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San Marino Anime Festival: Yoshiyuki Tomino parla dell’animazione di ieri, quella di oggi e quella del futuro

Di Marlen Vazzoler

Nella prima giornata del San Marino Anime Festival, l’ospite d’onore della manifestazione Yoshiyuki Tomino, di cui abbiamo già pubblicato il roundtable con i giornalisti, ha tenuto un discorso sull’animazione giapponese, di cui vi offriamo la completa trascrizione. L’incontro si è tenuto dopo la proiezione del primo film cinematografico di Mobile Suit Gundam e di una reel in cui sono stati mostrati in successione, tutti gli anime a cui Tomino ha lavorato. Il regista ha cominciato il suo discorso con un excursus sul cambiamento dell’animazione giapponese in questi 59 anni, e su come è stata influenzata dai prodotti commerciali.

“Come avete potuto già vedere da queste immagini iniziali, potete capire come sono già passati trent’anni dalle prime immagini che avete avuto modo di vedere. E inoltre va comunque detto che in Giappone le trasmissioni settimanali d’animazione, iniziarono indicativamente nel 1963, quindi sono già passati 59 anni da allora.
Da questo punto di vista, la televisione giapponese ha presentato qualcosa che è diventato un ‘unicum’ della propria storia, perché abbiamo dato vita a una produzione che in quel momento non si trovava da nessun altra parte del mondo, nemmeno in Europa, era molto caratteristica. Da questo tipo di sviluppo, sono cominciati una serie di, chiamiamoli programmi fissi, appunto in Giappone, che cominciavano ad avere un approccio che non si limitava semplicemente al varietà, ma dava uno spunto estremamente più sviluppato in quello che riguardava l’ambito commerciale. Da questo punto di vista quindi, la Japan Animation cominciò ad avere un carattere affaristico, e questo era diventato il nuovo metodo di sviluppo.
Ovviamente all’interno di questa storia, anche i produttori hanno avuto un cambio generazionale, quindi potremmo già dire che forse la generazione attuale è la terza. E comunque va detto che per quel che riguarda i miei tempi, se si aveva a che fare con la produzione televisiva, per la società era come se ti trovavi in fondo alla scala sociale, c’era questo tipo di approccio. E ovviamente anche se all’interno di questo [tipo di produzione], non si aveva le capacità, e non si era in grado di disegnare manga o le immagini in generale, questo portava ovviamente a un livello di distacco ancora maggiore rispetto all’attività. E quindi in realtà, anch’io non mi trovavo nella posizione di pensare me stesso, come a una persona perfettamente integrata nella società lavorativa.
Però ricordo ancora perfettamente che appunto, ritrovandomi all’interno di quel processo di produzione, comunque provavo una serie di elementi interessanti, ovviamente c’erano le opere originali che erano dei manga che poi venivano utilizzate per la trasposizione in anime, e io mi rendevo conto che tutti questi elementi, sia gli originali che le trasposizioni, erano qualcosa che sinceramente mi prendevano. E ricordo che cercavo di metterci anima e corpo per riuscire a dare vita a qualcosa di questo tipo. Ecco questo è qualcosa che riesco a ricordare perfettamente come se fosse ieri.

Inoltre, parallelamente a me, che cercavo appunto di fare il possibile per quello che riguardava l’animazione, vedevo che c’era una controparte che si specializzava molto di più in quello che era l’aspetto commerciale del business, prendendo l’animazione da un punto di vista totalmente diverso, estremamente accentrato sulla commercialità e mi rendevo conto anche di questa dicotomia. Era come se, venendo a far parte di un certo tipo di società lavorativa, non si riuscisse più a dare vita all’animazione e ai manga, così come si faceva in principio. Diciamo che venivano persi i mezzi per riuscire a farlo.
E quindi ritengo che all’interno del cambio generazionale, che ha avuto luogo negli ultimi dieci anni, è vero che siamo riusciti a capire un po’ quelle che sono le direzioni, le direttive della Japan Animation, però al tempo stesso ci sono state delle esagerazioni che hanno avuto luogo sopratutto negli due e tre anni, e quindi c’è stato proprio questo tipo di crescita. Nel momento in cui si prendeva, l’approccio della società lavorativa che voleva quindi concentrarsi su questa parte del business, si capiva come l’approccio diventasse totalmente legato al mercato in cui si cercava di creare delle opere che avessero comunque, una loro compiacenza nei confronti del mercato.
Nel momento in cui si decide di avere una produzione animata, ovviamente è necessario avere dei fondi. Per avere dei fondi quindi, si comincia ad avere un approccio commerciale, quindi diciamo che si ha una specie di industrializzazione della produzione dell’animazione. Questo è ovviamente un passaggio naturale, però nel voler fare questo, nell’avere questo tipo di approccio commerciale, che è al contempo un elemento necessario, bisogna anche cercare di capire quali sono le tendenze, da utilizzare all’interno dell’opera stessa, finendo per avere un rapporto di gestione fra l’opera e l’elemento di business che, non vorrei dire che è negativo però, insomma…
Però ovviamente grazie all’elemento di business interno all’animazione, è stato possibile avere un allargamento, un espansione, di questo settore e questo ha fatto sì che divenisse un vero e proprio vettore che ha avuto un impatto nella società, che ha fatto sì che all’interno della società attuale, la società moderna, comici ad esserci una specie di dialogo, di doppia presa di posizione”.

