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Il peggior Natale della mia vita – Intervista a Diego Abatantuono e al regista Alessandro Genovesi

Di Valentina Torlaschi

Dopo l’intervista ai due protagonisti Fabio De Luigi e Cristiana Capotondi che vi abbiamo proposto ieri (qui la potete leggere) torniamo oggi a parlarvi de Il peggior Natale della mia vita, il sequel della fortunata commedia dello scorso anno (che incassò ben 9 milioni di euro) in cui i due simpatici giovani erano alle prese coi preparativi del matrimonio. In questo secondo capitolo i neo-sposini dovranno invece vedersela con l’arrivo del primo bambino e con delle vacanze di Natale tutt’altro che tranquille e riposanti… I due sono stati infatti invitati insieme ai suoceri (un sempre più esasperato Antonio Catania e la sempre ineccepibile Anna Bonaiuto) nella casa-castello dell’amico di famiglia: Alberto Caccia interpretato da Diego Abatantuono.

Abbiamo incontrato proprio Diego Abatantuono insieme al regista Alessandro Genovesi (qui alla sua seconda regia cinematografica dopo tanti anni in teatro; suo è lo spettacolo Happy family da cui l’amico Gabriele Salvatores ha tratto l’omonimo film) per farci raccontare segreti e retroscena di questa divertente commedia.

 

Il peggior Natale della mia vita è un cinepanettone? Sì, no e perché?

Alessandro Genovesi: No, non è un cinepanettone. Lo definirei piuttosto un “film di Natale” ma questo solo nel senso che si tratta di una storia ambientata in questo preciso periodo dell’anno. La caratteristica principale del cinepanettone è invece il fatto di tornare ogni anno; per quel che riguarda, non è affatto detto che l’anno prossimo torneremo sui grandi schermi con un altro film. Io e Fabio De Luigi, che con me è co-sceneggiatore, abbiamo scelto il Natale semplicemente perché ci sembrava l’ambientazione perfetta per dare alla storia un fascino un po’ fiabesco. E poi il Natale è un classico, un tema-archetipo senza tempo: raccontarlo era una bella sfida.

Diego Abatantuono: I film di Natale ci sono sempre stati. Anzi, se vogliamo dirla tutta De Laurentis è nato prima ancora di Gesù bambino [ride, ndr]… Scherzi a parte, a Natale sono sempre usciti dei film, poi si è iniziato a chiamarli “cinepanettoni” perché avevano delle caratteristiche particolari: un legame con l’attualità e una certa aggressività di linguaggio. Parlo di questo genere cinematografico con cognizione di causa perché, come quasi chiunque faccia questo mestiere da un po’ di anni, ho avuto il modo di parteciparvi: erano gli anni ’90 e io ho preso parte a Vacanze di Natale 90. Tutto questo per dire che il cinepanettone è un genere preciso, è unico ed è quello che ha inventato e ben sfruttato economicamente Aurelio De Laurentiis. Il peggior Natale della mia vita è invece un racconto di fantasia, una fiaba che si svolge a Natale come spesso capita al cinema. Ma non ha niente a che vedere coi cinepanettoni.

Avete parlato di una commedia fiabesca: in effetti rispetto al primo episodio, qui è ancora maggiore il distacco dalla realtà. In molte commedie di casa nostra, invece, c’è spesso un attaccamento e/o una critica alla società italiana. Il realismo in commedia non vi interessava?

Alessandro Genovesi: No, o meglio al realismo preferisco il surrealismo, come si è visto anche nei miei lavori, soprattutto quelli precedenti nella mia carriera teatrale.

Molto fiabesca è anche la location: il castello dove avete girato in Valle d’Aosta sembra davvero uscito da un cartoon della Disney…

Alessandro Genovesi: Assolutamente sì, quello di calcare l’aspetto fiabesco era un nostro preciso obiettivo. Poi è quasi tutto il film è girato all’interno di quest’unico luogo e quindi l’ambientazione è fondamentale. Doveva essere un luogo che comunicasse ricchezza, ma una ricchezza non pacchiana o volgare. Abbiamo girato davvero tantissimi posti e abbiamo fatto tantissimi sopraluoghi per trovarlo: è stata dura ma alla fine abbiamo scovato il posto perfetto. Per la cronaca, il castello del film è una delle residenze estive della Regina Margherita che lei aveva fatto costruire perché aveva un amante lì vicino.

