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Lucca Comics 2012: Jim Lee e Geoff Johns parlano dei New 52

Di Marlen Vazzoler

Come ha ricordato Marco Palitteri, questa mattina presso il Press Café di Lucca Comics & Games 2012, Geoff Johns (Chief Creative Officer della DC Comics, ndr.) è uno degli sceneggiatori di maggior successo del fumetto supereroico degli ultimi anni. I suoi punti forti derivano dall’esperienza cinematografica – ha cominciato a lavorare sotto l’ala di Richard Donner – che ha influenzato il suo modo di scrivere. Le sue opere tendono a focalizzarsi sul punto cardine della storia, e attorno a quel punto Johns crea una serie di trame in cui rinnova il personaggio ma rimanendo al tempo stesso fedele alle sue caratteristiche. Grazie a questo tipo di impostazione di scrittura delle sue opere, è riuscito a rivitalizzare la pubblicazione di alcuni personaggi che avevano perso lo smalto di un tempo, come Lanterna Verde, Flash e la stessa Justice League.
Jim Lee, co-editore della DC, ha una carriera ventennale alle sue spalle. Ha disegnato personaggi di rilievo della DC Comics e della Marvel Comics, inoltre ha fondato anche la Image Comics. Utilizzando la matita e l’inchiostrazione è riuscito a dare una tridimensionalità fisica e corporea a personaggi come Batman e Superman, donandogli una maestosità che in pochi sono riusciti a raggiungere.

Jim, che differenza c’è tra la tua esperienza nella Image Comics e la DC Comics?

Jim Lee: “Si, è stata un’esperienza molto diversa quella nella Image Comics e quella nella DC. La Image Comics era una compagnia appena avviata, quindi abbiamo imparato dai nostri stessi errori, non avevamo uno staff molto nutrito, quindi abbiamo imparato man mano che lavoravamo. La DC invece, è chiaramente una grande azienda. È partner della Time Warner, quindi c’è un livello di organizzazione molto maggiore. Le persone che lavorano lì hanno dieci, quindici anni di esperienza nel settore, con un’esperienza decisamente maggiore, il che rende il tutto più facile. Chiaramente in entrambi i casi si tratta di aziende che amano i fumetti, quindi la passione è la stessa, è solo il livello di struttura che è diverso”.

Come avete affrontato il reboot delle testate con il New 52?

Geoff Johns: “Si, io devo ringraziare Jim Lee e Dan DiDio che si sono occupati della cosa in maniera perfetta. Il mio coinvolgimento nel progetto si è più che altro limitato alle serie che scrivo, quindi alla Justice League con Jim Lee, e poi Aquaman e Lanterna Verde. Secondo me è un ottimo modo per ripartire e per rianalizzare la storia, per i lettori che non hanno letto il fumetto da un po’ o che magari si avvicinano adesso al fumetto e non hanno la possibilità di tornare indietro e vedere quali sono le origini dell’eroe. Aquaman non è solo un tizio che nuota. Per me è una possibilità per analizzare il passato e il centro, il nocciolo di questo personaggio da un altro punto di vista”.

Aquaman, ora ha trovato una maturità una nuova forma. Quanto è stato difficile ricreare il personaggio?

GJ: “Odio ammettere che è stato facile, ma in realtà lo è stato. Perché è un personaggio che io amo molto e quello che abbiamo fatto con le prese in giro, è stato accettabile, perché non potevano chiaramente essere ignorate. Le abbiamo fatte diventare parte di quello che è il personaggio, perché è molto singolare. È l’unico supereroe che è stato ridicolizzato così tanto, normalmente si dice che non sa quello che fa e che parla con i pesci, e abbiamo usato tutto questo e l’abbiamo reso parte del personaggio e credo che questo lo renda ancora più interessante, come supereroe, lo rende diverso da tutti gli altri. Io l’amo molto, e il fatto che abbia avuto tutto questo successo, secondo me è molto positivo”.

Qual’è il fumetto preferito di Jim Lee?