Un altro aspetto molto importante per il regista riguarda l’evoluzione dell’animazione che non riguarda il mero uso della computer grafica, ma la controtendenza ad animare di meno, nonostante gli avanzamenti tecnologici propri del settore.

“Inoltre c’è un altra cosa, un altro elemento da tenere in considerazione per quello che riguarda la produzione soprattutto degli ultimi tempi, la CG (Computer Grafica). La CG è un tipo di tecnologia che viene utilizzata adesso nel cosiddetto ambiente di produzione, però la sua implementazione ha fatto sì che ci fosse una forte influenza, che questa avesse un forte ascendente nei confronti delle stesse opere. Andando proprio a modificare determinati tipi di opere a causa della propria presenza. Inoltre bisogna tener conto che utilizzando questo tipo di tecnologia, ci sono dei costi di produzione, inoltre bisogna creare una programmazione che sia adatta a questi utilizzi, però non sempre si riesce a farlo nel migliore dei modi.
In pratica, nel vedere l’utilizzo di questa tecnologia, mi sono reso conto che si sta creando un certo tipo di tendenza che è derivata da un esagerazione visiva. Ovvero il pensiero, l’idea, che utilizzare un altissima risoluzione in realtà possa essere di aiuto alla stessa opera. All’interno della Japan Animation, soprattutto quella che si rivolge agli adulti, si utilizza proprio una strana forma di animazione stessa, molto singolare, in cui alla fine non è più utilizzata l’animazione vera e propria. Per essere ancora più specifici, voglio che dirvi che per esempio ci sono delle animazioni in cui alla fine non c’è molto movimento delle immagini.
Per quanto riguarda l’animazione, se ci pensiamo, qual’era in realtà il suo principio? Era quello di avere un’immagine o più immagini, alle quali veniva apposto del movimento. E per poter fare tutto questo, sono stati fatti determinati studi, determinate ricerche che hanno poi dato vita all’animazione. Al giorno d’oggi, nonostante le tecnologie sono molto più avanzate rispetto al passato, si ha tuttavia una tendenza diametralmente opposta che è quella di fermare le immagini.
Quindi io non riesco a capire perfettamente qual’è la ragione di questo tipo di approccio, però quello che posso immaginarmi è che semplicemente, è derivato derivato dall’uso come dire… da un gusto più adatto ad un pubblico di una certa età, che non ha niente a che fare con quello che era l’approccio principale di una volta, che era più semplice”.

A questo punto Tomino ha introdotto due concetti molto importanti: il termine giapponese kawai (carino, ndr.) e il punto di vista con gli occhi di un bambino. Due elementi che per il regista sono fondamentali per la ricerca di un creatore e la produzione di un’opera.

