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Lo Hobbit – Peter Lyon parla delle armi e Ann Maskrey dei costumi dei film

Di Marlen Vazzoler

Non è stato facile, per la costumista Ann Maskrey ideare i costumi per la trilogia di Lo Hobbit, dove a differenza di altre pellicole a cui ha lavorato, come Il quinto elemento, Alice in Wonderland, ha dovuto ideare i costumi per un nutrito numero di attori principali: tredici nani e un hobbit, senza contare il vasto numero di personaggi secondari.

“È stata una sfida davvero, semplicemente perché ci sono 13 [nani], e Peter Jackson voleva che avessero un distinto e separato look che li distinguesse. Era davvero molto entusiasta sul fatto che avessero una silhouette diversa, ancora prima che iniziassimo a parlare dei diversi colori che avrebbero avuto. E poi al di là di questo, voleva delle caratteristiche distintive, e anche una distinta gerarchia, perché alcuni dei nani sono più nobili degli altri. Così ho dovuto sottolineare tutto questo con solo la scelta dei tessuti e il livello delle decorazione, e quando arriva il momento dei nani dal numero 7 al 13, stai pensando, ‘Come faremo a fare il prossimo, con un look diverso?’. È difficile, ma anche molto divertente. Ho imparato un sacco di cose man mano che andavo avanti. Anche se ho fatto molti film in passato, non ho mai fatto niente di simile, con così tanti personaggi chiave, presenti per tutto il tempo”.

La Maskrey confessa di aver avuto pochissimo tempo per preparare i costumi, solo quattro mesi prima dell’inizio delle riprese, un periodo di tempo alquanto ristretto visto che doveva fare in modo che i costumi potessero amalgamarsi con quelli del Signore degli anelli. Inoltre doveva ricevere l’approvazione del regista e dei produttori, prima di partire col lavoro vero e proprio, un processo che in alcuni casi si è dimostrato molto lungo.

“A volte mi davano delle pagine tre giorni prima che un costume si trovasse di fronte alla macchina da presa, ed era qualcosa di cui non ti eri nemmeno accorto che c’era nel copione. Questo accade in quasi tutti i film – improvvisamente hai da fare un altro vestito, ed hai un giorno o due di preavviso. Ci si abitua. …Io amo disegnare. Sono molto felice se qualcuno mi dà una sfida, e certamente lo era. C’è un sacco di lavoro. I nani, in particolare, una volta che hai l’approvazione dei 13 nani in quel costume, e hai fatto il test della cinepresa, e tutti sono felici, li devi rifare per le controfigure, e per i nani in scala, e devono sembrare tutti identici, ed è una quantità enorme di lavoro a cui deve far fronte il laboratorio, e a quel punto, devo pensare alla prossima cosa e a quello che viene dopo”.

Il costume preferito della Makrey è stato quello di Radagast, interpretato da Sylver McCoy.

“Il costume ha utilizzato ogni parte del workshop al meglio. Avevamo fatto il ricamo, i tessuti, li abbiamo tinti, la squadra ‘demolizioni’ ci ha lavorato sopra, la modista ha fatto un grande cappello, i ragazzi che hanno fatto tutte le calzature, gli hanno fatto un bel paio di scarpe. Per me, è stato uno di quelli di maggior successo. Ed è un nuovo personaggio”.

La Makrey spiega che voleva che il tessuto de lcostume di Radagast, ricordasse la corteccia di un vecchio albero nodoso, in modo che potesse mimetizzarsi nel bosco.

“Lo stesso Peter Jackson voleva che fosse sbilenco, che nasce dall’avere una manica lunga che è stata strappata, scarpe strane, un orlo irregolare, e poi il panciotto abbottonato in modo irregolare. Ma mi sono divertita davvero a fare i ricami e a scegliere il tessuto, perché non è tutto marrone, ci sono dei gialli e dei blu”.

Il compito di realizzare le spade del film, è invece ricaduto sul mastro spadaio Peter Lyon, che parlando con James Tobin di Channel 7 di Sunrise Australia, ha fornito qualche interessante informazione sulla Orcrist di Thorin Scudodiquercia e la mazza da guerra, appuntita, di Bolg.

Infine il Guardian riporta che le prime proiezioni di Lo Hobbit in HFR hanno causato casi di nausea, tanto che un fan ha paragonato la visione del film, a una corsa sulle montagne russe

“Devi tenerti lo stomaco e lasciare che gli occhi si abituino. Non è per i smidollati”,

altri hanno detto

“Sono uscito amando il film, ma con una sensazione di malessere”,

“I miei occhi non riesco a ricevere tutto quanto, è vertiginoso. Ora ho mal di testa”.

Non è la prima volta che qualcuno esce con il mal di testa dopo aver visto un film, sopratutto in 3D. Visto che il formato a 48 fps doveva ridurre questo tipo di problemi, sarà interessante vedere se sarà veramente così, oppure no.
L’uscita del primo capitolo della trilogia de Lo Hobbit è prevista in Italia per il 13 dicembre 2012, Per seguire tutte le novità sul film di Peter Jackson, consultate le nostre news dal blog.

Fonti The One Ring, Hero Complex, Guardian

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