JL: Per me sono tutti speciali, è quello che dico ai miei figli che mi chiedono sempre qual’è il mio fumetto preferito. Ma se dovessi sceglierne uno sarebbe sicuramente Il ritorno del cavaliere oscuro di Frank Miller perché è uscito nell”86, quando avevo 21 anni ed ero all’università. Stavo passando un periodo in cui avevo un po’ perso l’interesse nei fumetti, che avevo sempre letto fin da piccolo. Poi uscì quest’albo, così diverso da quello che avevo letto precedentemente, sia per i colori, che per la carta e la storia che era più cupa, e me ne innamorai. Riaccese il mio amore per i fumetti e il mio desiderio di disegnare fumetti. Io avevo sempre disegnato fumetti da quando avevo nove anni, poi a quattordici mi è tornato il desiderio e poi di nuovo a 21. Quindi direi che per me è stata una pietra miliare, Il ritorno del cavaliere oscuro.

La rivalsa di Sinestro, che torna a essere una Lanterna verde, verrà portata avanti in futuro? Continuerà ad avere questo grande spazio al fianco di Hal Jordan?

GJ: “Si, sicuramente continuerà ad avere lo spazio che ha adesso. Credo che i cattivi siano importanti tanto quanto gli eroi. Capita spesso che i personaggi, gli avversari che sono stati in giro per così tanto tempo, Sinestro ad esempio ha cinquanta, sessant’anni, capita spesso che si appiattiscono. Si sa che diventerà nuovamente una Lanterna Verde, ma manca completamente la psicologia, manca l’esplorazione del personaggio. Io credo invece che sia molto importante trovare, capire chi è il personaggio, l’origine. Ad un certo punto, entra quasi nelle nostre simpatie. Per esempio adesso Sinestro si è unito al corpo delle Lanterne Verdi e ci si sente quasi attratti da questo personaggio, ed è bello secondo me che puoi vedere come si può trasformare in un antagonista. Quindi credo che si deve esplorare questi personaggi, tanto quanto gli eroi, perché secondo me sono persone come tutti gli altri e quindi credo che continuerà ad avere lo stesso spazio che ha avuto finora.”

Alcune testate con il progetto del New 52, hanno mantenuto la loro continuità. State cercando di appianare lo strappo con le altre testate che hanno subito un vero e proprio reset?

GJ: “Si, sicuramente l’intento è quello, anche se chiaramente ci vuole molta coordinazione, perché sono 52 serie diverse, con 52 scrittori diversi, con 52 personaggi diversi. Ci sono delle serie che stanno appunto ripartendo adesso e stanno rivelando la storia del personaggio pezzo per pezzo, come appunto Aquaman che è stato accennato prima. Quindi magari non tutto tornerà precisamente al suo posto, ma sicuramente l’intento di fondo è quello.”

JL: “Ho una visione un po’ particolare della continuity, molte persone la vedono come un passaggio da A a Z, mentre in questo caso ci sono persone che stanno lavorando a personaggi che si trovano su punti diversi di questa continuity, quindi ci sono persone che lavorano in A, e ci sono altre che stanno lavorando al punto G o al B e quindi si devono coordinare in un certo modo. Non ci sarà mai un momento in cui si arriverà a dire ‘Ah sì, è tutto perfetto. Tutto fila perfettamente liscio’. Alla fine la continuity è quello in cui si decide di credere, perché molti fan non hanno accesso a tutti i fumetti della DC, quindi si sa che le storie migliori saliranno in superficie e formeranno fondamentalmente la continuity principale”.

Alcuni personaggi della Image come Wildcats, Gen13, disegnati dallo stesso Lee, stanno entrando a far parte ufficialmente dei gruppi della DC. Cosa ne pensa delle nuove interpretazioni di questi personaggi?

JL: “Si credo che siano delle reinterpretazioni molto interessanti dei personaggi. Chiaramente quando ho discusso con Dan su come inserirli all’interno dell’universo DC, io volevo fortemente che non sembrassero fuori posto. Non ho preteso che fosse mantenuto lo stile originale, anzi ho voluto che la DC scegliesse il team creativo e ogni volta che mi mostravano i bozzetti, spiegavo che non dovevano mostrarmeli ogni volta, volevo che mi mostrassero un prodotto DC. Naturalmente noi li abbiamo re-immaginati più volte. Per esempio anche quando Alan Moore ha lavorato a Wildcats, anche lui ha creato i personaggi in maniera molto particolare, diversa da quella che avevo creato io, ma comunque era molto interessante, fantastico.
Quindi io credo che l’importanza, nella storia del fumetto, almeno quanto riguarda la parte legata alla DC, sia il fatto che molti autori diversi hanno lavorato sugli stessi personaggi, e quindi la versione migliore ha trovato il modo di raggiungere la cima e di diventare il canone per la continuity. Credo che se uno si fossa troppo nel mantenere i personaggi come li ha creati, toglie la possibilità ai nuovi artisti di affacciarsi sul mondo e sul mercato e di creare delle versioni che potrebbero essere migliori e potrebbero portare giovamento al personaggio.”

