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Cosimo e Nicole – Intervista a Riccardo Scamarcio, Clara Ponsot e Francesco Amato

Di Leotruman

Cosimo e Nicole  Riccardo Scamarcio Clara Ponsot Foto Dal Film 01

Presentato questa mattina nella sezione Prospettive Italia del Festival di Roma 2012 Cosimo e Nicole, il film con protagonisti Riccardo ScamarcioClara Ponsot e Paolo Sassanelli, e ben diretto da Francesco Amato (Ma che ci faccio qui!).

Dopo una serie di pellicole nostrane, in concorso e non, che hanno poco convinto negli scorsi giorni, ecco arrivare un film che invece ha sorpreso per la qualità della storia e la sua realizzazione curata (QUI il nostro commento).

Abbiamo incontrato nel pomeriggio il regista e i due interpreti principali di questo dramma, che racconta la storia di amore tra due giovani, che si sono conosciuti in occasione del G8, alle prese con la dura realtà e un conflitto morale che rischia di allontanarli per sempre.

Ecco il resoconto completo del nostro incontro e il loro approfondimento sui temi della pellicola.

Dov’eri quando c’era il G8 di Genova e che ricordi ne hai?

Riccardo Scamarcio: Il film parte da Genova, ma poi si discosta molto perché è una storia d’amore. Certo, ha sullo sfondo una situazione che si può definire inquietante: la storia di questi due ragazzi che si amano, e che viaggiano per il centro Europa e il Nord Italia, passando da lavori precari a morti bianche. Di Genova ovviamente mi ricordo tutto, anche se non ci sono stato. Credo che ci siano altri film che hanno lo scopo di raccontare quello che è successo, come il film di Vicari (ndr. Diaz), che ho trovato molto interessante. Il nostro film cerca di dare anche un punto di vista diverso rispetto a quello che è successo. Perché tutti quanti ce ne ricordiamo come momento drammatico, tragico, con eventi di grande ingiustizia e violenza, ma è stato anche un momento di aggregazione e di amore. La cosa che univa questi ragazzi, e che è invece passata in secondo piano, è che stavano lì per il senso di giustizia, in nome di un sentimento che li accomunava. Il film racconta proprio di una coppia che dopo quella situazione delirante ha trovato l’amore…

Che cosa ti ha intrigato di questo personaggio?

R.S.:Il film è stato concepito e scritto in un certo modo, e Francesco ha dato la possibilità a noi attori di fare un lavoro libero, anche di improvvisare, accogliendo gli incidenti sulla scena e creando quindi personaggi tridimensionali. Sono personaggi sfaccettati, non buoni o cattivi. Prendiamo ad esempio il personaggio interpretato da Sassanelli, che è simpatico e travolgente, mostra poi un aspetto più cinico. Ma anche il mio stesso personaggio, superpositivo anche se bizzarro, ma di fronte alla difficoltà non sa bene come comportarsi. Nicole invece è eccessivamente ideologica, nel finale c’è anche una certa rigidità. Questo è l’aspetto che mi è piaciuto più del film e del mio personaggio.

Nel film Nicole dice “Tutto si decideva al momento. I treni si prendevano all’ultimo minuto“. Quanto vi sentite o vi siete sentiti nella vostra vita vicini a questo modo di essere? Quale treno, quale opportunità avete preso all’ultimo che vi ha cambiato la vita?

R.S.: Sono molto fatalista. Il fatto di credere nei sogni, e di cogliere l’attimo è qualcosa in cui credo profondamente. Del resto il nostro mestiere, quello degli attori, è quello di credere in realtà indotte, costruite e parallele, che poi non sono meno reali della realtà stessa. Cos’è più reale? Quello che accade sul palcoscenico non è reale, se ci sono mille persone che vedono e ci credono? Come potete vedere per me il concetto di realtà è abbastanza confuso, forse dovrei andare in analisi!

Francesco Amato: Io i treni li perdo di solito! Non ho mai preso niente all’ultimo momento. Mi piace raccontare persone speciali, e credo che il cinema debba raccontare di queste persone. Io li invidio quindi.

In conferenza hai detto che non ragioni per genere, ma ti piacciono i film vitali. Cosa deve deve avere un film secondo te per essere vitale, e quale scintilla di vitalità hai visto nella storia di Cosimo e Nicole?