“Credo che all’interno di questo ambiente, sia necessario nuovamente cominciare a creare delle pianificazioni, dei programmi, tornando ad avere il punto di vista dei bambini. Però è facile dire che bisogna cercare di prendere, di carpire quello che è il punto di vista di un bambino, tuttavia per una persona che ormai è diventata totalmente, irrimediabilmente adulta, è abbastanza impossibile riuscire a vedere con gli occhi di un bambino.
Credo che sia necessario riuscire a ritrovare come in passato, delle persone che abbiano voglia, un’incredibile voglia, e che abbiano questo impulso incredibile di volere incominciare a fare animazione, di volere fare manga, cioè qualcosa dal più profondo della loro personalità. Ecco dobbiamo cercare di ritrovare gente come questa.
Però forse un modo per riuscire a spiegare come secondo me un adulto possa riuscire a vedere con gli occhi di un bambino, è l’avere costantemente dentro di sé delle domande, della curiosità nei confronti del mondo. Nel momento in cui si dovesse riuscisse a diventare dei portatori di queste domande, di queste curiosità nei confronti del mondo, forse si riuscirà anche ad avvicinarsi al punto di vista di un bambino. Voglio che si capisca chiaramente che il cercare di avere gli occhi di un bambino e l’avere gli occhi di un bambino, sono due cose ben distinte e separate.
Le immagini che si trovano all’interno di un manga così come le immagini che spesso si vedono nell’animazione, hanno un punto in comune che è quello di essere gradevoli, graziose da vedere. E dovete sapere che per quel che concerne il guardare delle cose graziose, all’incirca due mesi fa l’università giapponese ha condotto una ricerca secondo la quale, il vedere delle immagini che possono essere estremamente graziose, come il cucciolo di un animale, dopo aver visto queste immagini, e ripreso successivamente l’attività lavorativa, quest’ultima ha un rendimento molto più elevato. E quindi i risultati di questo esperimento mi hanno fatto capire una cosa, che ho sempre percepito su di me: una persona che è estremamente seria, come dire, che ha un approccio estremamente serio nei confronti della vita forse non riuscirà del tutto a creare dell’animazione, ma anche una persona che come dire, un po’ come me, ha cercata di lavorare da subito nell’animazione, ha comunque percepito quell’elemento del grazioso, quell’elemento del bello. E quell’elemento del bello all’interno dell’animazione è diventato un po’ la forza motrice che mi ha dato la possibilità di continuare a lavorare per tutto questo tempo.
Mi sono un attimo perso, non so neanch’io cosa voglio più dirvi”.

“In pratica, quello che voglio cercare di dirvi è che un adulto, una persona di una certa età, una persona della mia età, può cercare nella propria vita di creatore d’animazione, di trattare dei temi che sono estremamente seri, però al tempo stesso può cercare anche di utilizzare questo elemento del grazioso. Però se qualcuno mi dovesse dire come cercare di esplicare, di spiegare come questi due elementi, del serio e del grazioso possono essere combinati, be forse non si tratta di qualcosa che è molto facile da spiegare e credo che per questo motivo, poco fa, mi ero un attimo perso. Credo che per riuscire a spiegare ancora meglio questo concetto sia necessario farvi un altro tipo di discorso.
Siamo al corrente che ci sono state delle persone che hanno avuto nella vita un approccio estremamente serio dovuto alla propria personalità. Hanno sempre lavorato seriamente, anche nel settore di lavoro. Poi, a un certo punto, non sono riuscite a seguire perfettamente quelli che erano gli approcci che dovevano gestire nei confronti della realtà. Invece, le persone che non avevano quel tipo di serietà caratteriale, ricercavano invece dentro di loro un qualcosa che avesse questo elemento del grazioso e probabilmente, queste persone sono riuscite ad ottenere delle soluzioni molto più realistiche degli altri, perché avevano questo qualcosa in più.
Comincia già a delinearsi un po’ meglio, il tipo di discorso che volevo fare. Perché anche nella vita quotidiana di tutti quanti voi ci sono degli elementi, ci sono delle scelte che vanno fatte, alcune in modo realistico e altre vengono eseguite anche in modo poco realistico.
Proviamo a pensare alle persone, ai rappresentanti della politica, ai rappresentanti dell’economia. Sono delle persone senza dubbio estremamente serie, però hanno un problema, loro guardano sempre le cose dall’alto verso il basso e questo è un approccio sicuramente non realistico, perché alla fine è anti-realistico, qualcosa che si allontana da quella che potrebbe essere la verità dei fatti. Questo avviene molto probabilmente, perché nella loro vita non hanno niente di grazioso, non hanno niente di bello accanto, e per questo motivo, secondo me, alla fine i loro sensi cominciano ad avere una sorta di annichilimento. Nel momento in cui si decide di pensare solo al profitto, bisogna anche capire che il profitto, non è la vita vera.
E poi ho un esempio che probabilmente potrebbe essere un po’ più facile da proporre, che ha a che vedere con la mia vita personale, vediamo se potrà essere di maggiore aiuto.

