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Le 5 Leggende – ScreenWeek intervista Guillermo del Toro!

Di Leotruman

Al Festival di Roma 2012 è stato il giorno de Le 5 Leggende (Rise of the Guardians), il lungometraggio animato targato DreamWorks Animation ed ispirato ad una serie di libri per bambini scritti da William Joyce.

In conferenza stampa il direttore Marco Mueller ha orgogliosamente presentato il regista del film Peter Ramsey, il produttore e CEO della Dreamworks Jeffrey Katzenberg e il regista, in questo caso produttore, Guillermo del Toro.

Abbiamo avuto poi il piacere di incontrarli tutti e tre in separata sede, e nelle interviste si è parlato a tutto tondo: dalla bellissima pellicola di animazione da loro creata, ai progetti personali, dal formato 3D al cinema in generale. Chiacchierate che vi proporremo quanto prima (con tanto di video) iniziando da quello con Guillermo del Toro, uno dei registi più amati in assoluto. Un autore con una forte sensibilità a vari generi, dall’horror ai film d’animazione, fino ai grossi kolossal fantasy e sci-fi.

Parlando proprio di Pacific Rim (uscita luglio 2013), il regista ha parlato della discussa riconversione in 3D assicurando che sarà di qualità elevatissima, anche perché richiederà 42 settimane contro le 6-8 utilizzate di solito! Il primo trailer inoltre arriverà a metà dicembre e sarà ancora più grandioso rispetto al footage del Comic-Con!
Le 5 leggende immagine dal film 4

Lei è sempre al lavoro su molti progetti… Che posto occupa Le 5 Leggende nell’universo delle sue “creature”?

Beh, io come produttore cerco di lavorare solo a progetti che mi piacciono davvero. È importante lavorare solo su ciò che uno apprezza, perché si vive una volta sola: io ho 48 anni ormai, e non voglio perdere tempo con film di cui non sono innamorato. Quando hai l’opportunità di lavorare a film come Le 5 Leggende o The Orphanage, ti accorgi che entrano a far parte del tuo universo, e se dai tutto quello che hai questi progetti diventano tuoi. I film sono miei cugini, sono miei fratelli, e hanno degli aspetti in comune con le cose che amo. Innanzitutto parlano di speranza, di vedere cose grazie alla forza di volontà, alla fede. Sono film in cui anche i supereroi hanno bisogno di essere salvati. Anche in Le 5 Leggende i guardiani salvano i bambini ma succede anche l’inverso, è una cosa reciproca. Inoltre, ogni volta che aggiungi qualche linea di dialogo o qualche personaggio ti accorgi di essere dentro a una grande avventura.

Cosa ne pensa del 3D in Le 5 Leggende? Può descrivere il processo di creazione di un film d’animazione? E perché ha deciso di convertire Pacific Rim in 3D?

Pacific Rim - Poster Comic-Con 2012Credo che la Dreamworks dia molta importanza al 3D. Jeffrey (Katzenberg) ce lo dice sempre: quando progettiamo le scene, non dobbiamo mai essere troppo banali, ma avere gusto per andare incontro al pubblico. Per esempio, mentre lavoriamo a una sceneggiatura, viene da noi e ci dice di rendere il film il più eccitante possibile; d’altro canto, se andiamo troppo oltre ci ferma subito, per non rischiare di creare un film troppo poco sobrio. Quindi i quattro film su cui ho lavorato alla Dreamworks sono stati una formazione per me. Per quanto riguarda Pacific Rim, non volevo che con la conversione il gigante diventasse in miniatura e non volevo fare tutto in otto settimane, come si usa di solito. Man mano che giravamo le scene, l’idea del 3D prendeva sempre più piede. È stato allora che John Knoll, il direttore degli effetti speciali, mi ha assicurato che potevamo usare il 3D senza miniaturizzare il gigante. In altre parole, le scene girate in campo lungo sarebbero state praticamente in 2D, ma tante altre scene del film sarebbero state in 3D e il gigante non sarebbe stato in miniatura. Così ho chiesto allo studio se volessero creare un 3D “nativo”, da zero, o se preferissero una conversione normale. Anche se questo 3D costava due volte di più, hanno accettato. Poi ho chiesto più di 42 settimane per farlo (rispetto alle 6-8 standard) e hanno accettato. Poi sono andato in studio e ho dato ai tecnici dieci scene molto difficili da convertire, dicendo loro: “Avete una settimana per farmi vedere cosa sapete fare, e se ci sono errori non si fa niente”. Alla fine hanno fatto tutto perfettamente e ho dovuto chiedere scusa a tutti!

Al momento ha tanti progetti in ballo… Come sta vivendo questo periodo intenso?

Anche quando non stavo facendo il regista, ho passato dei momenti intensi. Ho scritto tre romanzi e cinque sceneggiature, prodotto quattro film… diciamo che non mi stavo proprio rilassando! Ovviamente fare il regista è tutta un’altra cosa, e sono felice di aver avuto queste opportunità. Lavorare a questi film e con la Dreamworks in particolare mi ha dato un nuovo modo di vedere la vita. Sono felicissimo e lavoro duro per permettere alla Dreamworks di fare film che mettano in pratica idee nuove e originali. Ho anche un grandissimo rapporto con i piani alti dello studio: in pratica lavorare in Dreamworks è come rivivere il tempo delle scuole superiori, ma senza i bulli, i professori… è il paradiso dei geek! Per non parlare del campus, che è fantastico… ci sono tutti i pasti gratuiti e puoi ci sono un sacco di persone creative, che lavorano a grandi film. E ora i nuovi arrivati mi incontrano e magari mi conoscono per qualche film che ho fatto; io parlo con loro, vedo i loro cortometraggi e così via. C’è davvero una bella atmosfera. Ora anche la mia figlia più grande vuole diventare un’animatrice e abbiamo passato l’estate alla Dreamworks insieme. E anche la mia figlia più piccola viene a farmi visita ogni volta che non sta litigando con la sorella.