F.A.: Un film vitale credo sia una film che lascia la libertà di espressione agli attori, e che chiede all’attore un lavoro molto fisico e non intellettuale. Per essere intellettuali c’è tutto il momento antecedente alle riprese, un momento di chiacchiere, di prove, dove si sta insieme e si condivide un immaginario. In effetti più che provare abbiamo parlato, parlato, parlato, ma mai di temi “alti”. Abbiamo cercato di lavorare sul nostro vissuto, d’altra parte io ho lavorato con due attori magnifici, due amici, che secondo me erano già pronti per i loro personaggi. Altrimenti sarebbe stato un lavoro di attore molto tecnico. Loro invece avevano già in mano i loro personaggi e si sono potuti esprimere sul set con grande libertà. Questo è per me un film vitale.

Come vi siete preparati per il ruolo? Cosa avreste fatto al posto di Cosimo e Nicole in quella tragedia?

Clara Ponsot: Non posso dire quello che avrei fatto al posto di Nicole. Dovrei vivere un momento del genere per poterlo sapere. Ho lavorato con un coach, perché non conoscevo bene l’italiano, e ho letto il copione credo 150 volte. Dopo Francesco mi ha fatto vedere dei film che mi hanno ispirata molto, anche per le loro immagini, come i primi film di Malick, Betty Blue, Una Moglie, e mi hanno permesso di entrare in contatto con Nicole, i suoi pensieri e la sua poesia. Però non saprei davvero cosa avrei fatto al suo posto.

R.S.: Credo che il lavoro di attore sia più fisico che intellettuale. L’attore è una specie di medium, nel senso che puoi interpretare e fare proprio il pensiero dell’autore, e quindi trasferire sulla scena quello che è sulla carta e presentarlo al pubblico. A teatro avviene in maniera diretta, mentre al cinema avviene in modo indiretto. Però il cinema ha linguaggio e una possibilità in più rispetto al teatro, che è quella di fermare quello che gli attori fanno. Si può lavorare con quella leggerezza che invece non è tipica del teatro, dove invece ogni sera devi andare in scena e cercare di trovare quella forza, e quella energia che non sempre trovi. Al cinema quando la trovi è lì, non te la può toccare più nessuno. Tornando a Cosimo, condivido quello che ha detto Clara, sinceramente non lo so e mi appello alla distinzione tra quello che è dicibile ed indicibile. Spero, credo che mi sarei comportato diversamente, ma bisogna tener conto di tutte le emozioni che ha provato il personaggio. 

Il cinema francese quest’anno ci ha regalato grandi successi di critica e pubblico, come Quasi Amici. Una serie di pellicole con una forte storia ed una spiccata cura per i dettagli. In conferenza stampa si è parlato di prove sul set, gli sceneggiatori di interviste per costruire una storia molto realistica, e della complicata realizzazione di alcune scene come quella del concerto, e il risultato sul grande schermo è evidente. Che sia questa la chiave per uscire dalla situazione di crisi del cinema italiano? Una maggiore attenzione a livello produttivo?

F.A.: Noi abbiamo cercato di lavorare con un livello di attenzione molto alto. Ho cercato di responsabilizzare il più possibile chi lavorava con me, come gli attori ma non solo. Ho avuto un ottimo rapporto con la produzione, e cercavo sempre di essere sentinella e di avere delle sentinelle accanto per evitare di cadere nei momenti di approssimazione. A Riccardo e Clara, due importanti alleati sul set, chiedevo spesso “Ci credete in quello che sta accadendo?”, in modo da avere segnali se per caso qualche scena o elemento iniziava a sembrare troppo rappresentativo e poco realistico. In qualche film italiano che ho visto negli ultimi tempi questa cosa c’è, come per esempio nell’ultimo film di Virzì. Per quanto riguarda i film per il grande pubblico non lo so. Io ho lavorato in televisione, e per i tempi che ha la televisione il regista deve essere bravo a fare solo il 50% di quello che sa. È chiaro che se questo tipo di linguaggio, o meglio l’organizzazione generale del sistema e dei set, viene spostato dalla tv al cinema, il livello della qualità si abbassa. Non dico che sia così, anche perché non riesco a vedere tutto quello che esce al cinema. Credo che il problema del cinema italiano sia un problema complesso, anche di sale e di pubblico. In ogni caso è certo che per fare un film curato e con grande attenzione bisogna avere molto alta la guardia e chiedere tantissimo, non vergognarsi di chiedere e di fermarsi. 

Cosimo e Nicole Francesco Amato Regista foto dal set 2

Cosimo e Nicole farà il suo ingresso nelle sale italiane il 29 novembre 2012. Vi ricordiamo inoltre che qui trovate la pagina facebook ufficiale.

Fonte: ScreenWeek

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