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Morituris – Tremate, tremate, le streghe son tornate!

Di Filippo Magnifico

Morituris Foto Dal Film 02

C’è stato un periodo in Italia in cui il successo di un film, specie se di genere, dipendeva anche dagli scandali che gli si creavano attorno. Pellicole maledette, osteggiate dalla censura e, proprio per questo, diventate leggendarie prima ancora di fare il loro ingresso in sala (sempre che ci fossero riuscite). Cannibal Holocaust è solo uno dei molti esempi, il più famoso, che si potrebbero citare a proposito. Cose che al giorno d’oggi non succedono, dirà qualcuno, ma la verità è molto diversa.

Esiste infatti un film che, proprio recentemente, è riuscito a ricreare tutto questo, pagandone purtroppo le conseguenze. Si tratta di Morituris, diretto da Raffaele Picchio. Una produzione horror indipendente, che, duole dirlo, non vedremo mai all’interno delle sale italiane. Questa pellicola non ha infatti ottenuto il visto censura, una cosa che suona strana persino a scriverla, perché i tempi della “caccia alle streghe cinematografiche” dovrebbero essere finiti da un bel po’ di tempo ormai.

Difficile dire se questa cosa potrebbe, da un certo punto di vista, aumentarne la fama, perché viviamo in un periodo in cui, cinematograficamente parlando (ma non solo), o sei dentro o sei fuori. Non esistono vie di mezzo, quindi una presa di posizione come questa non lascia altra scelta ad un film come Morituris, se non quella di trovare un’accoglienza migliore all’estero, che da sempre si è dimostrato più favorevole nei confronti di quelle produzioni che cercano di andar oltre a quell’estetica pseudo televisiva che il nostro cinema ha preso come modello.

Morituris Foto Dal Film 11

Mettiamo subito in chiaro le cose: Morituris è decisamente un film sconvolgente, ma non più di altri titoli recenti, come Martyrs o À l’intérieur, da cui oltretutto sembra aver ripreso l’estetica, fondendola con alcuni rimandi a quei nomi che hanno reso glorioso il nostro passato cinematografico (come Lucio Fulci o Mario Bava). È un’opera violenta, parecchio, ma a differenza di un qualsiasi torture porn, come il molto più esplicito Saw (soprattutto i capitoli finali del franchise), si affida all’atmosfera, facendo in modo che siano le idee in sé a lasciare il segno e non la loro rappresentazione.

Si tratta di una produzione indipendente al 100%, cosa che gli ha permesso una libertà di espressione che non si vedeva da secoli all’interno del nostro panorama cinematografico, concretizzatasi in una storia che riflette sul male, in ogni sua sfumatura (senza disdegnare alcune dolorose pagine di storia italiana, come la Strage del Circeo), e che non lascia la benché minima speranza, sia ai suoi personaggi che ai suoi spettatori.

A Raffaele Picchio e a tutte le persone che hanno collaborato con lui va sicuramente il merito di aver saputo fondere generi diversi – come lo slasher, il rape and revenge, il peplum, il torture porn (perché c’è, sia chiaro) – senza risultare un pasticcio, dando luogo ad una pellicola che prosegue inesorabile lungo la sua strada, rimanendo coerente con sé stessa e appellandosi alle regole della cosiddetta “sospensione dell’incredulità” nel modo giusto.

Secondo altri, però, il pubblico italiano non è pronto ad assistere ad una tale spettacolo. Ci vuole qualcuno che decida cosa è giusto e cosa e sbagliato, rendendo il libero arbitrio un optional. Grazie di tutto, ma onestamente non se ne sentiva il bisogno.

Da No Time to Die a Ghostbusters, ecco le nuove date dei film 2021 (in costante aggiornamento)

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