtà è proprio lui la vera figura malvagia, all’interno di una storia che rappresenta un tassello fondamentale nella filmografia di Quentin Tarantino.

Da No Time to Die a Ghostbusters, ecco le nuove date dei film 2021 (in costante aggiornamento)

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