Quando ho cominciato a dedicarmi a Gundam avevo un’età intorno ai 30-35 anni, ecco in quel periodo ero una persona come dire, ero particolarmente emotivo di carattere. E c’è stato proprio un periodo in cui mi sono proprio reso conto che la ragione per la quale sono riuscito a concludere la mia vita senza ammazzare nessuno, è dovuto all’aver potuto fare questo tipo di lavoro. Quel che cercavo di fare era di essere circondato – ero ovviamente circondato facendo questo tipo di attività in Giappone – da cose graziose, e poi quando mi sono dato alla creazione di Gundam, mi rendevo conto come trattando degli argomenti di vita e di morte, io stesso cominciavo ad avere una maggiore presa di coscienza di quello che succedeva sia all’interno della storia ma anche nella verità dei fatti. Cioè, con l’emotività che io ero riuscito a percepire tramite la creazione di quest’opera, alla fine mi sfogavo all’interno dell’opera, capendo che un atto come l’omicidio o qualcosa del genere, fosse qualcosa che doveva essere completamente esule dalla vita di un essere umano.
Comunque è anche molto importante che nel momento in cui si crea un’opera, si produce dell’animazione, è sempre molto importante tenere in considerazione tutti quelli che sono quegli elementi che non sono semplicemente quelli del ‘mi piace’ o del ‘non mi piace’, ma che ci sia comunque un altro tipo di livello di profondità”.

Un altro tema molto importante, introdotto da Tomino, è quello del Sense of Wonder (senso della meraviglia, ndr.) una caratteristica che deve essere propria di ogni creatore e che è fondamentale per la protezione del settore dell’animazione. L’argomento era stato ripreso in parte anche durante il roundtable con i giornalisti.

“Adesso che vi ho d’avanti a me, vedo che siete tutti quanti degli adulti come lo sono io, ebbene secondo me è molto importante che adesso noi riusciamo a trovare dei creatori che non sono riusciti a diventare adulti. E’ importante riuscire a trovare dei creatori che abbiano un impulso incredibilmente veemente, per la creazione di queste opere che vengono appunto viste con gli occhi di una persona che non è diventata adulta, e solo facendo così riusciremo anche a proteggere questo settore.
E probabilmente, anche per quello che riguarda il settore della cinematografia c’è quello che viene definito il Sense of Wonder, il senso della meraviglia. Tuttavia questo elemento è qualche cosa che bisogna aver percepito chiaramente nella propria vita per riuscire a dare vita ad un opera, perché altrimenti se ci si limita semplicemente a utilizzare la digitalizzazione, alla fine non necessariamente si riuscirà a esprimere questo tipo di senso. Per quel che riguarda il senso della meraviglia, uno dei possibili approcci da prendere in considerazione, sia per i manga che per l’animazione, potrebbe anche essere il darsi al mondo della fantasia.
Però ovviamente deve essere ben chiaro che semplicemente il fatto di disegnare un mondo che non è il nostro o semplicemente fare un’immagine bellissima, questo non ha niente a che vedere con il Sense of Wonder, perché di immagini bellissime ormai ne abbiamo viste quante ne vogliamo. Il Sense of Wonder, il senso della meraviglia è la storia così com’è.
Probabilmente forse abbiamo ancora un altro po’ di tempo e sarebbe bello anche riuscire a spiegare quello che dicevo prima ‘la storia così com’è’, intesa come espressione del Sense of Wonder.
Sapete, ovviamente c’è già una combinazione famosa, quella della Bella e la Bestia, ovviamente è stata fatta anche da Disney, ma quella non è una combinazione del Sense of Wonder. Però se nell’ultima scena la Bella dovesse tramutarsi in bestia, quella allora potrebbe diventare qualcosa che ci potrebbe dare stupore e questo senso della meraviglia. Questo è semplicemente un pensiero, lanciato così. C’è qualche cosa che magari non è risultata particolarmente chiara all’interno della mia spiegazione? Qualche aggiunta che sarebbe bene fare?”.

Avviandosi verso la conclusione del suo intervento, Tomino ricorda il sensei Osamu Tezuka, soprannominato ‘kamisama’ (il dio dei manga, ndr.), per il quale ha cominciato a lavorare agli inizi della sua carriera.

