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30 novembre 2012 • 12:33 • Scritto da Filippo Magnifico

Torino 2012 – Anna Karenina, la recensione

Ieri Anna Karenina, la trasposizione cinematografica dell’omonimo romanzo di Lev Tolstoj diretta da Joe Wright, è stato presentato nella sezione “Festa Mobile” del Torino Film Festival. Nel cast Keira Knightley, Aaron Johnson e Jude Law. Ecco la nostra recensione...
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Anna Karenina Keira Knightley Foto da Film 01

Presentato nella sezione “Festa Mobile”, Anna Karenina era senza ombra di dubbio uno dei titoli più attesi di questa 30° edizione del Torino Film Festival. Diciamo subito che il film si è rivelato una piacevolissima sorpresa.

Riadattando per il grande schermo l’omonimo romanzo scritto da Lev Tolstoj, il regista Joe Wright ha deciso, infatti, di mettere da parte (sebbene non del tutto) la semplice rappresentazione storica, proponendoci una pellicola sfarzosa, eccessiva e in grado di rielaborare la dimensione teatrale (si fa un largo uso di fondali disegnati, e cambi di scena istantanei) in una maniera kitsch e al tempo stesso squisitamente barocca.

Anna Karenina è un film che abbandona il realismo a favore di una rappresentazione che, rendendo per certi versi più “popolare” quell’idea di cinema tanto cara al Lars Von Trier di Dogville, allontana e al tempo stesso coinvolge lo spettatore in un gioco di immagini e coreografie musicali che strizzano l’occhio a Baz Luhrmann. Un’operazione che Joe Wright compie divertendosi nei modi più svariati, attraverso una serie di virtuosismi che comprendono lunghi piani sequenza, giochi di luce e sinuosi movimenti della macchina da presa.

All’interno di quello che si presenta come un vero e proprio spettacolo, i protagonisti si muovono completamente a loro agio. Bravi Keira Knightley e Aaron Johnson nell’esprimere tutte quelle sensazioni (positive e negative) tipiche dell’amore; ma quello che stupisce più di tutti è Jude Law, perfetto nel ruolo di Alexei Karenin. La solennità del suo personaggio è talmente concreta che gli basta un semplice sguardo o la semplice modulazione della voce per esprimerla.

Ci si potrebbe lamentare di una certa freddezza che si avverte più volte durante la narrazione. Troppo concentrato sulla messa in scena, Joe Wright sembra infatti dimenticarsi della storia e la cosa si avverte. Ma in questo gioco di compensazioni ne esce sicuramente vincitore.

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