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13 gennaio 2013 • 19:26 • Scritto da laura.c

A Royal Weekend – La recensione del film con Bill Murray e Laura Linney

Dopo Il Discorso del Re, arriva un’altra opera a carattere storico, dedicata alla figura del re balbuziente Giorgio VI e al suo incontro apparentemente secondario con il presidente americano Roosevelt. Una ricostruzione romanzata, dal tono elegante ma dal genere incerto, venato di cronaca rosa.
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Quanta importanza possono avere un picnic e il menù di una gita in campagna negli equilibri geopolitici del mondo? È proprio su questo tema che si concentra il film A Royal Weekend, in cui si racconta un episodio apparentemente frivolo e di contorno rispetto allo scenario dello scoppio della seconda guerra mondiale, ma che proprio per questo ha il sapore di quel vecchio modo di fare politica e gestire le relazioni internazionali che, immesso dentro un’opera di finzione, ne fa quasi un genere a parte. La storia, nello specifico, è quella della prima visita di un re britannico su suolo statunitense. Ormai è quasi difficile riconoscere come contemporanea un’epoca in cui il blocco occidentale era percorso da simili divisioni, eppure quell’incontro tra Giorgio VI d’Inghilterra e il presidente americano Franklin Delano Roosevelt deve essere stato effettivamente qualcosa degno di essere ricordato molto di più di quanto non avvenga nella nostra memoria collettiva. L’idea di trasporlo in film rappresenta dunque uno spunto interessante, sviluppato però in maniera un po’ debole e un po’ ibrida dalla sceneggiatura e dalla regia di Roger Michell, che non riescono a dare a A Royal Weekend un tono abbastanza univoco.

Da una parte, c’è chiaramente l’idea di raccontare l’incontro tra due personalità: quella dominante, sorniona e in un certo senso ambigua di Roosevelt (interpretato ottimamente da Bill Murray) e quella titubante, insicura, del re balbuziente Giorgio VI, cui dopo il successo de Il discorso del Re il cinema sembra voler dedicare più attenzione che mai. Questa, in effetti, è anche la parte del film che funziona di più, quella che meglio ricorda il periodo storico in cui è collocato il racconto, la nascita delle moderne strategie di comunicazione e di politica. Un po’ come nell’indimenticabile sequenza de Il grande dittatore in cui le caricature di Hitler e Mussolini fanno a gara per chi deve sedersi più in alto, seppur con tono molto più serio e a tratti intimistico. Dall’altro lato, A Royal Weekend non ha palesemente il coraggio di puntare tutto su questo suo carattere un po’ demodé, e così lo mescola alla “cronaca rosa” incentrata sulla complicata vita sentimentale del presidente americano, raccontata attraverso gli occhi dell’ultima delle sue amanti (Laura Linney). Il plot romantico male si amalgama però con il cuore storico del racconto, e dovendo mantenere comunque un tono trattenuto e minimamente patetico, finisce per non funzionare nemmeno in quanto sottotrama amorosa. Resta comunque un film realizzato elegantemente e con degli ottimi interpreti, che funge anche da documento un po’ romanzato di un episodio forse non centrale ma comunque interessante della nostra storia recente, nonché da riflessione ancora attuale sul ruolo e l’immagine del leader nei confronti dell’opinione pubblica.

 

A Royal Weekend è nelle nostre sale dal 10 gennaio, distribuito da BIM.

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