Le 5 Leggende - Guillermo Del Toro incontra ScreenWeek - Foto 2Essendo messicano, può vedere l’industria del cinema americana con un occhio “esterno”… che cosa ne pensa della sua situazione attuale?

Beh, la cosa che salta di più all’occhio è che l’uso della narrativa si sta espandendo. In un mondo in cui tutti vivono in uno stato di perenne frenesia, il ruolo dei media diventa quello di creare e distribuire storie. Anche se c’è chi dice che i libri si stanno estinguendo, basta accendere l’iPad ed eccoli là! E lo stesso si può dire per il cinema: dicono che l’industria sia in crisi, ma quest’anno la produzione è salita del 30-40%. C’è poco da fare, la gente è catastrofica per natura: il mondo doveva essere finito innumerevoli volte, mentre in realtà si è semplicemente trasformato. Te lo assicuro: quando sarà davvero la fine, questa sarà lenta e terribile, ma nel frattempo continueremo a vivere e a raccontare storie come abbiamo sempre fatto. D’altronde siamo gli unici animali che riescono a raccontare il mondo attraverso delle storie. L’industria del cinema è cambiata perché il pubblico è più selettivo e spesso vuole guardare i film on demand a casa, ma non è morta: è solo cambiata.

Quali film usciti negli ultimi anni l’hanno ispirata maggiormente?

Parlando di linguaggio cinematografico, ovviamente non si può ignorare i film d’autore francesi, sudamericani ed europei, ma per quanto riguarda i grandi film mi ha impressionato molto Sin City. Ha dimostrato che si può fare meta-cinema, unendo il linguaggio del cinema a quello dei fumetti. Poi ci sono District 9, che ha saputo unire riprese amatoriali a una grande narrativa, Avatar, Children of Men, che è un altro esempio di grande film drammatico, di vera narrativa… Ci sono tanti esempi, ed è per questo che mi sorprendo quando mi dicono che il cinema sta morendo: sta solo cambiando! Il fatto è che quando invecchiamo, tendiamo a considerare tutto vecchio e da rottamare. Beh, non sono d’accordo! Non percepire un cambiamento, o non capirlo, non significa che il cambiamento non ci sia.

Quando era bambino, come immaginava il  futuro e quindi il mondo di oggi?

Non ho mai guardato troppo al futuro, mi piaceva di più il passato. Amavo le rovine, i sotterranei, le catacombe, i vecchi cimiteri… spesso da bambino pranzavo in un cimitero, e per me era un posto fantastico, molto silenzioso e tranquillo. Mi piace il retro-futurismo, guardare il futuro partendo dal passato. Per esempio amo i film di fantascienza che hanno un gusto vintage, come Blade Runner, uno dei miei preferiti.

Che cosa le fa davvero paura?

Le cose che mi fanno più paura sono gli edifici grossi, che nascondono organizzazioni ancora più grosse e probabilmente corrotte. Mi riferisco a banche, chiese, cose del genere. Credo che l’attuale sistema pensi più a fare leggi che limitino l’uomo, piuttosto che aiutarlo a esprimere la sua umanità.

Ci può parlare del film Lo Hobbit?

Credo che non sia giusto da parte mia parlarne, perché ci sono persone che stanno lavorando duro per realizzarlo e vorrei vedere tutta la serie prima di dare dei giudizi. Credo che i film siano in buone mani, ma non posso dire di più, perché se un film non è tuo, puoi parlarne solo da spettatore. E non avendo visto ancora nulla, non posso commentare!

Cosa ci può dire su Trollhunters, il film che lei dirigerà per la Dreamworks?

Siamo in fase di progettazione. Abbiamo lavorato alla sceneggiatura per due anni. Ho anche avuto tempo di scrivere il libro prima di finirla! In ogni caso, ci stiamo lavorando proprio ora, presto lo presenteremo per l’approvazione e spero che nel giro di due anni riusciremo ad iniziare la produzione vera e propria.

Quando uscirà il trailer di Pacific Rim?

Arriverà a metà dicembre e sarà diverso da quello mostrato al Comic-Con: sarà ancora più grande!

A breve inseriremo il video completo della roundtable. Tornate a trovarci per le interviste a Ramsey e Katzenberg! (QUI trovate una video intervista con l’autore dei libri William Joyce, QUI l‘incontro con Jude Law, voce di Pitch).

Le 5 Leggende, dopo essere stato presentato al Festival di Roma, uscirà nelle sale italiane giovedì 29 novembre 2012. Per rimanere aggiornati sul progetto non dovete fare altro che andare sulla pagina Facebook ufficiale del film o cliccare Mi Piace sul riquadro sottostante.

Fonte: ScreenWeek

#CinemaReloaded è un messaggio di ottimismo aperto a tutti per testimoniare, condividere e sostenere le iniziative di rilancio del cinema in sala. Scopri di più e aderisci sul sito Cinemareloaded.it.

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