“Allora forse posso parlare un attimino di più sulla ricerca di un creatore che abbia un approccio alla vita un po’ più da bambino. Come sapete ho avuto un grande maestro, che era Osamu Tezuka che tra l’altro era una persona che aveva una grande conoscenza della medicina (Tezuka era laureato in medicina, e questa sua conoscenza è stata molto utile soprattutto nel manga di Black Jack, ndr.). Ed era anche il presidente della Mushi Production, di cui io sono entrato a far parte, quindi per me, lui era ovviamente un adulto. E ovviamente ha continuato a scrivere dei manga famosissimi per 20 anni, che sono stati tutti di grande successo ed aveva anche una grande conoscenza nel campo della medicina, quindi era normale che lo considerassi un adulto a tutti gli effetti, una persona formata.
Eppure quando vedeva che c’erano anche dei giovani mangaka che facevano delle opere che avevano un certo successo, diciamo che aveva dentro di sé dei sentimenti che potevano essere di una certa invidia e di una certa gelosia. E quindi tutti quanti avevano ben capito che non era corretto, non si doveva per nessuna ragione cercare di imitare quelle che erano le opere di Osamu Tezuka. E questo secondo voi è un tipo di comportamento da adulti? In pratica, aveva 45 anni, aveva quelle che erano le sue attività, però per riuscire ad avere successo, se doveva utilizzare delle ulteriori tecniche come farsi copiare o non farsi copiare, ecco cercava sempre di usare degli approcci che magari potevano anche essere contestati.
Quindi quello che voglio dirvi è questo, che in pratica Osamu Tezuka fino al momento della sua morte è stato sempre un bambino. Come un bambino, ha sempre avuto questo fortissimo spirito di competizione, voleva che le sue opere fossero lette da quanta più gente possibile. Quindi, anche quando gestiva la Mushi Production, non gli interessava usare delle tecniche che erano state utilizzate dalla nuova generazione, lui le usava perché voleva che quanta più gente possibile venisse a conoscenza di quello che stava facendo, e che quanta più gente potesse leggere le sue opere. E questo tipo di visione di bambino è il tipo di creatore che noi dovremmo cercare al giorno d’oggi”.

Tomino ha concluso questa lunga riflessione sull’animazione giapponese, ricordando l’importanza nel processo, degli studi d’animazione.

“Ovviamente poi l’animazione è un lavoro che necessita di uno studio d’animazione e credo fermamente che per riuscire a creare un’animazione non possano bastare semplicemente uno scrittore e uno sceneggiatore, e poi soprattutto mai e poi mai devono essere la stessa persona. Perché l’immagine ha una sua interpretazione che dev’essere riproposta da un numero di persone, e, solo grazie a questo numero di persone potrà diventare un fantastico vettore.
E io sono convinto del fatto che per riuscire ad amministrare la produzione, sia di un film ma anche dell’animazione, che ovviamente è gestita da adulti, è ovviamente necessario riuscire a condensare in tutto questo il pensiero e le azioni di un numero di persone che poi possano diventare un unico elemento, che sia al contempo un elemento di pluralità. Ci sono già delle tendenze negative, sapete, basta andare su YouTube, dove potete vedere delle opere che sono state create da una singola persona, anche perché adesso, utilizzando le tecnologie digitali, è possibile che una singola persona riesca a creare tutto, creando così il pensiero, che un singolo può riuscire a creare un’intera animazione. Io credo fortemente che tutti quanti noi adulti, dobbiamo ben tenere a mente che il lavoro delle immagini, il lavoro dell’animazione non è assolutamente un lavoro che deve essere intrappolato nella mente di una singola persona, anzi dev’essere completato e rifinito grazie al cosiddetto Stage Work, cioè al lavoro che viene fatto all’interno di uno studio d’animazione, tutti insieme.
Quindi secondo me è molto importante che ci siano questi cuori all’unisono che lavorano tutti quanti assieme e possono dare vita a quella che diventa un’opera, con la sua grandezza, con il suo splendore. E sarebbe anche bellissimo se tutto questo potesse essere riflesso anche nei termini che ho visto in questi giorni a San Marino con la sua grande democraticità. Sarebbe bello se la democrazia che ho visto qui a San Marino potesse poi essere proposta all’interno di un ambiente lavorativo come quello del settore dell’animazione”.

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