La Peggior Settimana Della Mia Vita Alessandro Genovesi foto dal set 7
Alessandro, paradossalmente pur essendo questo il suo secondo film al cinema, mi sembra avere un’impostazione più teatrale rispetto al primo…

Alessandro Genovesi: Sì, è abbastanza vero. L’anno scorso era la prima volta che prendevo una macchina da presa in mano quindi avevo un’inesperienza e un certo timore reverenziale verso il nuovo mezzo. Quest’anno, forse avendo qualche certezza in più, ho cercato di cavalcare gli embrioni di stile che nel primo film avevo solo accennato: insomma ho esasperato una regia più teatrale, con tanti personaggi in scena, inquadrature più frontali che sfruttino molto la profondità di campo, una certa simmetria. Ho cercato di rendere più evidente la mia originalità e quei codici che in effetti sono più vicini al linguaggio teatrale. Che è il mondo dal quale vengo: ho fatto l’attore di teatro per 15 anni alla fine…

Diego Abatantuono: E infatti ora Alessandro è al top anche della sua carriera da attore e in Il peggior Natale della mia vita fa la parte del cadavere! [scherza Abatantuono. Nel film il regista Alessandro Genovesi fa effettivamente un cameo in una divertente scena all’obitorio, ndr]

Qual è il tipo di comicità che vi piace?

Alessandro Genovesi: Io mi riconosco molto in un tipo di comicità più anglosassone e poi credo molto nel testo e nella recitazione tanto che gli attori li coinvolgo da subito proprio nella fase di trattamento della sceneggiatura. Per il resto, vado un po’ per istinto puntando su quello che mi fa ridere in prima persona.

Diego Abatantuono: Anche a me piace quel tipo di comicità anglosassone alla Hollywood Party e Peter Sellers. Però poi mi piace anche Woody Allen, Alberto Sordi e Totò e Peppino. Uno degli aspetti che più mi intrigava nel fatto di lavorare con Alessandro Genovesi era che lui esplora una comicità un po’ diversa dal solito e che io avevo poco sperimentato come attore.

Diego, cosa le è piaciuto del suo personaggio?

Diego Abatantuono: Quello che mi è piaciuto del mio personaggio è che rinasce e riscopre il mondo in chiave ottimista, positiva. È così ben disposto verso tutto e verso tutti che anche quando Fabio De Luigi gliene combina di tutti i colori, gli distrugge il castello e quasi gli ammazza la figlia, non si arrabbia nemmeno. Anzi, la prende con molta filosofia e arriva a dire che lo vorrebbe assumere come “movimentatore di serate”….

Dopo questi due film c’è l’idea di tornare ancora nelle sale prossimamente con una terza pellicola oppure avete voglia di cambiare e sperimentare altri orizzonti?

Alessandro Genovesi: Un eventuale terzo film dipende dai risultati della pellicola in sala ora. Personalmente penso che salterò almeno un giro perché avrei voglia di fare un altro film con altre storie e altri personaggi: ho nuove idee e nuovi racconti in testa in questo momento. Poi, chissà, potrei anche ritornare a raccontare le disavventure di Paolo e Margherita: c’è una bella affezione verso quei due personaggi. Vi assicuro inoltre dietro questi due film c’è un gruppo di persone divertentissimo e mi interesserebbe molto lavorare ancora con lo stesso gruppo di attori che davvero giudico tra i più bravi. Si è creata una bella famiglia professionale.

Diego Abatantuono: Anche per me che in qualche modo sono una new-entry si è dimostrata davvero una bella squadra. Io sono un socio della Colorado Film che ha prodotto entrambi gli episodi e mentre si realizzava il primo guardavo con molta invidia a quella pellicola e mi sentivo molto depresso nel non avere neanche una particina lì… [sogghigna, ndr] Poi finalmente Alessandro Genovesi ha capito che mi doveva dare una parte! Lo ripeto: è davvero una bella squadra quella di Genovesi e degli attori che lui ha coinvolto. Per me l’atmosfera sul set è un fondamentale: se fai l’attore passi un terzo della tua vita sul set. E non è poco considerando che un terzo lo dormi e l’altro terzo lo passi a mangiare. Quindi andare sul set per me deve essere un motivo di allegria e cerco anche di contaminare con il mio entusiasmo gli altri colleghi. Questo film ne è stata la sublimazione anche perché si girava in un posto fresco, in montagna, e si lavorava di notte. E per me che sul lavoro soffro due cose, il caldo e alzarmi presto la mattina, era il massimo…

Il peggiore Natale della mia vita (sequel de La peggiore settimana della mia vita) è uscito nelle nostre sale il 22 novembre; QUI trovate la nostra recensione.

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