Wonder Woman è diventata il nuovo interesse amoroso di Superman, al posto di Lois Lane. Come è nata questa scelta?

GJ: “Innanzitutto direi che Superman è diventato il nuovo interesse amoroso per Wonder Woman, è una storia su si lei. Chiaramente quando si è trattato di fare il reboot di tutti questi personaggi, l’eliminazione del matrimonio con Lois Lane è stato un grosso punto di discussione. In realtà credevano che sarebbe stato un ostacolo maggiore, ma alla fine in mezzo a tutto il reboot generale delle serie, ha fatto parte di quel fenomeno e non è stato così traumatico. Però l’intera operazione di azzerare tutta la storia ci ha dato l’opportunità di esplorare delle relazioni tra i personaggi che prima non erano mai state affrontate e di rivedere quelle che già c’erano. Per esempio il fato che Lanterna Verde e Green Arrow fossero amici in passato non significa che lo saranno anche in futuro. E lo stesso vale per Wonder Woman e Superman. Abbiamo cercato di creare una storia tra Superman e Wonder Woman, che avrebbe potuto funzionare nella realtà e di esplorare nuove relazioni tra i personaggi”.

Quali sono state le sorprese più grandi con la New 52?

JL: “La nuova Wonder Woman credo che fosse stato un personaggio molto difficile da presentare nell’epoca moderna, visto che ha questo forti legami con la mitologia greca e oggi come oggi è stata molto purificata, è una versione molto adatta ai bambini. [La Grecia] c’è la immaginiamo come un posto felice in cui le persone vanno in giro con la toga e cavalcano cavalli volanti. In realtà si tratta di una mitologia molto cupa, a tratti molto contorta. Credo che Brian abbia fatto un ottimo lavoro nel recuperare questo aspetto della mitologia greca, ed esplorare in una nuova maniera le origini del personaggio. Credo che quello che rende grande uno sceneggiatore è il fatto di mostrare un lato nuovo del personaggio che prima non c’era, o che è sempre stato lì ma non è mai stato raccontato, una parte preesistente che si adatta perfettamente ala storia del personaggio”.

GJ: “Ho visto un salto qualitativo in tutte le illustrazioni delle serie, sia a quelle in cui lavoro ma anche e sopratutto in quelle nelle quali non lavoro ho visto un grosso passo in avanti a livello delle illustrazioni”.

Il processo creativo della realizzazione degli albi è molto complesso. Quali ostacoli deve aggirare uno scrittore, per districarsi nella scrittura?

GJ: “In realtà cerco di non pensare mai al marketing o comunque alla distribuzione quando scrivo una storia. Cerco sempre di collaborare con le persone migliori per creare la storia migliore possibile secondo le mie capacità. Non produco una storia che è la migliore dal punto di vista del marketing o che attiri l’appeal dei lettori. Semplicemente scrivo una storia che sia la migliore secondo me e che mostri un personaggio nei migliori dei modi. Poi abbiamo un grande team di marketing alla DC, quindi lascio che siano loro a fare il lavoro che sanno fare meglio”.

Lei ha disegnato Superman una decina di anni fa, ora ne deve creare uno nuovo con Scott Snyder. Qual’è la differenza nel creare lo stesso personaggio che allo stesso tempo è anche così diverso?

JL: “A livello più superficiale, ovviamente il cambiamento principale è quello del costume, abbiamo anche ringiovanito il personaggio. E questo a livello grafico si traduce in una serie di movimenti un attimino più vitali. Certamente Superman è sempre stato rappresentato come personaggio molto statuario, molto fisso, con le braccia appoggiate sui fianchi, con questo mento molto deciso e rivolto verso l’alto. Sono dei tratti che lo fanno sembrare un po’ antiquato, un po’ di un’era passata. E quindi quello che stiamo cercando di fare è di dargli una maggiore libertà, un linguaggio del corpo diverso e quello che permette di fare i New 52 è di rivedere i personaggi in questa fase in cui si sta definendo quello che poi saranno. Come verranno affrontati, come verranno ridefiniti rispetto al canone del passato”.

Il pubblico di Lucca potrà assistere allo showcase dei due autori, domenica presso la sala Via Vittorio Veneto.

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